Mi sono sempre piaciuti i lungofiumi.
Mi piace anche fotografarli, ma avendo l’accortezza di non includere mai il fiume dentro l’obiettivo. Gli do le spalle e in genere stringo il campo, col mio solito risultato di dettaglio senza quasi panorama. Sarà la poetica del non-lungofiume? Il lungofiume di nessuno? Come i tanto celebrati non-luoghi? La Garonna in realtà ha personalità da vendere, e non sarò certo io a darle torto.
Ero a Bordeaux, città molto bella, sarà che a me il Midi piace particolarmente, e mi è capitato di fare un breve tratto di Quai Louis XVIII da Place de Quinconces fino a Porte de Bourgogne lungo la riva sinistra della Garonna.
Domina Place de Quinconces l’imponente monumento ai Girondini, costituito da un gruppo statuario in bronzo all’interno di un’ampia fontana. I poveretti (quelli una volta in carne e ossa, ora solo ossa), riuniti in un “club” rivoluzionario il cui fulcro era proprio il porto commerciale atlantico di Bordeaux (gran parte di loro proveniva dal dipartimento della Gironda, da cui il nome), furono insieme ai Giacobini gli animatori della sinistra repubblicana nell’Assemblea legislativa della Rivoluzione, più a sinistra ancora di Robespierre. Mi sono epidermicamente simpatici nel loro tentativo (fallito), attraverso la guerra rivoluzionaria contro gli imperi centrali, di liberare i popoli oppressi dall’assolutsmo monarchico. Gente tosta, tutta fatta fuori durante il periodo del Terrore che mi ricorda tanto l’anelito universalista di quello che poi fu il marxismo (“oppressi dalla tirannide di tutto il mondo, unitevi!”). Quando qualche mese dopo mi sono trovata davanti, nel Museo reale delle belle arti del Belgio a Bruxelles, alla Morte di Marat di Jacques-Louis David, attuata per mano di quella Charlotte Corday spinta ad assassinare l’uomo-simbolo dei Giacobini per vendicare la sfortunata fine dei Girondini, transfugi nella sua nativa Normandia, alle cui assemblee i suoi spiriti rivoluzionari si erano accesi. Di quella fontana io ho fotografato i cavalli, coprotagonisti di un complesso e ingombrante apparato iconografico e simbolico. Nelle fontane e nei monumenti tendo sempre a mettere in luce solo qualche dettaglio, e da amamte dei cavalli quale sono non è infrequente che il capitano di ventura o il sovrano di turno ceda il passo, dalla mia prospettiva, alla sua cavalcatura.
Quel tratto di lungofiume è particolarmente animato e frequentato da turisti ma soprattutto dagli abitanti, molti dei quali impegnati nell’ubiquo rito del jogging. La zona è interamente pedonale e ciclabile, e non è infrequente imbattersi, come è capitato a me, in un gruppo di giovani che fa skate ascoltando rap francofono (diffuso capillarmente in Francia). Quelli fotografati da me erano due ragazzi di cui uno in bicicletta, con allacciato al polso sinistro la mini-cassa blutooth (attuale inseparabile appendice dei giovani, collegata allo smartphone) e l’altro che si faceva trainare sullo skateboard. Stili di vita mobilità ecosostenibili.
Il punto focale del lungofiume, reso particolarmente piacevole dalle grandi e ordinatissime aiuole parallele alla riva, è lo il Miroir d’eau, la più grande fontana di questo tipo (si tratta di un’ampia area piana agibile che viene irrorata costantemente con pochi centimetri d’acqua, con periodici zampilli che sgorgano in verticale dalla quota del suolo), come dice Wikipedia e dicono i francesi (almeno fino a quando ad Abu Dhabi non ne faranno una grande sei volte tanto). Sono molto suggestive le fontane di questo tipo, e io in paticolare apprezzo il fatto che ci si possa camminare in mezzo (i bambini ovviamente impazziscono), un bell’esempio di uso pubblico di uno spazio e un’opportunità decisamente gradita nelle giornate di caldo (come quelle in cui ci siamo trovati lì). Essendo un luogo molto suggestivo per l’effetto-specchio della superficie dell’acqua, se si è fortunati si può essere spettatori di qualche inconsapevole performance, come quella di due ballerini che nel momento in cui siamo passati noi stavano auto-girando (direi per auto-prodursi e auto-promuoversi) un video con una go-pro tenuta a filo dell’acqua. Buffo, o estremamente ricercato, il fatto che uno si bagni i piedi in riva a un fiume, rigorosamente separato da esso ma partecipe di una ideale continuità con l’elemento acquoreo. Un po’ come le piscine o i giardini delle residenze di pregio di epoca romana, scenograficamente affacciati sul panorama e in ideale continuità con esso.
La Garonna poco a nord di Bordeaux si unisce alla Dordogna, andando a confluire in un ampio estuario navigabile aperto sull’Atlantico. Che fosse ancora impiegato nel trasporto, in particolare nel trasporto di grandi carichi, ce ne siamo accorti per caso, perché ci è passata a fianco un’imbarcazione che trainava controcorrente un pezzo di airbus. Questa è l’unica foto in cui compare il fiume, scattata con spirito documentaristico (e ovviamente su indicazione di M., che ho scoperto in questi mesi è affascinato dai mezzi di trasporto e ritrae senza posa treni, battelli, navi…).
Quando ci siamo trovati davanti uno yacht billionario di non so quanto metri (ma enorme), attraccato solitario lungo la riva sinistra, abbiamo realizzato due cose: a) che Bordeaux ancora mantiene la sua aura di scalo portuale anche da diporto, non solo commerciale, ma soprattutto b) che conviene accontentarsi di quello che si ha, tanto a quel livello non ci arriveremo mai. Anche di quel prodigio mastodontico di ingegneria nautica porto a casa la foto della polena, a forma di giaguaro poliedrico. Ho poi imparato (perché bisogna anche documentarsi)) che la moda delle polene, che io credevo mai scomparsa dai tempi della Nike di Samotracia, è tornata potentemente in voga di recente perché ora vengono realizzate con la stampante 3D in pezzi, assemblate sull’imbarcazione e poi dipinte. Leggerissime e prone alla vanità del facoltoso proprietario.
Uno dei cavalli del monumento ai Girondini
Bicicletta e sjateboard, per una mobilità sostenibile
Una bimba sul Miroir d’eau
Un pezzo di airbus trasportato via fiume
Dalla parte della Garonna: 1.500 metri di Bordeaux Mi sono sempre piaciuti i lungofiumi. Mi piace anche fotografarli, ma avendo l'accortezza di non includere mai il fiume dentro l'obiettivo.