“Gli perdono di avermi sfruttata, rovinata, umiliata. Gli perdono tutto perché ho amato.”
— Eleonora Duse a Gabriele D'Annunzio (via septeline)

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“Gli perdono di avermi sfruttata, rovinata, umiliata. Gli perdono tutto perché ho amato.”
— Eleonora Duse a Gabriele D'Annunzio (via septeline)
Cosa si fa quando l'affetto non basta, quando si capisce di essere incompatibili, o forse quando, più semplicemente, gli sbagli commessi ed i casini combinati, per quanto si possano perdonare, non vengono superati? Ti prego, non voglio la soluzione più semplice, "lasciatevi andare". Ci teniamo davvero, non vogliamo perderci. Ma io non ho più la forza di provarci senza certezze, e lui non ha più il coraggio di rischiare l'ennesima delusione. Siamo troppo diversi, troppo uguali.
Io penso che nel tuo incoscio tu sappia cos'è meglio per te e per voi. Purtroppo non ho la palla magica, non ti so rispondere. Voglio solo dirti che spesso la soluzione più facile non è quella sbagliata, è solo quella che non vuoi prendere per non renderti la vita banale. E voglio anche svelarti un'altra cosa: l'amore della tua vita non sempre è il grande amore. Capirai che ciò che ti fa stare bene per poco è felicità, ma ti dirai che scambiare quel fugace secondo di paradiso con una vita intera seduta comodamente su una nuvola non è poi così male. Non è paradiso questo? La prolungata serenità. L'assenza di uno scontro aggressivo di anime che si vogliono sì, ma non abbastanza da rimodellarsi a modo.
Per fartela breve: parlate due lingue differenti e se non imparate l'uno quello dell'altra non vi comprenderete mai. Leggersi gli occhi è bello, finchè dura.
Come quando me ne stavo alla finestra del corridoio della scuola durante l’intervallo. Gli altri uscivano per fumare e per fare due chiacchiere, nelle giornate di sole. Mi piacevano quei momenti, perché nei corridoi non c’era nessuno e c’era silenzio per un po’. Tanto tu non c’eri, e io non avevo voglia di parlare con nessun altro. La Marta durante le lezioni ci provava ogni tanto, mi raccontava dei ragazzi con cui usciva, che uno le piaceva davvero però non voleva che la cosa diventasse seria, con uno aveva passato più tempo, stava bene con lui. Io annuivo. Sì, Marta, come vuoi, certo, lui sarà sicuramente carino. Non mi interessa. Tu non c’eri.
Mi affeziono facilmente, io. È facile per me legarmi alle persone. A poche resto davvero legata. Tu sei l’unica che mi fa venire ancora le lacrime agli occhi, anche se non parliamo da… quanto? Tre anni? Forse quattro. Non mi ricordo.
Ho fatto sistemare il braccialetto che mi ha regalato mio fratello anni fa. Si è rotto tante di quelle volte che è un miracolo sia ancora qui, ho il terrore che mi abbandoni da un momento all’altro per l’ennesima volta. Non dovrei indossarlo sempre, ma probabilmente quel braccialetto te lo ricordi anche tu, non lo toglievo mai. Non ricordo nemmeno di essere mai stata senza. Non me ne capacito. Mi dà fastidio stare senza un braccialetto e non sto più male a stare senza di te?
Di cosa parlavamo? Dov’ero quando hai detto alla Marta che c’era un motivo se avevi scelto me come tua unica amica, e a me quel motivo non l’hai mai detto?
Tu dicevi che ero diversa. Che avevo qualcosa –tutto- di speciale. Io sapevo che eri fragile e chissà cosa diamine avevi trovato in me, che di particolare non avevo niente. Poi è arrivata la lettera della Michi, e le parole della Marti. Hai un modo meraviglioso di amare. Io me ne stavo seduta sul davanzale della finestra della casa in montagna e ci pensavo - ancora adesso non capisco cosa volessero dire. Non so neanche se potrebbe piacermi, essere speciale in qualcosa. Perché tante volte mi dicono che sono strana, e ogni volta mi pesa. Non lo faccio apposta. Io volevo solo starmene con i miei compagni del liceo, andare con loro alle feste, pensavo che sarebbe stato tutto molto semplice. Non avrei mai immaginato di sentirmi dire certe cose da una professoressa di latino che era stranamente preoccupata per me – lei non era famosa per essere amorevole. Non avrei mai immaginato che la Bianca mi avrebbe osservato da lontano per scrivermi poi sul diario che era confusa, perché mi vedeva “rinata” con qualcosa alle spalle che mi tirava ancora giù. Io non volevo scoppiare a piangere, quella volta al telefono. Non volevo perderti. Eppure quelli che sapevano di noi dicono che è andata bene, che alla fine si è risolto tutto.
