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The Business Model Canvas - 9 Steps to Creating a Successful Business Model - Startup Tips The Business Model Canvas, is a strategic management and entrepren...
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THE TITLE OF THE STRATU UP WILL BE: GHEISHA BIKE ART AND TALKS ABOUT HAIRSTYLE, ACCESSORIZES FOR WOMEN
Mi è stata raccontata questa storia. Non sono ancora riuscita a verificarne l’esattezza, ma la persona che me l’ha riportata è molto affidabile, e dunque… Verso la fine dell’’800, inizi del ‘900 (s…
Ieri in un coworking milanese mi hanno raccontato questa storia, questa storia vera che racconta come infondo guardarsi intorno a volte sia tutto.
Un vero fiore in testa, chissà cosa si prova?
Tra vent’anni sarai più dispiaciuto per le cose che non hai fatto che per quelle che hai fatto. Quindi sciogli gli ormeggi, naviga lontano dal porto sicuro. Cattura i venti dell’opportunità nelle tue vele. Esplora. Sogna. Scopri.“ Mark Twain
http://www.ministeriodediseño.com/actualidad/flower-truck/
Ogni città ha i suoi angoli di paradiso.
Con paradiso intendo quel luogo dell’immaginazione o della fede che ospita tutto ciò che ci fa sentire completi.
Per questo viaggiare è importante, viaggiando facciamo esperienza di altri eden.
Ad una trentina di minuti dal centro della splendida Roma c’è un luogo che si chiama Casali del Pino, questo luogo è un borgo immerso nella campagna centroitaliana senza tempo.
La proprietà è di Ilaria Venturini Fendi che da 6 anni a questa parte insieme ad Antonella Fornai organizza ogni Primavera Floracult: una bellissima festa di fiori e artigianato legato al tema del verde.
Visitare Floracult è un’esperienza di risveglio dei sensi: la vista sconfina tra orizzonti e magnifiche creature della natura, l’olfatto è catturato dall’aria di campagna fatta di animali, cibo rustico e profumi secolari, il gusto racchiude tutto.
Di seguito alcuni link per approfondire Floracult e Casali del Pino, ricordo infatti che la tenuta è sempre aperta con le camere, il ristorante e tante attività.
http://www.floracult.com/home.aspx
http://www.icasalidelpino.it
E qualche nota per chiudere gli occhi, riaprirli e prenotare un biglietto per Roma, per la bellezza, per l’eternità.
A volte deve trascorrere un tempo indefinito per capire il tipo di viaggio o avventura che si è vissuta.
Il Salone del mobile di Milano si è svolto a metà Aprile, ed è stato onirico, stupefacente, di questo me ne sono resa conto subito.
Pensiamo di conoscere il quartiere che viviamo, il cuore della nostra città, camminiamo, guidiamo, corriamo sempre concentrati su noi stessi, perché tanto è così pensiamo di sapere dove siamo.
Ad Aprile, ogni Aprile le certezze spaziotemporali dei milanesi vacillano, i giorni del Salone aprono nuove prospettive al nostro sguardo, stropicciano, stravolgono, scombussolano gli assiomi del nostro vivere meneghino.
A seguire le didascalie delle foto che più significano quanto sopra sostenuto
FOTO1 I chiostri di San Simpliciano/Mindcraft exhibition
Quella chiesa che sembrava una fortezza inespugnabile apre i suoi chiostri ai designer danesi, il pavimento si fa di specchio et voilà la prima sorpresa, il mondo è sottosopra il design si moltiplica nel suo riflettersi. Chi appartiene a chi: il design al suo luogo espositivo, i chiostri alla città, la città al design, il cinema al pubblico
FOTO 2 Palazzo Serbelloni/Movements exhibition
Si aprono le porte di uno dei più splendidi palazzi settecenteschi della città.La storia dialoga col gioco, qui si dondola su altalene con sedute in quarzo realizzate da Cesarstone. Impossibile dimenticarsi di questo matrimonio.
FOTO 3 Segno Italiano /Marras
I ragazzi di segno italiano curano un’installazione al di là della poesia per Antonio Marras, una voliera con cestini in vimini e 50 uccellini animano il già magnetico spazio in Via Cola di Renzo. Ripeto per chi non era attento: una voliera vera con 50 uccellini piumati e colorati che svolazzano in un negozio di vestiti che ospita l’artigianato italiano.
FOTO 4 Rossana Orlandi
Sogni& immaginazione dimorano qui Via Matteo Bandello, non si paga il ticket di ingresso e lo spettacolo è migliore di tanti musei. Il bello di Rossana Orlandi è che ad oltranza Salone del mobile o no.
