QUALCUNO CON CUI PARLARE
3 maggio Officina Meca (FE)
4 maggio Mercato Nuovo (TA)
5 maggio ARCI Cafiero (Barletta)
10 maggio Cellulosa (Lama - BO)
18 maggio Giardini Luzzati (GE)
19 maggio TBA
20 maggio Diavolo Rosso (AT)

shark vs the universe

oozey mess

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Keni
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PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH
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he wasn't even looking at me and he found me
we're not kids anymore.
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⁂

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@underwaterdancehall
QUALCUNO CON CUI PARLARE
3 maggio Officina Meca (FE)
4 maggio Mercato Nuovo (TA)
5 maggio ARCI Cafiero (Barletta)
10 maggio Cellulosa (Lama - BO)
18 maggio Giardini Luzzati (GE)
19 maggio TBA
20 maggio Diavolo Rosso (AT)
Prevendite Palermo https://www.mindhouse.it/evento/live-show-bebo-presenta-qualcuno-con-cui-parlare/
Prevendite Messina https://link.dice.fm/flXPAFzTyHb?sharer_id=636e7431a8c1fa00012da96b
Prevendite Torino https://link.dice.fm/Mfe5c6164047
Estratto dal monologo "Aborto magico" contenuto in "Qualcuno con cui parlare" di Alberto bebo Guidetti. In tour dall'autunno 2023.
alcune cose, un po' a caso
In questi giorni non ho scritto, eppure avrei dovuto. Volevo consegnare alcune cose nuove, volevo prendermi cura di un paio di cose che sto scrivendo in questi mesi, volevo mandare un po' di righe per il disco nuovo. Invece ho fatto solo delle gran email, ma proprio delle gran email. E ho guardato la prima puntata di Sanremo, perché mi piaceva prima e mi piace anche ora. Poi stasera esco e aspetto che vinca chi piace di più al pubblico. Che è sovrano anche se ci sta sui coglioni. Al posto di scrivere ho traslocato da Bologna a Roma, era nell'aria da un po' e finalmente ci hanno consegnato casa, poi i mobili, poi ho montato i lampadari con Stefano e alla fine mi sono seduto sul divano a non scrivere. Ma scrivere delle gran email. Se mi pagassero per scrivere delle gran email sarei ricco, anche con 2€ a email sarei ricco. Sono così nel trip delle email che queste righe le sto appuntando nel box del nuovo messaggio di GMail. Che secondo me è un nuovo formato, come il vocale di whatsapp è un nuovo standard audio. Sono sovrani, Gmail e Whatsapp, con i loro standard anche se ci stanno sui coglioni. In questi giorni invece di scrivere delle cose esagerate e bellissime ho scritto delle gran email, ma ho anche pensato parecchio. Soprattutto dopo una telefonata di Arianna che -giustamente molto adirata- diceva che sta cosa di Lino Banfi è davvero lo specchio di un paese del cazzo. Ha fatto un monologo rabbioso per cinque minuti a cui io, che sono un privilegiato per quanto sia un rompicoglioni, non mi sono sentito di ribattere. Le ho detto che aveva ragione, che anche io un po' di maroni per terra ce li ho e che se volesse andarsene altrove fuori dall'Italia io la seguirò. Tanto a far scatoloni e spostare libri ho una certa abitudine.Non ci avevo mai pensato davvero in questi anni, però queste settimane di ignavia letteraria ma di gran email mi hanno dato la possibilità di tararmi su un ritmo di vita che mi fa sentire, più del solito, il peso di sto paese di merda. Tanto poi fuori è più o meno uguale quindi cosa ci vai a fare, stanno tutti con l'acqua alla gola e alla peggio diventi tu la minoranza su cui si rifaranno. Però uno che manda delle gran email fa sempre comodo, forse più di uno che scrive i libri o le canzoni. Non lo so. Mi amareggio di questi pensieri e penso che tutti questi anni di lotte, gesti, azioni, parole poi alla fine mi abbiano fatto sedere sul divano convinto che più scrivevo le