spesso aspetto il limite perché quando mi metto a riflettere mi faccio paura da sola.
in sti giorni ho deciso di prendermi del tempo per pensare.
tante piccole cose, che ho lasciato sfuggire, mi hanno segnata in tanti punti; è estenuante rendersi conto di quanti buchi da rattoppare si siano creati, ma lo è ancora di più sapere che quei buchi li posso ricucire soltanto io.
la mia energia è una delle cose di cui vado più fiera, perché so cosa sono in grado di trasmettere e so cosa, di conseguenza, mi ritorna indietro, è un continuo auto-alimentarsi.
purtroppo però, c’è una sottile linea, ma talmente sottile, che spesso supero senza rendermene conto.
gli altri non sono me, il mio cuore, i miei sentimenti, i miei pensieri, sono miei e non degli altri
gli stati d’animo altrui, i pensieri altrui, il cuore altrui, non sono miei, sono di altri.
non sempre agli altri importa se tu esisti per te stessa/o, ma questo conta poco, perché in primis dovrebbe importare a te.
non possiamo vivere nella speranza che gli altri diano a noi quel che noi diamo, tanto meno sperare che gli altri ci amino come noi amiamo loro, è un continuo susseguirsi di cose incontrollabili, per cui è meglio non farsi domande.
l’unica domanda da porsi è “sto bene? manca qualcosa alla mia persona?”
se la risposta include già una seconda persona, allora forse stiamo sbagliando qualcosa.
spesso le nostre mancanze le riflettiamo sull’esterno, su un qualcosa che non possiamo avere/qualcosa che non abbiamo più, una persona, una sensazione, un ricordo, eppure il fatto che non ci sia è già una risposta, il tuo vuoto, lo colmi tu.
svuotare i propri barili di emozioni altrove, non sempre ti restituisce l’energia che dai.
questo per dire a me stessa, che a volte merito di ricordarmi di ME.






