FOTO 5 Arabesque Cafè
Riflessi di un nuovo posticino che ha aperto sotto i portici di Largo Augusto.
Moda, cibo, interni in sinfonia tra loro da....L’arabesque Cafè
FOTO 6 Triennale
La Triennale ci regala un nuovo punto di vista su Parco Sempione e sulla città che ci fa sentire nuovi e ben ossigenati.
FOTO 7
La Cascina Cuccagna ha ospitato il “good design” ovvero il design sostenibile, pensato nel rispetto del mondo con i materiali che abbiamo a disposizione.
E poi, nell’angolino vicino alla ciclo officina c’era questo tavolo per due, sospeso, in cielo. Voglio chiudere con questa immagine il mio racconto sui giorni dello spettacolo del Salone, perché questa immagine ha in sé una delle interpretazioni di cosa si può fare con la fantasia, si può inventare un tavolo sospeso in aria per sperimentare nuovi panorami.
Crespi Bonsai
A Parabiago, a pochi chilometri da Milano in direzione nord ovest c’è un giardino delle meraviglie dove è possibile trascorrere qualche ora in estremo oriente. Si tratta della sede principale del vivaista Crespi specializzato in Bonsai, le meravigliose miniature di alberi secolari.
I milanesi che gravitano intorno a piazzale Cadorna in rotta verso un treno delle ferrovie nord o a passeggio verso il castello sforzesco probabilmente conosceranno la verde vetrina della boutique di Via Boccaccio.
Crespi è il punto di riferimento per chi desidera acquistare un bonsai, per chi vuole imparare a prendersene cura, per chi sperimenta l’essere scultore della natura.
Un bonsai non è una pianta, è un piccolo albero da vaso e anche un bellissimo modo per sdebitarsi di un invito a cena.
Links:
WHAT: http://it.wikipedia.org/wiki/Bonsai WHERE: http://www.crespibonsai.com/Pages/Default.aspx WHENEVER ……………………………………………………….
FOTOGRAFIA EUROPEA 2014 LE REGGIANE REGGIO EMILIA A Reggio Emilia venerdì ha inaugurato il festival di fotografia europea, fino ai primi di giugno sarà possibile visitare la città emiliana che celebra le immagini di grandi narratori e interpreti della realtà: i fotografia, quelli che scrivono con la luce e con i colori. Il protagonista della rassegna e' Luigi Ghirri, che ho avuto la fortuna di "conoscere" all'università nel corso di fotografia dell'architettura, il nostro docente il Professor Marco Introini ci raccontava le carriere dei grandi maestri, ricordo che di Luigi Ghirri mi impressiono il metodo: il suo progetto fotografico nasceva e si accompagnava agli schizzi sui taccuini, la carta e la pellicola insieme, l'uno mezzo di verifica, di analisi e di approfondimento dell'altro. Vedere quelle istantanee con i miei occhi, poterci camminare intorno,scorrerle fisicamente è stata un'esperienza diversa, non mi trovavo più o soltanto a Reggio Emilia ma ero in viaggio per l'Italia nello spazio e nel tempo, ero sulla spiaggia di Rimini negli anni 80, ero a Versailles seduta su una panchina ero davanti a quella saracinesca serrata, a quella fermata dell'autobus. Di Reggio conserverò per sempre il ricordo della visita alla ex fabbrica delle officine meccaniche reggiane fondata nel lontano 1901, un tesoro, un luogo incredibilmente forte e senza destino. Solo pochi anni fa, nel 2008 la fabbrica chiude per una storia di passi più lunghi della gamba , di acquisizioni pericolose culminate con lo spostamento della produzione dall' Italia a dove Wikipedia non lo dice. Qui dove una volta si producevano elicotteri e treni vivono gruppi di nordafricani ed artisti in un clima di amicizia che fa scuola. Il complesso e' molto vasto, ha le dimensioni del quartiere di una grande città, sorge alle spalle della stazione e si affaccia su campo volo (il teatro dei concerti di Ligabue), tutt'intorno si estende la bassa campagna reggiana. I capannoni hanno il fascino delle cattedrali gotiche, la luce filtra dalle finestre sulle pareti e dagli shed della copertura. La guida del tour e' Simone Ferrarini un artista eccezionale che dipinge sulle pareti di questi luoghi, le sue opere sono un esempio vincente di unione tra pittura e architettura. Simone guarda gli elementi dell'architettura: le finestre, le travi, le facciate e intorno e su essi dipinge i suoi personaggi. I metri quadri da rianimare non sono certo pochi oltre ai dipinti di Simone ci sono altre mani che raccontano le pareti delle reggiane, mani di artisti e di uomini che domiciliano qui come A. che pedala per il giardino trasportando il ferro che ha estirpato da un capannone per poterlo rivendere e mettere da parte il necessario per il suo matrimonio, a Settembre. Tutti noi, in aereo, preferiremmo sempre viaggiare seduti affianco al finestrino,per il passaggio, per le nuvole, per le luci delle città di notte e per i tetti degli edifici e allora se durante il prossimo volo in un viaggio in Italia vedrete un astronauta bianco su un tetto piano allora saprete di essere sopra Reggio, sopra le reggiane.