mie cose esagerate più avrei risolto dei problemi. Invece un cazzo, ho risolto qualcosa mandando delle gran email, che se non fossero riservate sarebbero da farci un'installazione. Ci sono rimasto male e penso che non sia un bel inverno, anche se nella mia vita personale va tutto bene e qui a Roma sono due giorni di quasi primavera. Ho passato un po' di tempo su Twitter due giorni fa, a leggermi Salvini, Di Maio, Conte, quella merda lì insomma. Mi sono dispiaciuto due volte, perché Di Maio è un mio coetaneo e uno pensa sempre che i propri coetanei siano dei draghi e invece è un barbaro, un ignorantone nel senso che non sa proprio le cose e mi dispiace fare il solito discorso classista ma a me uno con così poca conoscenza del mondo lì a capo di mezzo parlamento mi fa venire un'angoscia fuori misura. Poi mi sono dispiaciuto di più leggendo cosa scrive Salvini, che è quel genere di persona che te le leverebbe dalle mani se lo avessi davanti ma è anche quel genere di persona che se gli meni lo fai santo. Infatti spero lo rapiscano gli alieni, si strozzi con la noce moscata o diventi muto. Con affetto verso gli amici sordomuti, che non hanno colpe ma quando uno pensa a cose brutte poi si imbruttisce. Così non ho scritto un accidente di esagerato, mi sono dispiaciuto e mi sono anche un po' buttato giù perché mi hanno fatto un dispetto brutto alla macchina. Qua vicino abita la Isoardi, prima ci veniva pure Salvini a mangiare dove mi capita di andare a mangiare ogni tanto. Secondo me è stato lui.
cinque minuti
vorrei cinque minuti per nascondermi o rubare un pezzo di te ogni volta che parto ma non so spiegarti perché per anni non ho sorriso, e ho pensato ogni giorno che sarebbe stato facile smetterla di buttarmi giù di odiare tutto il mondo cominciando ogni volta da me. Mentre chiudo la porta e vado via lontano da qua dagli amici e i parenti, lontano da questa città, e magari smettere di prendere a calci il mondo e scappare via senza saper spiegare perché di tante cose che potrei perdere non vorrei perdere proprio te. E come racconto adesso che non mi trovo più nelle parole che ho scritto e nelle canzoni che canto da quando ci sei tu da quando il mondo gira come giri tu
passo carrabile
vorrà dire che aspetterò qualche giorno magari giocando a carte al solito bar, anche se non è vero e non ci vado quasi mai ci resto poco per un caffè, come stai vabbè ciao e me ne tornerei indietro di qualche ora vorrei girare un altro ciak regista lei che ne pensa, è fatta bene? perché non basta ammettere anche se non è un processo ma non si può neanche tagliare o cancellare per poi rifare fino a che non riesce, riesce più facile pensare alle cose fatte o da fare smette anche di piovere se aspetti migliora il mal di pancia e l'appetito, ma non è aria questa sera. Il semaforo dice che è ora di andare: "e non stare lì come un cretino per una volta non finisce il mondo" anche se fosse piatto come dicono sotto ci cadono solo acqua e un po' di polvere, la mamma dice non ti sporgere e un sacco di altre cose inutili quasi come le istruzioni ikea, o il foglietto illustrativo della vita a pagina venti non ho capito quella cosa sull'amore grande come Roma
Un milione di nuvole
E mentre il mondo scorre sotto un milione di nuvole
Le luci della città gridano al colpo di cuore
Io non posso pensare a niente che non sia perdere
Agganciarmi un bel sorriso e mettermi a correre:
Come scappano gli sconfitti scapperei anche io
Come scappano i sogni ci scapperebbe anche Dio,
Così la vita sembra sempre più identica
Come una lunga preghiera ma senza la dedica
E se la ripeti quando muori funziona:
Sembri bella come un incubo
Sempre al sole come un deserto
Con miliardi di granelli di sabbia tutti dentro ai pensieri.
