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Tutti zitti.
Nonostante tutto.
A SÈ STESSO
"Or poserai per sempre, Stanco mio cor. Perì l'inganno estremo, Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento, In noi di cari inganni, Non che la speme, il desiderio è spento. Posa per sempre. Assai Palpitasti. Non val cosa nessuna I moti tuoi, nè di sospiri è degna La terra. Amaro e noia La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo. T'acqueta omai. Dispera L'ultima volta. Al gener nostro il fato Non donò che il morire. Omai disprezza Te, la natura, il brutto Poter che, ascoso, a comun danno impera, E l'infinita vanità del tutto."
G. Leoparti, Canti
#44
Per quanto riottoso e bestemmiatore,
resta inerme
sotto la fame indifferente dei tarli
lo scrittoio dell’uomo che fu e sarà,
come castello di sabbia in attesa
della folata fatale,
giaciglio ancora
per i petali marci del proprio scrittore,
camminatoio d’idee di là da venire
e già morte.
Corpo che siede esalando,
orfano di scheletro che sostenga.
#43
Soffi
sulla muta lingua di un fuoco
che va trapassando,
regali anelli di caldo fumo
all’amante monco
affinché possa goderne
come d’un libro l’analfabeta.
Un sussurro bambino
suggerisce l’inutilità dello sforzo,
ammonisce il vagabondo
che rianima una brace
di resti esausti.
#42
Piove
s’una miriade di mani strette
passi lunghi, brevi
incalzano una ballata d’amore
urbano, di memori scalinate
notti accese.
Respiro vibrante su per un alito
d’affetto e asilo,
soffi lunghi, brevi
piove
s’una miriade di mani strette.
#41
Frattali di luna
in acque nere di petrolio
in golfo di pietre
erose dai versi
di umani troppo umani.
Cerca comprensione il mio me
seduto e inchiodato a cocci
di bevute mai finite
cerca partecipazione d’essere il mio me
che dalla risacca del mare ritorna
al sussurro del fiume,
al calore fetale su
per un muro placentale
da ignorare e amare
come sottocoperta
per il viandante d’un mare
in rivolta.
e
#40
Qui la gioia
non scorre che in rigagnoli occasionali
gole benedette dal sorriso
sfollati ne miraggio di una casa
bocconi dietro gli occhi
recuperami un bacio lisergico
così che le palpebre
non mi si aprano nel grigio
del mio io diafano.
#39
Facce e voci
rubate al giusto momento
e dal momento giusto
relatività come filo da sarta
intercorrono nel mare di trame
che t’avvolge l’anima
elenchi d’impressioni
da una matita troppo austera
per chiamare versi
i propri figli
elenchi d’impressioni
scritte a matita
per te
che a matita ti penso
per redigere la notte
e i refusi dell’amore.
In sostanza chiedevo un letargo, un anestetico, la certezza di essere ben nascosto. Non chiedevo la pace del mondo, chiedevo la mia.
Cesare Pavese (via au-clair--de-lune)
Poesie nel mare come coralli nella bufera
parole senza ruolo gerarchia o schema.
Worse.
Worse.
She died—this was the way she died; And when her breath was done, Took up her simple wardrobe And started for the sun. Her little figure at the gate The angels must have spied, Since I could never find her Upon the mortal side.
Emily Dickinson, Selected Poems (via feellng)
Formalità.
E so che dove sei è più in là.