Ciao, sono io, ti scrivo per dirti delle cose. Avrei voluto dirtele guardando la profondità di quegli occhi marroni ma tu non me l hai permesso, ogni volta che provo a vederti te innalzi un muro tra di noi, dal mio lato è un muro del pianto dal tuo non so. E non sai quando vorrei saperlo, cosa provi tu? indifferenza? nostalgia? odio amore oppure non ti ricordi neanche chi sono.
Cosi mi immagino di averti qui davanti a me: sono appena scesa dal treno, in netto anticipo, mi precipito su una panchina correndo veloce perchè sento che le gambe mi tremano. Mi siedo respiro, mi guardo intorno, poi guardo l’orologio e rido perchè sono praticamente un ora in anticipo! prendo il tabacco e mi chiudo una sigaretta, la seconda della giornata, e mille pensieri mi corrono nella mente “Sarò carina? i capelli come stanno? si ricorderà la mia faccia o mi passerà davanti come se fossi un fantasma? gli batterà il cuore?”
La sigaretta finisce mi alzo e decido che è l’ora del secondo caffè della giornata, “Un caffè macchiato grazie” lo bevo, rifletto sul fatto che fa abbastanza schifo, sorrido pago ed esco.
Io e la mia nuvola di dubbi torniamo a chiuderci la terza sigaretta della giornata, guardo l’orologio, manca solo mezzora, sorrido e infilo la mano nella tasca del giacchetto per prendere l’accendino. Ma niente non c’è, controllo la tasca dei pantaloni ma niente, cerco nella borsa ma è inutile. Mentre ormai sconsolata rimetto le mie mille cose nella borsa da dietro sento una voce: “ Dopo tutto questo tempo ancora non hai imparato a non perdere gli accendini?” chiudo gli occhi e un brivido mi pervade la schiena, è lui, il suono della sua voce ancora riesce a trapassarmi il cuore. Mi giro e lo vedo, finalmente davanti a me, dopo dieci anni, eccoti davanti a me. Il mio corpo gli si butta praticamente al collo e ci uniamo in un abbraccio profondo in cui ci ritroviamo interi, affondo il naso nel suo collo e quel profumo di biancheria pulita mi entra nelle viscere, stringo ancora di più la sua pelle per cercare di capire se è vero, per cercare di capire se non siamo in un altro inutile sogno in cui finirà tutto. Riesco a staccarmi, ora siamo occhi negli occhi, non sei cambiato molto in questo tempo, hai la barba si sotto di essa si nascondono ancora quei lineamenti da bambino che mi ricordavo.
“Non sei cambiata per niente”
“Posso offrirti qualcosa?”
“Si, offrimi l’opportunità di dirti tutto, di parlarti a cuore aperto”
“Si allora offrimi pure un caffè, abbiamo tutto il tempo per parlare”
Ci incamminiamo verso la sua macchina, guardandoci ogni tanto con la coda dell’occhio, in quell’ istante realizzo che i nostri lineamenti sono gli unici ad essere rimasti uguali in questi dieci anni, in realtà tra di noi percepisco un qualcosa di interrotto, percepisco i tuoi cambiamenti nel modo in cui cammini, ora la tua testa è alta e fiera il tuo passo non è più insicuro ma slanciato, giri la chiave e metti la prima con dei movimenti ormai sicuri.
“Mi sono persa tante cose….”
“eh si, sono cambiate un po di cose dall’ultima volta che ci siamo visti”
“beh, per cominciare ora guidi,”
“Eravamo dei ragazzini….”
“si lo eravamo,anzi forse io lo sono ancora”
Mentre cambia marcia vedo che la sua mano fa un piccolo movimento verso la mia appoggiata sulla gamba, qualcosa lo blocca e la sua mano ritorna sul volante.
“Ti porto in un bel posto, ok?”
Parcheggiamo la macchina davanti ad un giardino con un piccolo bar vicino, lui scende salutando qualcuno e ordina due caffè, per me il terzo della giornata, mi dice di mettermi seduta in un tavolo e con la mano mi sfiora il viso, “Calmati” mi sussura.
Beve il caffè con un sorso e si accende una sigaretta, wiston blu.
Mi guarda, io lo guardo,lui mi riguarda e in questa danza silenziosa di sguardi io trovo pace e comincio a parlare: “Come stai?”
“Bene dai, ora bene, ci sono stati dei brutti momenti ma ora sto bene, penso di aver fatto pace con la vita e anche con me stesso, ho trovato un equilibrio…”
“Ti vedo che stai bene, ma sei felice?”
“Felice?…..sei sempre la solita, la felicità è un parolone, sto bene ho tutto quello che mi serve, è faticoso, non ho tempo di pensare se sono felice.”
“dovresti esserlo, perchè te lo meriti, se penso ad una persona che si merita la felicità, beh quella sei te…”
“Sto bene, anche io me la cavo, sempre pensierosa, nell’ultimo anno forse un po troppo”
“penso tanto al passato, a quella che ero un tempo, a come riuscivo a lasciarmi andare, a godermi tutto, ora fatico, ho troppo il controllo sul mio corpo sulla mia mente, non riesco più a lasciarmi andare.”
“ti capisco, siamo cresciuti, è normale avere più coscienza delle nostre azioni, io per esempio non riuscirei mai a fare la vita che facevo prima, non potrei mai buttare nel cesso tutto quello che ho costruito”
“é strano, sei fisicamente sempre lo stesso ma dalla tua bocca escono parole cosi strane, ti ricordavo diverso”
“beato te, io cambio solo colore dei capelli, ma le insicurezze rimangono le stesse di quella piccola bambina di dieci anni fa”
“Lo vedo dal tuo sguardo, è sempre il solito, riesci ad ammazzare con quello sguardo, ancora dopo anni quello sguardo mi annienta”
“Tranquilla, sapevo a cosa andavo incontro rivedendoti, ma te invece lo sai a cosa vai incontro?”