Ne è passato di tempo da quando eravamo sempre insieme. Ne è passato di tempo da quando parlavamo 24 ore su 24. Ne è passato di tempo da quando ci abbracciavamo, da quando mi hai fatto piangere, da quando ci siamo lasciate andare. Si è risolto tutto. Tu stai bene. Stai bene, vero?
Io non so odiarti. La Bianca me l’aveva chiesto. Come fai a non provare rancore per tutto quello che è successo? Ma quale rancore? Ti ho voluto talmente tanto bene. Cosa importa se ci siamo fatte anche del male? Non è normale che accada, quando ami qualcuno? Io voglio solo che tu stia bene, altrimenti che senso avrebbe pensarti dopo tutto questo tempo?
Oggi faremmo fatica a trovare qualcosa di cui parlare, continuo a ripetermelo quando ti penso. Non siamo più le stesse. Oggi tu stai finalmente bene, e io sono più consapevole di alcune cose. Oggi tu hai trovato la tranquillità e io non ho più paura di chiunque mi si avvicini. Oggi tu sei felice e io non mi scanso spaventata quando qualcuno per sbaglio mi sfiora. Oggi saremmo diverse, non avremmo niente da dirci. Io non sono più quella che ti scriveva di notte per dirti che ero lì, potevi contare su di me, anche se poi piangevo per ore. Oggi tu non mi consideri più il tuo angioletto e sei tornata a essere quella ragazza un po’ antipatica e snob che arriccia il naso di fronte alle parole poco pensate. Oggi va tutto bene. Oggi tu non ci sei e va bene. Non voglio niente di diverso. Non ho ancora capito cosa avessi trovato di speciale in me. Ti ringrazierò sempre per averlo visto, qualunque cosa fosse. So solo che a volte divento silenziosa ed è facile che gli altri mi chiedano se sto bene, a cosa pensi, sei triste? No, è tutto ok. Devono farsi andare bene la risposta. Perché come faccio a raccontare di noi due? È troppo complicato – abbiamo complicato tante cose che avrebbero dovuto essere semplici.
La Marta si è fidanzata, alla fine. Sta insieme a un ragazzo da più di un anno, penso. Sono contenta per lei, anche se non sono mai riuscita ad ascoltarla davvero. Se la merita anche lei un po’ di tranquillità.
Vedere il nostro liceo mi fa sempre uno strano effetto. Difficile far capire agli altri che è stata molto più di una scuola, per me. Che quel muretto davanti al cancello mi fa venire in mente tanti ricordi. Che quella finestra che dà sul cortile è stata quasi un’amica per me. Che in bagno ho pianto per un bel po’, e non per un’insufficienza, non per un amore adolescenziale finito male. Che l’infermeria è il posto in cui ho capito davvero cosa significasse voler bene a qualcuno con tutta me stessa.
Chi te l’ha fatto fare. Lo rifaresti?
Certo. Se ci sei tu con me.
Lei ti chiederà di me, e tu non raccontarle tutto di noi. Non raccontarle le cose che non vuole sentire, raccontale la parte di verità che desidera ascoltare. Dille che litigavamo un sacco, che ci tenevamo il muso come due bambini arrabbiati, che non andavamo d’accordo su niente. Che non eri mai tranquillo con me, che spesso ti ferivo e non me ne accorgevo. Che non sono stata la risposta alle tue domande, che non condividevo i miei sogni con i tuoi, che ero sempre nervosa e che non mi fidavo mai davvero di te. Dille che ti ho portato all’esasperazione, che non ero la tua oasi di tranquillità.
Non dirle che mi hai amato come un pazzo. Non dirle che ti sono piaciuta da subito, che per me hai affrontato problemi che non avresti mai pensato di poter affrontare, che per me hai fatto cose che per altre non avresti mai fatto. Non dirle che ti incantavi a guardarmi, che volevi sempre tenermi per mano, che impazzivi per me, anche quando ero impresentabile. Non dirle che mi trovavi bellissima anche con i pigiami pesanti e oggettivamente brutti, non dirle che dopo ogni litigata mi stringevi forte, non dirle che quando piangevo mi tenevi stretta e mi cullavi. Non dirle che sei stato immensamente innamorato di me, che sei stato malissimo quando ci siamo detti addio, che se pensi a me hai ancora i brividi.
Non parlarle di tutto questo, perché una donna lo capisce, lo capisce quando un uomo sta provando ad andare avanti e invece vorrebbe solo tornare indietro.
Torna da me perché lo vedi anche tu che io un addio non te lo so dire
Stasera vorrei tornare a qualche anno fa, e vorrei essere in quella casa che avevamo in montagna. E come facevo allora, vorrei sedermi sul davanzale della finestra a guardare il cielo, perché lì in montagna si vedevano bene le stelle. Starmene lì con un maglione pesante, senza rumori, perché ho sempre detestato i rumori forti, la musica ad alto volume, e lì c’era silenzio, mi piaceva tanto.
