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Continuo a pensare a un fiume da qualche parte là fuori, con l'acqua che scorre velocissima. E quelle due persone nell'acqua, che cercano di tenersi strette, più che possono, ma alla fine devono desistere. La corrente è troppo forte. Devono mollare, separarsi. È la stessa cosa per noi.
- K. Ishiguro, Non lasciarmi
Così quella sensazione mi afferrò di nuovo, sebbene cercassi di allontanarla: la sensazione che fosse ormai troppo tardi; che c'era stato un tempo in cui tutto avrebbe avuto un senso, ma che avevamo perso l'occasione, e che ci fosse qualcosa di ridicolo, di riprovevole addirittura, nel modo in cui stavamo pensando e pianificando il futuro.
- K. Ishiguro, Non lasciarmi
Non mi era mai passato per la mente che le nostre vite, che fino a quel momento erano rimaste tanto strettamente intrecciate fra di loro, potessero disfarsi e separarsi per una cosa come quella.
- K. Ishiguro, Non lasciarmi
Ricordo una grande stanchezza che mi assaliva, una specie di letargo di fronte a quell'intricato disastro che si profilava davanti ai miei occhi. Era come quando si deve risolvere un problema di matematica quando si è esausti: sappiamo che da qualche parte esiste una recondita soluzione, ma non riusciamo a trovare l'energia per provarci. Qualcosa in me si spezzò. Una voce mi disse: «D'accordo, lascia che pensi tutto il peggio possibile di te. Lascia che lo pensi, lascia che lo pensi». Credo di averlo guardato con rassegnazione, con una faccia che voleva significare: «Sì, è vero, cos'altro ti aspettavi?»
- K. Ishiguro, Non lasciarmi
«Se sono tanto miopi,» chiese Simon con tranquillità «perché vi importa delle loro attenzioni?»
– J. Quinn, Il duca e io
Fortesa Latifi, from The Truth About Grief.
Vidi la mia vita diramarsi davanti a me come il verde albero di fico del racconto. Dalla punta di ciascun ramo occhieggiava e ammiccava, come un bel fico maturo, un futuro meraviglioso. Un fico rappresentava un marito e dei figli e una vita domestica felice, un altro fico rappresetava la famosa poetessa, un altro la brillante accademica, un altro ancora era Esther Greenwood, direttrice di una prestigiosa rivista, un altro era l'Europa e l'Africa e il Sud America, un altro fico era Constantin, Socrate, Attila e tutta una schiera di amanti dai nomi bizzarri e dai mestieri anticonvenzionali, un altro fico era la campionessa olimpionica di vela, e dietro e al di sopra di questi fichi ce n'erano molti altri che non riuscivo a distinguere. E vidi me stessa seduta sulla biforcazione dell'albero, che morivo di fame per non saper decidere quale fico cogliere. Li desideravo tutti allo stesso modo, ma sceglierne uno significava rinunciare per sempre a tutti gli altri, e mentre me ne stavo lì, incapace di decidere, i fichi incominciarono ad avvizzire e annerire, finché, uno dopo l'altro, si spiaccicarono a terra ai miei piedi.
- S. Plath, La campana di vetro
Il silenzio mi fece sentire depressa. Non era il silenzio del silenzio. Era il mio silenzio.
- S. Plath, La campana di vetro
Mi piaceva osservare gli altri in situazioni cruciali. Se c'era da vedere un incidente stradale o una rissa o un neonato conservato sotto vetro in laboratorio, mi fermavo a osservare tutto così attentamente che poi non me lo scordavo più. Bisogna dire che in questo modo imparai un sacco di cose che altrimenti non avrei mai imparato, e se mi lasciavano interdetta o mi facevano star male, non lo davo a vedere, ma fingevo che per me fossero cose arcinote e normalissime.
- S. Plath, La campana di vetro
Lo vedi che cosa può succedere in America, avrebbero detto. Una ragazza vive per diciannove anni in un paesello sperduto, senza nemmeno i soldi per comprarsi una rivista, poi ottiene una borsa di studio per il college, vince un premio, poi un altro e finisce che ha New York ai suoi piedi, come se fosse la padrona della città. Peccato che io non ero padrona di niente, nemmeno di me stessa. Non facevo che trottare dall'albergo al lavoro ai ricevimenti e dai ricevimenti all'albergo e di nuovo al lavoro come uno stupido filobus. Sì, credo che avrei dovuto trovarla un'esperienza eccitante, come facevano quasi tutte le mie compagne, ma non riuscivo a provare niente. Mi sentivo inerte e vuota come deve sentirsi l'occhio del ciclone: in mezzo al vortice, ma trainata passivamente.
- S. Plath, La campana di vetro
Sabía leer. Fue el descubrimiento más importante de toda su vida. Sabía leer. Era poseedor del antídoto contra el ponzoñoso veneno de la vejez. Sabía leer.
- L. Sepúlveda, Un viejo que leía novelas de amor
Tous les êtres sains avaient plus ou moins souhaité la mort de ceux qu'ils aimaient.
– A. Camus, L'étranger
Mais selon lui, sa vraie maladie, c'était la vieillesse, et la vieillesse ne se guérit pas.
– A. Camus, L'étranger
Emily Brontë, from "Wuthering Heights," originally published in 1847
Love, grief, and magic in the mundane
1- @Bluewmist on Twitter / 2- Roly Poly is Taken on Twitter / 3- About Time (2012) by Richard Curtis, image from Mita Park on Unsplash / 4- Sherri Turner on Twitter / 5- Cold Solace by Anna Belle Kaufman / 6- The Anthropocene Reviewed by John Green