L’ultima volta che sono stata a Milano è stato quasi un anno e mezzo fa. Io e te ci eravamo conosciuti da poco, e ricordo che erano giorni in cui mi stavo abituando alla tua presenza, con una certa curiosità e anche una punta di divertimento, sorpresa da quella dinamica peculiare che si stava creando tra di noi, un po' sconcertata nel vedere le mie usuali barriere dissolversi completamente davanti ai tuoi modi di fare. Di quei giorni ricordo vividamente una serie di dettagli legati a te, come se la memoria si fosse ancorata al luogo, pur non avendolo condiviso: mentre cammino per le stesse strade di allora, mi vengono in mente cose di cui parlavamo al telefono in quei giorni - il tuo rapporto con Milano e con Pavia, considerazioni sul clima e sull’architettura, piccoli spiragli aperti sul tuo modo di vedere il mondo. La cosa che mi è più rimasta impressa, però, è la musica: c’erano un paio di album che mi avevi consigliato di ascoltare durante il viaggio e che io, nonostante spesso sia così cieca e sorda ai consigli, ho letteralmente divorato, colpita dalla vicinanza che c’era tra i tuoi gusti e i miei, anche nelle cose molto diverse che ascoltavamo, come se con linguaggi diversi cercassimo di dire la stessa cosa. E così esco dalla metro di Loreto e ho un flashback preciso dello scorso anno al suono di James Blake, cammino lungo corso Buenos Aires e ricordo il preciso istante in cui ho ascoltato per la prima volta gli Unwound. La musica che ho scoperto tramite te, o che è in qualche modo riconnessa a te, è per me vietata in questo periodo: è triste ammetterlo, perché dentro ci sono tante cose a cui tengo molto, ma ho deciso di non ascoltarla per evitare di rimuginare ancora di più rispetto a quanto non faccia abitualmente. Ma capita ugualmente che il pensiero faccia voli pindarici ed arrivi a te, e così mentre cammino per le strade di Milano cercando di ignorare tutti i sillogismi che portano alla tua persona, finisco per ascoltare una canzone che a un certo punto dice più o meno love is a battlefield - but doesn't make you feel alive? e penso che mi sembra di aver vissuto più intensamente nei mesi in cui eri accanto a me (e forse anche nei mesi successivi, per quanto dolorosi) che nel resto degli ultimi anni, soprattutto se ripenso alla vividezza e alla profondità con cui mi sono rimasti impressi alcuni momenti, anche quelli apparentemente molto semplici e tutto sommato trascurabili.














