Quello che andrò a scrivere in questo articolo è il resoconto della piacevole visita fatta il 10 febbraio al Medelhavsmuseet di Stoccolma. Il museo è focalizzato sulla storia e sull’archeologia del Mediterraneo e include reperti ritrovati durante la spedizione archeologica svedese avvenuta tra gli anni 20 e 30 del 900. Ho cercato di ricostruire la visita al museo attraverso le immagini e le descrizioni dei diversi reperti, facendovi anche un accenno sulla situazione storica dell’epoca. Inoltre, ho deciso di dividere il racconto in due puntate, questa sulla civiltà cipriota e la prossima sull’antico Egitto, in quanto ho avuto la fortuna di ammirare una mostra davvero molto ricca e interessante sulla civiltà egiziana appunto. Mi scuso da ora per la qualità delle foto che purtroppo è stata penalizzata dalle luci circostanti. Vi auguro una buona lettura e un buon viaggio nel tempo.
IL SANTUARIO DI MERSINAKI
Il sito di Mersinaki è situato vicino all’antica città di Soli, sulla costa nord-ovest di Cipro. Qui la spedizione svedese ha scavato un santuario all’aperto in cui sono state ritrovate grandi sculture di terracotta, stilisticamente datate tra il 500 e il 400 a.C. I corpi cilindrici, vuoti all’interno hanno visi che richiamano chiaramente all’arte greca-arcaica. Le statue possono essere state importante o prodotte in situ con stampi greci. Una possibile interpretazione è quella che il loro artista o il loro committente appoggiava Atene durante gli scontri con i Persiani del V sec a.C. Tuttavia, le statue sono state interpretate come offerte votive ad Apollo.
Nell’VIII secolo a.C. il poeta greco Esiodo ci racconta di come sia avvenuta la nascita di Afrodite, la dea dell’amore. Secondo il mito, Kronos, figlio di Urano, sovrano dell’universo, uccise il padre e gettò i testicoli nel mare, dal quale si formò una spuma da cui nacque una fanciulla, Afrodite (Aphros, schiuma in greco).
Molto prima della comparsa di Afrodite, a Cipro era presente la dea Astarte, in Egitto vi era Iside e Ishtar era venerata in Mesopotamia. Qui abbiamo diverse figure femminili che rappresentano le offerte votive nei diversi periodi storici dell’isola di Cipro. Un tipo di queste figure femminili, appartenente all’età del bronzo, aveva un triangolo per raffigurare il pube, chiaramente marcato, e le mani poste o sopra i seni o lungo il corpo. Le tavolette in terracotta rossa e lucida possono rappresentare divinità.
Vouni è il nome moderno di una rocca che sorge 268 m sopra il livello del mare, sulla costa nord-ovest di Cipro. Qui la spedizione svedese ha recuperato una palazzo reale persiano e un tempio dedicato ad Atena di V sec. A.C. Il palazzo era situato su una grande terrazza sotto il tempio e il complesso era circondato da un muro difensivo. Il palazzo è stato probabilmente costruito per consolidare il potere persiano su Cipro, dopo la sommossa fallita dai ciprioti nel 449 a.C. Esso era probabilmente la residenza estiva del re di Soli, protetto dai Persiani. Intorno al 380 a.C. il palazzo fu distrutto e mai più ricostruito. Qui vi era stato sepolto un tesoro, poi riportato alla luce, che conteneva gioielli in oro e argento, ciotole e monete.
Il tempio di Atena, invece, presenta due corti esterne, una più grande e una più piccola. Esso ha restituito offerte votive come statuette e un gruppo bronzeo raffigurante due leoni che attaccano un toro. Abbiamo anche una statua della dea.
PRIMA E MEDIA ETA’ DEL BRONZO A CIPRO
L’età del bronzo a Cipro iniziò intorno al 2500 a.C. Essa portò drastici cambiamenti nella cultura materiale della parte nord dell’isola. La metallurgia e il vasellame rosso lucido che sono stati ritrovati negli scavi, dimostrano che la cultura cipriota era vicina alla cultura contemporanea dell’Anatolia. Gli studiosi suppongono che qualche rifugiato proveniente dall’Anatolia si stabilì a Cipro. Questi cambiamenti sono avvenuti gradualmente, dalle valli alle pianure nord-occidentali. La cultura era però differente nelle varie zone dell’isola durante l’età del bronzo. In alcune tombe sono state ritrovate molte ceramiche rosse contenenti armi e strumenti in bronzo. Le armi raccontano una storia di lotte tra i diversi popoli dell’isola. Nel medio bronzo ( 1900-1600a.C.) i ciprioti iniziarono a sfruttare i giacimenti di rame delle montagne di Troodos e da quel momento Cipro diventò un importante esportatrice di rame, la ricchezza più importante dell’età del bronzo cipriota.
