Coffee time. <parte 2>
<continua da qui>
Non ho più detto una parola.
Jay e Pauli stanno parlando della partita di domenica. A me non frega proprio niente del calcio ma loro sembrano tenerci particolarmente quindi è la loro preoccupazione principale, a parte ovviamente risolvere tutta la merda in mezzo a cui siamo finiti.
Non hanno capito che è successo qualcosa di strano, loro non li hanno notati i tre “ghetto boyz” che saltavano fuori dallo Starbucks come se gli avessimo appena rubato il Rolex dal polso.
Non so nemmeno io cosa fare, aspetto di arrivare a casa e controllo con calma oppure mi lascio prendere dal panico più totale e grido a Pauli di inchiodare immediatamente per andare a controllare nel bagagliaio? Che dubbio del cazzo. Cerco sulla parte superiore dello schienale la maniglia che lo sblocca. Appena la trovo sgancio il fermo ed abbasso il sedile, infilo un braccio e tasto la sporca superficie del bagagliaio della Vauxall Corsa 1.0. Chissà cosa ci avrà appoggiato qua dentro, sto schifoso macellaio di provincia. Trattengo al volo il rigurgitino collegato al pensiero precedente, trovo la borsa e la trascino fuori al volo.
Apro la zip che - ovviamente - fa ZIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIP mentre si schiude tipo un sarcofago davanti ad Indiana Jones e che mi ritrovo davanti? Delle fottute scarpe da tennis, una racchetta, dei pantaloncini una volta bianchi ma ora sporchi di erba e terra ed una fantastica fascia da polso completamente intrisa di sudore. Porca Troia.
- Jay... Pauli... C’è un problema. - Che succede? - mi rispondono. - Avete presente il borsone con il fucile? - Si...- Dice Jay mentre si volta indietro. Da un’occhiata e mi vede con in braccio il borsone aperto. Poi aggiunge - Oh cazzo, non mi dire che hai preso il borsone di un tizio a caso e non quello con il fucile... Qui Pauli mette la freccia mentre inchioda girando a sinistra parcheggiando in un buco fra due auto. Tipo Bond in pratica. - Ma cosa cazzo state dicendo? - Dice mentre si volta a guardare nel borsone. A questo punto non mi resta che dichiarare la mia colpevolezza. - Mi spiace ragazzi... Non pensavo... Avevano detto che sarebbero stati al tavolino a fianco il passaggio! - - Perché non erano quelli? - Urla Jay. - Evidentemente no! - Sentenzia in malo modo Pauli.
Beep! Squilla il telefono di Jay per un messaggio ricevuto su WhatsApp. Ci spiega che è Box. Il tizio dei “Ghetto Boyz”. Dice che non hanno trovato il tavolino libero e che quindi si sono piazzati in quello a fianco sperando ce ne accorgessimo. Dopo una breve digressione sul perché una gang si debba far chiamare “Ghetto Boyz” con soprannomi tipo Box e vestiti tipo Rapstar americane in piena Inghilterra, decidiamo di tornare indietro di corsa per cercare di beccare il tennista con i nostri soldi.
Pauli fa inversione in stile “Jason Bourne” e siamo di nuovo in corsa verso la caffetteria.
<continua>












