23 settembre
Ho una fascinazione per chi tiene ricordi nel portafogli, mi sembra una piccola attenzione, la costruzione di un mondo solido che resta anche quando le cose cambiano, e l'ho sempre associata a quei ristoranti in cui per prendere posto il cameriere deve allontanare il tavolo e poi metterlo di nuovo dov'era, o quasi dov'era, perché in realtà prende le tue misure quando sei già seduto, di solito su una panca imbottita. Non so da dove vengano fuori queste associazioni, è un po' come quando penso a una persona e, anziché figurarmene il volto, è un luogo a balenare tutto il tempo nella mia testa: un angolo di una via, il banco del liceo, quel giardino a Ferrara. Tutti posti che non hanno nulla a che fare con la persona a cui sto pensando. Prima o poi scoprirò come vengono chiamati questi tipi di dislocazioni spazio/temporali. Non sono mai stata in un ristorante dove invece della sedia spostano il tavolo, l'ho soltanto visto fare in alcuni film. Non so se ci andrò mai, in un ristorante del genere, la trovo una cosa molto parigina, o russa, e non sono mai stata in francia, o in russia. Qualche tempo fa una persona che non sentivo da anni mi ha mostrato il biglietto di un museo che conosco, mi ha letto quel che c'era scritto a penna sul retro, una cosa lunga, bella, di quelle che scrivono le persone molto innamorate che non hanno paura di rendersi anche un po' ridicole, una specie di buono per trascorrere 24 ore insieme con tutta una serie di benefit allegati, qualcosa di buffo, un gioco tra due persone che vivono distanti. Ho sorriso quando mi ha letto quell'elenco bislacco sul retro di un biglietto sgualcito, sono entrata nell'intimità di due persone, ho provato uno strano senso di familiarità e disagio, me lo ha letto tre volte, e non riuscivo a capire perché, poi lo ha rimesso nel portafogli, che è il posto in cui lo conserva da undici anni, da quando io gliel'ho spedito. Mi si è interrotto qualcosa per una decina di secondi, non ricordavo affatto le mie parole, ma un'altra persona le ha conservate nel portafogli per undici anni, le mie parole, il mio modo scemo di stare al mondo, nel portafogli di una persona che ho amato. Non sono mai stata in francia, o in russia, ma qualcuno ha pensato alla misura delle mie gambe per rimettere a posto il tavolo, facendomi sedere. Qualcuno ha conservato, con cura, il mio modo scemo di stare al mondo. Forse devo comprare un biglietto per parigi e lasciare che un cameriere misuri le mie gambe.

