LA FINE DELL’ETA’ DEL BRONZO
Durante l’età del bronzo tardo-cipriota (1600-1050 a.C.) il commercio con il vicino oriente fiorì come fu per la civiltà micenea in Grecia. Grazie all’archeologia sappiamo che una vita cosmopolita è stata condotta nelle importanti città cipriote. Gli studiosi ritengono che Enkomi, sulla costa orientale, dominava l’isola.
Nella tarda età del bronzo la scrittura era il cosiddetto sillabico minoico-cipriota, di cui alcuni esempi sono stati ritrovati ad Enkomi. La scrittura non è stata ancora decifrata, quindi la lingua utilizzata è sconosciuta.
Intorno al 1200 a.C. Cipro fu colpita da violenti disordini che colpirono anche il resto del Mediterraneo orientale. Le ragioni del dibattito restano poco chiare, tuttavia Cipro si riprese.
La presenza micenea a Cipro è molto evidente nei reperti archeologici, la cultura micenea si fuse con la popolazione indigena cipriota.
A Cipro offerte votive a forma di cavalli, carrozze o cavalieri sono comuni, sono state anche ritrovate iscrizioni riguardanti Reshefis, l’equivalente di Apollo, oppure Zeus. A Cipro era venerato anche Eracle, nato probabilmente dal dio siriano Nergol, che proteggeva l’industria del rame nel nord della Siria o del dio Melqot, fenicio. L’Eracle cipriota era quindi una sorta di insieme di culture.
Nell’antichità Cipro era rinomata per le sue risorse di rame,
sfruttate già nel calcolitico ma soprattutto nell’età del
Bronzo. Il rame era il primo metallo lavorato ed estratto
dall’uomo. Grazie alla lega del bronzo e al rame stesso essi
forgiavano ottime armi e corazze.
Il re Agamennone ricevette una simile armatura dal re cipriota Kinyras.
IL SANTUARIO AD AYIA IRINI
Il piccolo santuario rurale di Aryia Irini si trova nella Baia di Morfou sulla costa settentrionale dell’isola, tra le antiche città di Soli e Lapithos. Era in uso dal 1200 a.C. circa al I secolo a.C. con alcuni intervalli di abbandono. Molto più tardi, una piccola chiesa è stata costruita sullo stesso sito.
Il Santuario è famoso per lo spettacolare ritrovamento di circa 2000 statuette di terracotta nella loro posizione originale, scoperte nel 1929 da Erik Sjoqvist. Nel 1931 la metà dei reperti è stata spedita in Svezia con il permesso del governo coloniale britannico, l’altra metà si trova al museo cipriota di Nicosia.
La pietra sacra (Bet el) che si trova presso il Santuario di Ayia Irini appartiene a una speciale classe di pietre di culto che sono piccole, portatili e arrotondate, conosciute soprattutto nei santuari Fenici del Libano, Tunisia e Malta. Un’altra pietra sacra si trovava nel santuario di Afrodite a Paphos, Cipro.
In Grecia , il famoso omphamos (ombelico) a Delfi aveva una pietra sacra betilica a forma di cupola, e in un santuario a Tyros, in Fenicia, lo storico Erodoto, vide un pilastro d’oro massiccio e uno smeraldo verde che brillava di notte.
Le figure di terracotta erano presumibilmente doni al Dio o alle varie divinità, ma servivano anche come sostituti per gli adoratori, il cui status sociale è stato espresso dagli attributi e le dimensioni delle figure. Quasi tutte le figure umane raffigurano uomini: un prete di alto rango o un re, uomini di vari ranghi militari, musicisti e uomini che indossano maschere. Le figure maschili si trovavano in un semicerchio intorno all’altare.
Le sculture più grandi e più impressionanti si trovavano direttamente davanti all’altare e alla pietra sacra. Altri formavano un semicerchio esterno. Il più grande di queste sculture rappresentano un uomo barbuto maturo che tiene in mano un coltello sacrificale o una lancia e indossa un turbante intrecciato, un modello indossato dai re ciprioti. Ci sono indicazioni che attestano che egli potrebbe essere uno dei re di Soli. Una grande scultura rappresenta un giovane adoratore che indossa un turbante e una tunica corta in stile egiziano e porta in dono una capra sacrificale.
