Eroina, di nuovo
Valentina Avon per Repubblica.it 28 settembre 2017
Così si è riaperto il dibattito italiano sull’eroina:
Nel 2016 ci sono stati 266 morti. Ora a Ferrara tre casi in pochi giorni e uno fatale. A Mestre dieci morti in tre mesi. Una strage silenziosa contro la quale si battono i centri per le tossicodipendenze. L'esperta: "Le nuove vittime sono giovani, spesso consumatori occasionali"
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Tre ragazzi che vanno in overdose da eroina in meno di una settimana Ferrara non li aveva mai visti, non in anni recenti. Una ventina di giorni prima, il 26 agosto, l'eroina aveva ucciso un ragazzo di vent'anni. Delle tre overdose che sono seguite, pochi giorni fa, una è stata fatale, per un venticinquenne, altri due ragazzi di 18 e 20 anni sono stati presi per i capelli dai sanitari, che li hanno salvati da morte certa. A Mestre l'eroina ha ucciso dieci persone in tre mesi. Nelle Marche nelle cronache locali non è raro trovare notizia di interventi salvavita dei sanitari o di altri decessi. Storicamente, le morti per sovradosaggio di oppiacei, che in Italia e Europa continua a significare eroina, accadono nel Centro e Nord Italia.
Dietro ogni overdose fatale se ne nascondono altre che invece non lo sono. Perché dalla fine degli anni Novanta è disponibile un farmaco salvavita, il naloxone, di facile uso e capace di annullare all'istante gli effetti dell'eroina. L'Italia è uno dei Paesi europei in cui è offerto dai servizi sulle dipendenze, agli stessi tossicodipendenti, perché ne abbiano sempre con sé. Ed è l'unico a offrire la possibilità di acquistarlo in farmacia senza ricetta, costa circa 7 euro, anche se non tutte le farmacie, pur dovendo, lo hanno in magazzino. Nel 2016 l'Italia ha registrato 266 decessi. Si conteggiano i morti, non le overdose, che sono molte di più, e che senza farmaco sarebbero fatali.
Il naloxone è ovviamente presente sulle ambulanze, ma nessuno conta gli interventi. "Tutte le morti da overdose sono evitabili", sottolineano all'Osservatorio dipendenze di Bologna, unico a contare almeno gli accessi al pronto soccorso, "ma servono prevenzione e servizi in grado di aggiornarsi anche a seconda dei dati raccolti". Con i tagli degli ultimi anni, è sempre più dura. "E tutto viene delegato alle forze dell'ordine", completa il ragionamento Salvatore Giancane, che nei servizi bolognesi lavora da molti anni ed è autore di un monumentale "Eroina" per le edizioni del Gruppo Abele. "Uno dei risultati è che nell'emergenza si fa fatica anche a chiamare l'ambulanza, per paura delle conseguenze di legge, in assenza di norme di tutela come ce ne sono altrove, come la cosiddetta legge del buon samaritano, che protegge chi chiede aiuto".
"L'eroina non è tornata, dato che non se ne è mai andata, e non esiste alcuna eroina killer, esiste l'eroina. Chiamarla killer significa creare un'emergenza che non ci riguarda, invece ci riguarda eccome", Luisa Garofani è al Sert di Ferrara da decenni ormai, e sa come il consumo sia cambiato. "Sono spesso consumatori occasionali, ai quali nessuno spiega più le sostanze, la loro pericolosità e come proteggersi. Sono nelle mani dei soli spacciatori, che non sono più neppure consumatori, e che, sbagliando, vengono individuati come unici responsabili. E quando arrivano qui è perché li manda la prefettura, o il carcere. E arrivano sempre più tardi, sempre troppo tardi. Per una diminuita percezione dei rischi, per la diffusione di moltissime sostanze, per la normalizzazione del policonsumo, e per lo sfaldarsi di un tessuto di protezione sociale e sanitario. Restiamo noi, che invecchiamo coi nostri pazienti".
Giampietro Frison, tossicologo forense dell'Azienda sanitaria di Venezia, conferma la presenza di eroina con un'alta percentuale di principio attivo, dal 30 fino al 50 per cento, che è stata messa in relazione con il picco di decessi a Mestre. Ma anche per lui non è una novità assoluta. Di eroina “forte” si parla da tempo, e diversi “avvisi” sono stati diramati in passato dal Sistema di allerta precoce, sistema nato alcuni anni fa nel Dipartimento Antidroga della Presidenza del Consiglio e ora passato all'Istituto Superiore di Sanità, per diverse aree in Italia. La purezza della sostanza è uno dei fattori di rischio overdose, ma non è l'unico.
Dell'eroina negli anni sono cambiate le modalità di assunzione. Oggi perlopiù si inala, ovvero la si brucia su un pezzo di stagnola e se ne aspirano i vapori. Una pratica che non è a rischio overdose. Queste morti, che coinvolgono anche giovanissimi, sono quindi la punta di un sommerso molto più vasto, e comunque a rischio. E mostrano che le siringhe sono ancora in circolazione. "Spesso sono giovani che frequentano le feste e la ketamina, e con questa la siringa già l'hanno conosciuta" spiegano gli operatori veneziani. Che a fronte di una buona relazione con le forze di polizia sul territorio raccontano però di dovergli spiegare che se in tasca a qualcuno trovano il naloxone sequestrarglielo non è una buona idea.
Sul piano mondiale l'Afghanistan continua a essere il primo produttore mondiale, con il recente riaffacciarsi sulla scena del Myanmar, che produce oggi il 20 per cento dell'oppio, come racconta la relazione sul traffico globale degli stupefacenti dell'Onu. Il canale del narcotraffico più importante continua a essere la rotta balcanica, spiega la Direzione per i servizi Antidroga della Polizia, ma aumenta l'importanza della rotta meridionale, che passa per l'Africa, mentre si consolida la rotta settentrionale, che attraversa la Russia, ed emerge un nuovo canale di importazione che attraversa l'area caucasica e punta dritta verso i mercati europei. Gli attori principali sono le mafie albanesi e nigeriane (quest'ultima sotto accusa a Mestre), spesso viaggia in piccole confezioni ingerite in grande quantità dagli "ovulatori". L'eroina varia per aspetto e purezza e arriva a ondate, soprattutto dalle coste adriatiche. In aree dalle quali poi si espande a macchia d'olio.
“In Italia, fra il 2008 ed il 2014, i dati hanno confermato un aumento dell’uso della sostanza. Inoltre, nel 2015 le Autorità sanitarie hanno osservato segnali di un crescente uso di eroina fra i consumatori in giovanissima età (15 anni)”, scrive sempre la Direzione Antidroga. All'Osservatorio di Bologna confermano: “sono numeri ancora piccoli, ma l'aumento dell'uso di eroina fra i minori è un trend”. E dove le overdose aumentano, non è solo perché aumenta la purezza, “ma soprattutto perché aumenta la quantità in circolazione”, puntualizza Giancane, con lui concordano anche nei Sert delle altre città: “Questa interpretazione, del resto, è coerente con la geografia del fenomeno, che segue le nuove mappe del narcotraffico in Italia, dalle coste dell’Adriatico verso l'interno”. Il medico bolognese ricorda quando la mortalità era alta, negli anni Ottanta e Novanta, ma il principio attivo era basso e aggiunge: “L’eroina uccide in quanto tale, e l'overdose dipende anche dalla quantità circolante e dalle condizioni e dalla tolleranza della persona. È in gran parte prevenibile, e la corretta informazione ha un ruolo essenziale”.