“no, mi sono buttata in quel treno senza sapere nulla, avevo solo bisogno di parlarti.”
“ora puoi, ora sono pronto, dimmi….”
Il posacenere comincia a riempirsi, mi accorgo che è nervoso, mi guarda ma in realtà non mi guarda, mi sta a debita distanza, come per paura di qualcosa, come se fosse malata, come se potessi infettarlo con la mia incoscienza.
“Devo dirti tante cose, la prima forse è Scusa, scusa per tutto, è dieci anni che mi porto addosso questo senso di colpa, sono stata una stupida, non tanto per quello che ho fatto, ma per come lo fatto, vorrei averti lasciato qualcosa di positivo ma tutte le volte che ci penso, credo di averti lasciato solo odio.”
“no, non ti odio, non potrei mai, forse c’è stato un periodo in cui il solo pensarti mi bloccava il respiro ma non ti ho mai odiato”
“io invece mi odio, odio in modo in cui ti ho trattato, sono sparita solo per aiutarti, avrei voluto con tutta me stessa avere dei contatti con te, ma non potevo, non potevo farti l’ennesimo torto, ho preferito farlo a me”
Abbasso lo sguardo e per un attimo vorrei sparire, lui ora mi guarda fisso negli occhi e io non riesco a reggere il suo sguardo.
“Ti ricordi quei pomeriggi....” esclamo io con un filo di voce
“Si li ricordo bene, passavamo interi pomeriggi a camminare e ad ascoltare musica, Bersani, Ligabue, Battisti”
“Battisti non riesco più ad ascoltarlo senza pensarti”
Il vento leggero ci fa dondolare.
Ci alziamo e ci incamminiamo lungo un viale circondato da alberi:
“Si, ci vengo spesso quando ho bisogno di pensare, per certi versi mi ricorda molto quella via che facevamo insieme”
Si ferma, si gira verso di me e con voce seria mi dice: “ Posso sapere cosa vuoi da me?”
questa frase e quel tono mi gelano il sangue.
“ Non voglio niente da te, avevo bisogno solo di vederti e dirti delle cose, lo devo fare per andare avanti, devo mettere apposto il mio passato per poter guardare al futuro, devo essere sicura di non aver sbagliato strada...”
“Sei sempre la solita, impossibile! Mi lasci sparisci per dieci anni e ora sei qui davanti a me che mi sconvolgi con tutti questi ricordi e con il tuo profumo di buono...”
Si accende una sigaretta e inspira forte.
“ Lo so hai ragione sono la solita stupida egoista che vuole risposte giuste a domande sbagliate, ma dovevo guardarti negli occhi per capire delle cose...”
“Guardami! cazzo guardami, cosa hai capito ora??”
Una lacrima gli divide la guancia in due.
“ Vuoi sentirmi dire che sono stato bene? che hai fatto bene a lasciarmi? che la mia vita è migliorata? no, ho passato dei momenti terribili e te chissà dove cazzo eri. Ho provato anche a chiamarti ma te niente, te mi parlavi di cavolate. Quell’ultima chiamata che ti feci era un disperato messaggio di aiuto.”
“Io non potevo aiutarti, non ero abbastanza matura per poterti dire che avevo fatto una cazzata enorme, non potevo dirti che abitavi il mio cuore ancora, che ti pensavo a perdifiato, non potevo”
“Ora è diverso, ora ho la mia vita il mio equilibrio, ci ho messo una vita a cancellarti, ora non posso io fare parte della tua vita”
“Me l’aspettavo, anzi ci speravo in un certo senso, sono venuta qua per vedere come una persona può fare a meno di me, e tu ci sei riuscito, me lo merito. mi merito tutto quello che mi hai detto e che soprattutto hai pensato in questi dieci anni. Volevo solo stringerti tra le mie braccia per ritrovare un po me stessa, mi sono persa e per qualche assurdo motivo pensavo di ritrovarmi in te. Pensavo di poter rivivere solo per qualche ora quella cosa speciale che eravamo insieme, volevo sapere tutto della tua nuova vita e gioire delle tue scelte, volevo provare a me stessa che ancora riesco a vibrare, volevo sentirmi libera di essere me stessa, di essere semplicemente me stessa. Ma non avevo fatto i conti con il tuo rancuore.”
“Il rancuore non centra, anche io stamattina mi sono alzato con le migliori intenzioni, mi sono detto vai li tranquillo e fagli vedere che stai bene e che l’hai superata. Ma ora che ti ho davanti devo vomitarti addosso quello che mi sono tenuto dentro”
Con uno scatto si avvicina mi prende la faccia con le sue mani fredde e mi dice: “ora che ti ho qui con me non ti lascio andare via, non posso lasciarti andare una seconda volta”
“Ma allora tutte quelle cose che mi hai detto un secondo fa?
“Significa quello che senti, significa che avrei voluto lasciarti andare, ma quello che sento quando sono con te non lo posso ignorare, non posso ignorare questo, non posso solo per paura negarci la possibilità di essere felici, sarà difficile e tutti ci verranno contro, perderò il mio equilibrio lo so, ma del resto mi sono stufato di fare il funambolo, voglio cadere, cadere con te. Mi sei venuta a ricercare e allora forse per la prima volta voglio affidarmi al destino, voglio crederci, perchè sei la mia persona, noi non finiremo mai di esistere, anche quando non esisteremo più.”
Le lacrime mi scendono sul viso, ho paura ma mi sento viva, chiudo gli occhi per un attimo, le riapro e lui è ancora li davanti a me, dalla mia parte di muro.