Perché sarà forse un lungo viaggio la vita
Ma alzi la mano chi trova sempre la rima
E chi trova sempre la strada senza uscita
Per un milione di chilometri avanti
altrettanti all’indietro
Senza una mappa come unico credo
E aspettarti per ore all’aperto
Col cuore in mano mentre fa freddo.
Ma la legge fisica dell’anima non mente
Dice che per stare al mondo bisogna farsi d’aria
Farsi di nebbia solo se vivi in Padania,
E smettere di lavorare e credere nelle case
Meglio iniziare a ridere e amare in mezzo alle strade
Perché mi costa fatica non stare sempre sereno
Vorrei vivere meglio e urlare di meno.
E per un milione di volte mi faccio domande
Ma le risposte sono sempre altrettante domande
Così mi rivolgo ogni tanto anche a Gesù
E gli dico di prendersi in carico
Qualche altra responsabilità,
Che quel peccato della mela a me era piaciuto
E mi dispiace sostenga un peso che non gli era dovuto:
Che mi faccia venire una buona idea
Diventare padre almeno di un po’ di coraggio
Per tornarmene a casa un po’ prima di sera.
E anche oggi è scappata
E anche oggi magari è tornata,
Ma la tristezza è una parte che nella vita dicono essere importante
E per quanto non creda agli adagi
Volevo ripetere ancora una volta:
“Se questa vita è un inferno
La metteremo su un foglio
Ma non ci faremo la spesa,
Sarà solo un gioco in attesa
Che un milione di nuvole passi
E il cuore riprenda il suo corso”
Considerazioni
Se l’amore fosse un gioco
da guardare alla tv
e sfidarsi per cento giorni
ignorando pure gli applausi,
se fosse fatto così male
da non lasciare tracce
senza lacrime o dolori
da tenere nei ricordi,
da portarsi dentro il letto
e poi lasciasi andare
con un messaggio al cellulare
confessarsi al comodino
mentre il mondo gira
e lo fa bene senza te.
Come attore non protagonista
quanti Oscar vincerei
quanta forza che vorrei
per non lasciarti al ristorante
e correre ancora verso casa
che fa schifo senza te.
Nessuno gioca mai davvero
a svuotare il frigo
a nascondere il sorriso
e guardare quanto somiglia
questa brutta faccia
alla noia di chi non gioca mai
che non scommette mai
che non si diverte senza te
destinatario
tutta questa vicinanza non credo di volerla tutte queste chiacchiere i ciao come stai guarda con chi è fidanzata quella tutti questi amici degli amici tutti con un lavoro interessante tutti questi pieni di vita tutta questa vita piena di persone important iper qualcuno per loro almeno in bagno speriamo tutto questo girare non credo di volerlo tutto questo stringere mani tutto questo ricrodarsi una frase o un momento è questione di relazioni abituati a tutti questi uffici sopra le metropolitane che corrono sotto le vite degli altri che scopano che vincono che picchiano rosicano rubano si incazzano e persino amano e fanno piangere tutti che insomma in qualche modo vivono mentre come i vermi vestiti bene tutti ci rincorriamo più veloci tutti ci vogliamo più sorridenti tutti ci vogliamo più copertine con questo premio messo in culo guardo allo specchio come dondolo con quella nomination da reflusso tutti questi farmaci tutta questa droga solo un filo meglio della droga vera quella che corre nelle strade che ha gli occhi luminosi al buio di un paio di gambe troppo veloci di un paio di braccia troppo pelose di un gruppo di amici da una vita tutti pronti a fotterti per non farsi fottere tutti pettinati malissimo tutti vestiti di merda ricoperti di merda con le tasche piene di merda da cui inesorabilmente esce merda e tutti che vivono sotto il sole tutti che muoiono nei salotti fatti di velluto e morbidissime pelli statemi benone ci vediamo alla prossima
