Non è mai stato facile prendermi, tenermi testa, vivermi nella mia tonalità.
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@viaggiatori-erranti
Non è mai stato facile prendermi, tenermi testa, vivermi nella mia tonalità.
la tua vita è solo tua
sei troppo giovane per stare male,
e troppo magra per stare bene.
"è vero, ultimamente ho la tendenza a voler sparire, così resto a digiuno finché non succede."
e se non succede?
"allora rimarrò così: uno straccio, strizzato e raggrinzito."
poco importa.
la tua vita resterebbe comunque solo tua.
In quanto straccio potresti spolverare ricordi, asciugare lacrime, tamponare ferite;
coprire ciò che va preservato, soffocare ciò che è di troppo.
potresti bruciare, all’evenienza spegnere, oppure stringerti fino a fermare il sangue.
e nei giorni di vento lasciarti prendere,
svolazzare senza forma,
senza peso.
piegarti su te stessa ogni volta che vuoi, senza mai spezzarti.
e quando sarai consumata potrai anche dividerti in due,
così da non essere più sola, ma con uno straccio come te.
se esiste un motivo per cui è forte il vento
non è certo fermarsi e non cambiare direzione
previsioni del tempo: poco, usatelo bene
ancora troppo stanchi per dormire
non puoi guarire, puoi dare un bacetto
chissà quando una leggera scossa in grado di rompere il delicato equilibrio fra ordine sociale e aspirazioni a lungo nutrite manderà in frantumi i grattacieli delle nostre città
Lei non è con me
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Scivere, per esempio: "La notte è stellata, e tremano, azzurri, gli astri, in lontananza".
Il vento della notte gira nel cielo e canta.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l'ho amata e a volte anche lei mi amava.
In notti come questa l'ho tenuta tra le braccia.
L'ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi ha amato e a volte anch'io l'amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Pensare che non l'ho più. Sentire che l'ho persa.
Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza lei.
E il verso scende sull'anima come la rugiada sul prato.
Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta. Lontano.
La mia anima non si rassegna d'averla persa.
Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.
Noi, quelli d'allora, gia' non siamo gli stessi.
Io non l'amo più, è vero, ma quanto l'ho amata.
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.
D'un altro. Sarà d'un altro. Come prima dei miei baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.
Ormai non l'amo più, è vero, ma forse l'amo ancora.
E' così breve l'amore e così lungo l'oblio.
E siccome in notti come questa l'ho tenuta tra le braccia, la mia anima non si rassegna d'averla persa.
Benché questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa, e questi gli ultimi versi che io le scrivo.
-Pablo Neruda, “Poema XX”
Cara Connie,
volevo fare l'uomo forte e non scriverti subito, ma a che servirebbe? Sarebbe soltanto una posa.
Ti ho mai detto che da ragazzo ho avuta la superstizione delle "buone azioni"?
Quando dovevo correre un pericolo, sostenere un esame, per esempio, stavo attento in quei giorni a non essere cattivo, a non offendere nessuno, a non alzare la voce, a non fare brutti pensieri.
Tutto questo per non alienarmi il destino.
Ebbene, mi succede che in questi giorni ridivento ragazzo e corro davvero un gran pericolo, sostenendo un esame terribile, perché mi accordo che non oso esser cattivo, offendere gli altri pensare pensieri vili. Il pensiero di te e un ricordo o un'idea indegni, brutti, non s'accordano. Ti amo.
Cara Connie, di questa parola so tutto il peso - l'orrore e la meraviglia - eppure te la dico, quasi con tranquillità. L'ho usata così poco nella mia vita, e così male, che è come nuova per me.
L...] Amore, il pensiero che quando leggerai questa lettera sarai già a Roma - finito tutto il disagio e la confusione del viaggio -, che vedrai nello specchio il tuo sorriso e riprenderai le tue abitudini, e dormirai da brava, mi commuove come tu fossi mia sorella. Ma tu non sei mia sorella, sei una cosa più dolce e più terribile, e a pensarci mi tremano i polsi.
Cesare Pavese
quando cresci certe cose poi le noti
vedi volti farsi ignoti e sorci farsi fino a farsi idioti
ci stavo finendo anch’io non li giudico
è nel momento in cui ho più buio attorno che m’illumino 💥
m’abisso nei miei fondali mentre nuoti in superficie
perché se dannato è chi forte sente ma non vive,
allor ancor più lo è chi vive forte senza sentire
Prendi un volo per lo spazio mentre divento radice
il vostro ritmo folle credo non mi si addice
Piuttosto faccio le valige e me ne vago non so dove,
oltre latitudine
senza bussole, quadranti o cartine
giusto due o tre monetine
i ricordi
e la mia solitudine
“ne parlai quasi tacendo”
per filo e per sogno
A tutto ciò che non si può