Un certo numero di sculture di medie dimensioni, che troviamo vicino a quelle più grandi, indossano un mantello lungo e leggero, con un casco conico e metallico, tipico degli Assiri. Atri ancora portavano una spada, spesso con un bel pomo. Una scultura raffigura un uomo barbuto che trasporta un Ank (simbolo egiziano della vita), una scultura in calcare, invece, raffigura un uomo con caratteristiche africane.
Una statuetta porta una maschera di toro ed essa si trovava proprio di fronte all’altare e alla pietra sacra.
E ancora, diverse statuette raffigurano carri da guerra sontuosi trainati da cavalli con attrezzature fini e costose, guidati da un auriga e uno o due guerrieri che hanno spesso un armatura costosa. Un auriga ha un’acconciatura egiziana.
Tre piccoli guerrieri di bronzo sono di tipo siriano e anatolico. Le persone che li hanno dedicati agli dei devono aver goduto di uno status speciale, una si trova ai piedi dell’altare insieme alle grandi sculture, gli altri due erano sempre vicino all’altare ma uno di questi apparteneva all’età del ferro.
Diverse sono anche le figure dei cavalieri che indossano elmi che li identificano come guerrieri.
La maggior parte delle statuette sono piccole, semplici e raffigurano dei fanti. Sono barbuti e inossano caschi conici in metallo, raramente sono dotati di armi e scudi. Questi sono stati ritrovati ad est e ad ovest dell’altare.
Sono presenti piccole statuine di musicisti, con flauti e tamburi, ritrovati ai piedi dei guerrieri.
Scarabei egiziani sono stati depositati all’entrata del santuario, ma soprattutto lungo la parte anteriore della stanza del dio e al suo interno.
Il semicerchio formato dalle statuine in terracotta dà l’impressione di un raduno intorno all’altare e alla pietra sacra, come la fase finale di un rituale.
Nessuna iscrizione indica la divinità in questione ma le statuette si possono associare a una divinità associata alla natura e alla fertilità come le divinità di Astarte, Zeus, Ammon e Baal.
Nel 500 a.C. il santuario fu distrutto dallo straripamento del fiume che si trovava vicino al tempio.
Durante il periodo 1050-750 a.C. la cultura cipriota cambiò. La maggior parte delle vecchie città furono abbandonate e gradualmente furono costruiti nuovi centri abitativi. Alcuni discendenti dei Micenei erano arrivati sull’isola verso la fine dell’età del bronzo e nella metà del IX secolo a.C. i Fenici arrivarono dall’odierno Libano e si stanziarono nella parte sud-est della costa. Erano commercianti e il loro interesse per Cipro era dato soprattutto dalle ricche miniere di rame. Verso la fine del IX secoloa.C. il culto della dea fenicia Astarte venne introdotto a Kition. Astarte fu in seguito identificata come dea cipriota, equivalente ad Afrodite.
Questo periodo è conosciuto come periodo geometrico perché la ceramica veniva decorata con motivi geometrici. A seguire Cipro ebbe diversi governanti, Assiri, Egizi e Persiani che influenzarono la cultura cipriota. I Persiani mantennero il loro potere fino al tempo di Alessandro Magno, in quanto le diverse lotte per spodestare il sovrano fallirono.
DAL CENTRO ALLA PERIFERIA
Quando Alessando Magno morì nel 323 a.C., il suo generale Tolomeo prese il controllo su Egitto e Cipro e quindi l’isola andò sotto il comando di Alessandria d’Egitto. In seguito, quando nel 31 a.C.Ottaviano annesse l’impero tolemaico a Roma, Cipro rimase una fonte importante, di rame, grano e legname per la cantieristica navale. I Tolomei governarono l’isola per circa 250 anni attraverso governatori e magistrati spesso greci. Questo portò ad un ellenismo di Cipro che si riversò nell’arte con lo stile ellenistico, appunto, che sostiutisce i vecchi stili ciprioti. Nel primo secolo a.C. Cipro divenne una provincia romana.
La spedizione svedese di Cipro è nota per i suoi metodi di scavo molto meticolosi. In ogni necropoli le tombe sono state numerate nell’odine in cui sono state trovate e poi sono state separatamente scavate. La necropoli di Amathus offre un esempio di questo metodo di scavo. Questa tomba è stata datata al 950-900 a.C. e conteneva un coltello di ferro e scheletri di quattro individui, insieme a diverse ceramiche. Qui i documenti inerenti la tomba.
Archeologia a Stoccolma parte 1 (Cipro e spedizione svedese) Quello che andrò a scrivere in questo articolo è il resoconto della piacevole visita fatta il 10 febbraio al Medelhavsmuseet di Stoccolma.