La nuova collezione di Acne studio e’ arte.
Attinge dall’opera dell’artista Hilma af Klimt, pittrice svedese appartenente alla corrente dell’astrattismo.
L’artista dipingeva per rendere visibile la dimensione spirituale che pervade le nostre giornate spesso senza che noi, padroni del nostro tempo, riusciamo a percepirlo.
Penso sia possibile sostenere che lo sforzo dell’artista fosse dipingere il silenzio dell’uomo che di attimo in attimo di trasforma, assume colori diversi e confini liquidi.
Acne studio attinge dal ricchissimo repertorio dell’artista svedese per proporre una linea uomo e donna di felpe, magliette, camicie e borse.
Arte da indossare, preziosa, comunicativa, forte, potente.
Forse era giunto il momento - di andare oltre - ho pensato questo quando su wikipedia ho letto:
" Hilma af Klint lasciò più di un migliaio di opere su carta. Durante la Sua vita espose solo i primi quadri naturalistici e non mostrò mai le sue opere astratte. Nel testamento si legge che i lavori astratti dovevano essere resi pubblici non prima di 20 anni dalla sua morte. Era infatti convinta che solo allora il pubblico avrebbe potuto capirne il significato.”
70 anni dopo.
Se la prima immagine che respirate al suono della parola rione è una moltitudine di colori e sole allora rione monti vi potrà piacere molto.
In pieno centro storico rione monti è incastonato tra lo splendore del Colosseo e il panorama mozzafiato che si gode dal la terrazza del quirinale.
Ha un anima giovane, da piazza del sud Italia aperta al vento e agli schizzi della fontana che la domina.
Qui in via Leonina al civico 48 si svolge tutti i sabati e le domeniche ( eccetto parentesi all'hotel Radisson Blu Es) il migliore urban market della capitale.
Difficile uscire a mani vuote e senza il sorriso della soddisfazione post acquisto ben riuscito perchè tra banchi e tirelle si trova di tutto: occhiali da sole e da vista, foulard, nastri, cappelli, vestiti, kimono giapponesi, scarpe, borse e zaini, gioielli e oggetti da collezionare.
I mercanti sono i markers e artigiani, creativi del settore moda e decor, design, sempre disponibili a raccontare la genesi dei loro prodotti e la loro avventura imprenditoriale.
Se cercate pezzi unici handmade a prezzi anticrisi , se siete creativi in cerca di nuovi clienti o semplicemente volete respirare l'aria di un mercato innovativo mercato monti vale la pena di
una visita.
Sul sito e sulla pagina fb di mercato monti tutte le info sui talenti del mese e un anteprima delle prossime edizioni
.
http://www.mercatomonti.com/
IL MERCANTE IN FIERA
IL MERCANTE IN FIERA
Mantenere la parola data era importantissimo, avevo sbandierato ai quattro venti che sarei andata a Parma e non era possibile, immaginabile un percorso differente.
Era un discorso serio, ne andava della mia credibilità, della mia determinazione.
Se davvero amavo il mondo del vintage, del design, del collezionismo, se davvero amavo la storia e la vita che si nasconde e al contempo anima oggetti e vestiti allora dovevo andare…
L’ammutinamento del glorioso gruppo che avrebbe dovuto viaggiare insieme a me era talmente prevedibile da non sembrare vero, ad ogni Mercante in fiera che si rispetti succede cos: grandi e entusiasmi e febbre da compito in classe.
Sabato mattina, molto presto, molto prima della sveglia ero pronta a partire.
La fiera di Parma è il tempio in cui si svolge due volte l’anno la più importante esposizione di modernariato e antiquariato d’Italia; i suoi edifici in cemento grigio bianco sono parte di quel sistema di segni produttivi che caratterizzano la connessione Milano-Bologna e oltre; l’avrò vista centinaia e centinaia di volte, ora dal finestrino del guidatore ora da quello del passeggero, ora invece la stavo per conoscere.