E tu c’eri ancora, e mi scrivevi, e parlavamo di tutto; mi conoscevi come le tue tasche, capivi il tono dei miei pensieri da come ti rispondevo. Parlavamo di tutto, io e te. Mi raccontavi di quel ragazzo che ti amava da impazzire, ma tu non lo calcolavi, e poi ci bastavamo noi due insieme, a cosa serviva tutto il resto? E mi dicevi che a casa nostra avremmo avuto quella vetrata in un angolo, con tanto di divanetto per leggere, sapevi quanto mi piaceva. Parlavamo di tutto, noi due. E anche se tu eri al mare e io in montagna, tu seduta sul tavolo della cucina e io su quel davanzale, mentre tutti dormivano, noi eravamo lì e in un certo senso eravamo insieme.
Ho una cornice in camera mia, ci sono le foto di posti che mi sono rimasti nel cuore e le foto con alcune mie amiche, ed è assurdo, non ci siamo mai fatte foto insieme, io e te. Eppure sei stata l’unica a conoscermi davvero, nessuno mi ha mai capito come riuscivi a capirmi tu, e sei stata e sei la mia costante, eppure non abbiamo mai fatto una foto. E forse è meglio così, perché in fondo non la metterei nella cornice, perché averti davanti agli occhi tutti i giorni mi farebbe male e perché quando qualche amica in comune ogni tanto mi chiede di te io ancora ti sento abbracciata a me a dirmi che sono il tuo angioletto dagli occhi azzurri e rivivere tutto quello che abbiamo passato insieme mi fa ancora un po’ piangere. Sono passati alcuni anni e non so più niente di te. Ma i tuoi occhi li ricordo bene, e porterò quei tuoi abbracci con me. Per stasera faccio finta di essere su quel davanzale a parlarti, domani mattina non ti penserò con tutta questa tenerezza, ma qualunque cosa tu stia facendo in questo momento, sappi che sarò sempre la tua costante, se lo vorrai. Ti garantisco che tu sei e sarai sempre la mia. Abbi cura di te.
Che brutta serata, che voglia di piangere e arrabbiarsi
“Ma,se lui la amasse con tutte le forze del suo piccolo essere,non riuscirebbe nemmeno in ottant'anni ad amarla quanto io in un solo giorno”
— -Cime Tempestose🌻
Nel mio letto lascio sempre un po’ di spazio per te, anche se non ci sei. E ogni volta spero di svegliarmi e trovarti qui, anche se so che non è possibile.
Però il posto accanto a me lo lascio libero lo stesso. Non si sa mai.
Ma certe cose ti mancheranno sempre.
Il rumore dei tuoi passi
“Un giorno ci incroceremo in un caffè o in metropolitana. Cercheremo di non riconoscerci o di fingere di non vederci, ci gireremo svelti dall’altra parte. Saremo imbarazzati per ciò che è diventato il nostro “noi”, per quello che ne è rimasto. Niente. Due estranei uniti da un passato immaginario.”
— Daniel Glattauer, Le ho mai raccontato del vento del nord.
(“Di una mi ha detto: probabilmente è lei. Dell’altra ha detto: sicuramente è lei. E dell’ultima mi ha detto: di questa ti potresti innamorare.”)
“Imparerai a non crederci mai fino in fondo e mai veramente, non sarà la più grande tragedia. Imparerai a calmare i battiti e i respiri, a non pensarci così tanto e a non stare così male. Imparerai che le grida e i pianti vanno riposti sul comodino alla testa del letto e li puoi riprendere in segreto da sola ogni notte, zittendo i singhiozzi e calmando i tremolii. Imparerai a fingere di sorridere, di stare bene, a tenerti dentro tutto, pure gli errori. Imparerai a non scrivere poesie a chi non sa capirle e a non cambiare mai per nessuno se non per te. Imparerai a tue spese che non bisogna metterci mai troppo cuore.”
— About a moonlight
La speranza è una malattia più grave di qualsiasi dolore, ma ti manda avanti. E quando ami qualcuno, desideri con tutto il cuore che quella speranza non si spenga.
Valentina D'Urbano - Acquanera
Sotto l’albero
Tra le varie cose, auguriamoci di trovare anche del Gaviscon.
Dal momento che capire la metrica latina è troppo difficile per le mie capacità, vale mettere gli accenti a caso?
“Forse non è tanto
il modo in cui ti senti
con una persona
che ti fa capire che la ami,
ma più che altro
il vuoto che senti dentro
quando ti manca.”
- Marzia Sicignano