Leghe
mi sono perso verso casa dicendo che è la vita la vita è tutta qua tra i sogni, l'amore, la felicità ma io sto male e non riesco a respirare, gli allarmi che poi suonano come a volermi richiamare per dirmi fai in fretta, te ne devi proprio andare andare si ma dove mi nascondo e vorrei sprofondare poche leghe sotto il mare. Non voglio farmi fottere da un nuovo piano industriale, il cuore in lamiera suona come un temporale lascia stare abbiamo smesso di sognare, che domani nasce il sole che si smette di morire solo per un'ora o poco più, i belli ameranno i brutti nessuno contro tutti un orizzonte che è lontano ma solo prima di arrivare. bussatemi alla porta, venitemi a cercare tra l'angolo di un fiume e una canzone da cantare, cerco speranza da poter barattare con qualche foglio di giornale con un bacio un po' volgare, e dirmi non è male poter ricominciare, e dirti andiamo al mare ho imparato a galleggiare
Fame
Qualcosa per me
Non parlava di niente
Come di niente riesco a parlare
Quando tutti hanno una domanda
E il tempo che rimane
È fatto solo di ascoltare
Di storie di altri
Di altre parole altrove
Di altri altrove
Delle posate spaiate
Dei piatti da fare
Doveri
Consegne
Minuti rubati
Perché quando tutto
Diventa il resto
E io resto poco
Non so dove mettere occhi
Bocca mani verbi
Congiunzioni che stanno qua
Poco più in qua
Per cercare di smettere
Di smettere di pensare
ultramarine
Il tetto grigio di nuvole basse era stato inghiottito dal buio della sera, nemmeno le luci della città riuscivano a contrastare l’aria pesante e impenetrabile che era scesa tra i palazzi, nelle strade, sulle persone. L’insegna fuori era spenta e la serranda abbassata quel tanto che serviva per scoraggiare anche i più determinati. Fuori il mondo era un magma sfocato in transito mentre dentro, il rumore sordo della lavastoviglie, riempiva piano gli spazi. - Cos’hai fatto in tutti questi anni? Le dita affusolate segnavano il bordo della tazzina disegnandone lentamente la circonferenza, era come se quel gesto portasse in sé la velocità delle cose. -Niente di davvero interessante, ripensandoci. Ho fatto molti caffè. -Spero tu non ne abbia bevuti troppi, lo sai che… - C’era da qualche parte un modo per non sentire la proprie voce come un costante rimprovero? - Fanno male. Troppi caffè fanno male. La lavastoviglie, le luci fredde da locale pubblico, le vetrate che per qualche secondo vibrano con il passaggio forse di un autobus, forse di un camion, forse del mondo che bruscamente si ferma assieme alle dita sulla tazzina. - Mi dispiace. - Non fa niente. - E invece ha fatto, guarda. Guardati. - Non c’erano gesti ad accompagnare le sue parole ma fu come se tutto il mondo si fosse voltato ad osservarlo per disegnarne meglio le occhiaie, la bocca triste, i cattivi pensieri. Si strinse nelle spalle muovendo nervosamente le mani come a preparare un incantesimo per potersi difendere o scomparire, come aveva imparato a fare per tutta la vita. - Credo sia meglio che tu te ne vada. La sedia, angolata rispetto al tavolo, era già vuota. O forse no. O forse no.
