Era da un po’ di tempo che volevo riprendere un tema che avevo affrontato, insieme ai miei colleghi, ai tempi in cui lavoravo all’Università. Una delle più belle missioni di cui ho fatto parte era diretta in Croazia, più specificamente era una missione archeologica che aveva come oggetto il sito archeologico romano di Burnum, insediamento prima militare poi civile situato nei pressi dell’odierna cittadina di Drniš (nell’entroterra di Sebenico).
Unica testimonianza materiale rimasta fuori terra di questa città sono due monumentali archi in pietra, un tempo facenti parte della basilica forense (ossia un ampio edificio civile adiacente alla piazza della città e adibito a svariati usi pubblici, tra cui quello di tribunale). La maestosità di queste vestigia hanno impressionato, oltre a noi da ultimi, i viaggiatori che attraversavano quella terra fino a poco tempo fa poco conosciuta. Tra questi, l’abate padovano Alberto Fortis.
Riprendo questo contributo, che è frutto di una rielaborazione della tesi di laurea di una mia casa amica, di cui fui correlatrice, da un volume cui sono molto affezionata, Groma 1, edito da BraDypUS, facilmente e gratuitamente reperibile online. L’articolo estratto dalla tesi è: Alberto Fortis (1741-1803) e la ricostruzione del paesaggio archeologico in Dalmazia, di Olivia Osti.
La Dalmazia è il territorio costiero adriatico della penisola balcanica, suddiviso oggi tra Slovenia e Croazia. Per la posizione geografica, e per la straordinaria conformazione della costa, ricchissima di insenature e isole, è stata per secoli obiettivo politico e militare delle potenze del Mediterraneo, dall’Impero romano alla Repubblica di Venezia. Fu proprio mentre la Dalmazia era parte del territorio della Serenissima che si colloca l’originale figura di Alberto Fortis, abate e intellettuale padovano (1741-1803).
Nato e formatosi nel vivace ambiente culturale padovano, l’abate agostiniano Alberto Fortis, al secolo Giovanni Battista Fortis, fu precocemente a contatto con le più eminenti personalità dell’illuminismo veneto (Antonio Vallisneri, Melchiorre Cesarotti, Giovanni Arduino), la cui conoscenza accrebbe i suoi interessi naturalistici e letterari. La presenza dell’ateneo e di vivaci circoli culturali, uniti alla tradizione galileiana e medico-scientifica, facevano inoltre di Padova il polo della “scuola geologica veneta” presso cui Fortis compì gli studi geologici e naturalistici, e da cui trasse il fondamentale principio metodologico dell’osservazione diretta, autoptica dei fenomeni come base per studiarne le fasi di sviluppo.
Fortis fu inviato in territorio dalmata allo scopo di esplorarne le risorse economiche per razionalizzarne l’utilizzo, secondo quegli indirizzi di pubblica utilità e bene comune penetrati nella consuetudine politica italiana dalle regioni “illuminate” d’oltralpe. Nel corso di queste ricognizioni, durante cui toccò con mano il dominio assente e dispotico con cui la Serenissima vessava le popolazioni dalmate, accentuando la loro condizione di isolamento e arretratezza, Fortis non tralasciò di documentare, da appassionato antichista qual era, le testimonianze antiche incontrate durante l’itinerario, corredando le descrizioni con disegni, poi trasposti in incisione, realizzati dall’artista Jacopo Leonardis di Palmanova, a suo seguito.
Il duplice interesse naturalistico e antichistico di Alberto Fortis si manifestò durante i due principali viaggi scientifici in Dalmazia, il primo diretto all’isola di Cherso e Osero, che portò alla pubblicazione del Saggio d’osservazioni sopra l’isola di Cherso ed Osero (Venezia, 1771), il secondo in tutta la regione, sfociato nel Viaggio in Dalmazia (Venezia, 1774). Rilevante fu l’insistenza di Fortis sulla correttezza e onestà informativa, che si estrinsecò nel fornire notizie unicamente di “prima mano” e per esperienza diretta, ovvero descrivere siti e fenomeni solo se personalmente veduti e verificati, evitando, con spirito “documentaristico”, il rischio di propagazione di inesattezze informative.
[Immagini di pubblico dominio, da Wikimedia Commons]
Il Viaggio in Dalmazia di Alberto Fortis Era da un po' di tempo che volevo riprendere un tema che avevo affrontato, insieme ai miei colleghi, ai tempi in cui lavoravo all'Università.













