Antonio Gramsci, il principale teorico comunista italiano, sosteneva che «non si impara il latino e il greco per parlare queste lingue, per fare i camerieri o gli interpreti o che so io. Si imparano per conoscere la civiltà dei due popoli, la cui vita si pone come base della cultura mondiale»*. Di certo il senso del passato di Gramsci era per molti versi radicalmente diverso da quello di coloro che avevano simpatie conservatrici, ma ciò che legava entrambe le parti era il loro attaccamento a quelle conquiste del passato che costituivano le fondamenta della cultura mondiale.
*Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, 4 (XIII) 55, a cura di Valentino Gerratana, Torino, Einaudi, 1977, vol. I, Quaderni 1-5, p. 500. ---------
Frank Furedi, La guerra contro il passato. Cancel culture e memoria storica, traduzione di Riccardo Cristiani, Fazi Editore (Collana Le terre n° 288), 2025¹.
[Edizione originale: The War Against the Past. Why the West Must Fight for Its History, Polity Press, Cambridge, UK, 2024]