circonvallazione
sbatto contro il muro ogni metodo mentre non so scrivere una parola che funzioni dopo l'altra per raccontare che fuori dalla porta è tutto più grande di m ee non bastano vent’anni di allenamento a battere sui tasti per mettere in ordine la passione la pietà la speranza che ogni goccia d'amore alzi una marea e se la doppia mandata non chiude mentre i titoli scorrono le parole si accavallano resta forse davvero troppo poco a fare da argine per le strade che si riempiono di pioggia e di grida di dolore
Un lento
Decisi di andarmene, in preda a troppa grazia per avere alcun dubbio cercando nuove strade per la rivolta e dissentire, inaugurando una stagione nuova almeno per me senza gli eccessi di anni troppo colorati, troppo sfarzosi anni di discesa in un inferno collettivo sempre più mite indolore e pacificato; così le nuove strade dovevano essere peggiori in qualche modo che ancora non sapevo spiegare, senza perdere le possibilità e l’inguaribile ottimismo perdendo invece tutti i veli di tristezza ed ironia che compromettevano persone e cose, piegandole allontanandole. Perdendo la speranza ed uscendo dalla sua trappola letale. Decisi di andarmene lontano dai refusi storici dalle riletture approssimative, sconce; preferii perdere molto di quel contatto che non univa mai tra lettere mai inviate, messaggi solo per sé stessi, un immaginario cupo e troppo distopico per vederne il futuro in cui ero intollerabile minoranza anche di me stesso mentre dibattevo in un angolo convinto di dire cose grandi mentre sbagliavo forma e abbondavo di falsa presunzione. Decisi di andarmene dal continuo raccontare, dai fatti che diventano storie dalle storie troppo complesse che spaventano dall’impero di troppe piccole cose da un labirinto di importanze inestricabile. Decisi di andarmene con occhi rossi di rabbia e fallimento, fuori dal campo di attenzione e dentro a quel che pensavo importante. Decisi di andarmene, in preda a troppa grazia per avere alcun dubbio.
un cerchio attorno al sole
Vorrei vederti nuda per la prima volta vorrei scrivere un bestseller vorrei scrivere il libro più importante dei prossimi dieci anni vorrei essere la voce che vorrei che il cielo si rischiarasse come al mare due giorni fa vorrei una vittoria schiacciante vorrei perdere tutto per non sentirne il peso vorrei che molti stessero zitti vorrei la sordità per vincere gli incubi vorrei un sacco di soldi per essere ricco ed infelice vorrei scoprire cose meravigliose ogni giorno vorrei essere talentuoso a comando vorrei abbattere le montagne perché le odio vorrei essere un marinaio vorrei vedere i presentatori del tg che s'inculano vorrei slacciare le scarpe senza piegarmi vorrei ascoltare quella canzone di cui non ricordo il titolo vorrei che la parole fosse davvero l'arma più potente vorrei uccidere per dar noia a Dio vorrei coscienza della cose vita vorrei morire per incontrare Dio ed avere torto vorrei prendere a schiaffi chi non mi piace vorrei dire a mia mamma che il mondo è una cosa bellissima vorrei camminare un chilometro al giorno vorrei fare a meno di sigarette e alcol vorrei indugiare senza annoiarmi come fate voi vorrei un bel giorno di pioggia vorrei vedere senza occhiali vorrei amare senza compromessi vorrei scrivere tutto il giorno arrivare ad annoiarmi nel farlo uscire sul balcone per un caffé sentire l'aria cambiare
non dico che
quando penso che ho paura di tornare a casa di incrociare le parole di dirmi che sbagliando s'impara solo a rimanere fermi con un chilo di pensieri e far girar le ore non mettere insieme molto solo parole sono tutto il peso che mi porto dentro di giorni passati a combattere contro muri mentre bastava tirare su la testa dirsi che in fondo le cose stanno proprio dove pensavi di trovarle poco più in la della punta delle scarpe e sfregarsi la testa per pensare a che dire nel giorno in cui poi dovremo sparire darci per rapiti o privi di coscienza senza che sia una gara a chi arriva alla fine del mese sono solo respiri mentre siamo in borghese a fare finta che il mondo ci conosca mentre circonda tutte le le parole incomprese