Autostrada del Sole.
L’esposizione è tutta indoor e si sviluppa in tre padiglioni.
Il mio tour è iniziato nell’atmosfera del modernariato animata da mercanti di mobili, vestiti, orologi, pellicce, e bigiotteria, per proseguire e terminare nelle atmosfere degli antiquari.
Senza giri di parole, senza falsi complimenti, giù la maschera lo dico: no, non mi è piaciuto il Mercante in Fiera, mi aspettavo meraviglie intergalattiche
Il contenitore è un edificio greve, adatto a fiere di altra natura, più simile a un capannone industriale che ad un luogo di esposizioni.
La Fiera è povera, gli stand sono tutti uguali e disposti non si capisce bene con quale logica, la comunicazione grafica debolissima segnala solo bagni e bar.
Un mercato è un esperienza sensoriale, fatta di richiami di colori, di odori e suoni, spazi che potevano essere pensati e valorizzati.
Così dopo aver immortalato oggetti che ne valeva la pena, un tour di due ore e un panino al culatello, ho detto arrivederci al mercante.
Non mi è piaciuto, si è vero tornerò per la questione delle meraviglie intergalattiche..
Dovrebbe essere una permanente il White, non voglio dire una fiera perchè a parte quelle dell'est la parola fiera rimanda a contesti seri.
Allora dico che dovrebbe essere un mercato, uno show, un raduno di stilisti che mostrano le loro creazioni e le spiegano dal processo creativo a quello produttivo.
E' stato un battesimo, per la prima volta ho visto la moda emergente tra le mura dell'Ansaldo e di SuperStudio. Ero alla ricerca di storie, volevo capire cosa era il white pur non sapendo nulla, volevo conoscerlo attraverso le persone che avevano affittato uno stand ( anche se la parola bancarella o banco è più calzante e vera ).
La maggior parte degli stilisti sono giovani, visionari e coraggiosi.Sono in fiera con l'abito che più li rappresenta a cercar vetrine e compratori in Italia e all'estero.
Tra tutti quello con Philippe Bartherotte del marchio G.Kero è stato l'incontro più vignettistico e comunicativo.
G.Kero è francese, che dico francesissimo, è un marchio di famiglia, Philippe si oocupa del lato commerciale , la sorella Marguerite artista è la direttrice creativa.
La linea comprende magliette, camicie e felpe la cui grafica si ispira al mondo degli animali con volti di tigri, lupi.
Philippe è molto felice di essere a Milano, è entusiasta del suo progetto a tal punto che senza accorgersi mi racconta l' avventura imprenditoriale familiare in lingua originale.
Il suo progetto affonda le radici nella sua storia, storia e progetto sono sposati e indissolubili, così mi racconta dove è nato, dove vive, cosa è successo di importante dove e vive chi sono i suoi genitori.
Cerco di seguirlo perchè la sua gioia e la voglia di raccontare sono travolgenti, poi torno a casa e approfondisco sulla rete.
Ecco dei link sul White e sulla storia di Kerò.
http://www.whiteshow.it/
http://instagram.com/whitetradeshow
http://www.gkero.fr/fr/
Allegro in una giornata metafisica
Milano è una città grigia, un colore, una città abbinati da un connubio che è credenza di molti.
Gli esperti di moda, i pittori, i forografi, i docenti di teoria del colore ci insegnano che che il grigio è la somma di bianco e nero e che è ricco di cinquanta e più sfumature.
Sopra la testa dei milanesi vola un cielo grigio metafisico, la luce è bianca, illumina i palazzi del centro e della periferia.
Quel colore è il trait d'union di tutto, è una colla siliconica, è un fondale che permette ad ogni altro colore di emergere con vigore e slancio.
A vagare per il centro di Milano in una giornata mi si è rivelato il mercato di Piazza Diaz. Le bancarelle si susseguono sotto i porticati novecenteschi, ai piedi del grattacielo Martini, circondate dalle mura del museo del novecento.
L'appuntamento è fisso i rimi tre giovedì del mese.
La selezione è ottima sia per qualità che per economia. Si possono acquistare fiori, bigiotteria, accessori di moda, antiquariato, conchiglie di mare, piatti e decori in ceramica, giochi vintage.
Alcuni esempi:
spille anni 50 disegnate da un artista giapponese:15 euro
borsa di prada vintage a secchiello in pelle verdone:70 euro
piatti in ceramica decorata:20 euro