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IL RASTRELLAMENTO TEDESCO DELL’APRILE 1944 E LA BATTAGLIA DI SANTA SOFIA
Dopo l’armistizio dell’8 settembre ’43 che segnò la fine della guerra voluta dal fascismo, iniziò l’organizzazione della Resistenza armata contro le truppe di invasione tedesche. Con la guerra di Liberazione del popolo italiano contro il fascismo ed il nazismo iniziò il sofferto, doloroso ed eroico cammino verso la Libertà, conclusosi con l’insurrezione nazionale dell’aprile 1945.
All’inizio di novembre ’43, con elementi in gran parte di Alfonsine posti sotto il comando di Libero, iniziò l’attività partigiana sulle montagne del territorio faentino ricompreso tra le strade Faenza-Marradi e Imola-Firenzuola. Compito del gruppo era ricercare e riunire gli eventuali isolati piccoli nuclei partigiani che si supponeva si aggirassero nella zona. Il 20 novembre il comandante del Gruppo venne chiamato a Forlì dove ricevette l’ordine del Comitato Provinciale di spostare la formazione nell’appennino forlivese, per raggiungere altri gruppi esistenti con i quali costituire la Brigata Partigiana Romagnola “Giuseppe Garibaldi”.
La formazione partì il 28 novembre da Presidio e dopo 100 km di marcia in appena tre giorni, raggiungeva la località fissata, a ovest di Galeata (FC) congiungendosi con un altro gruppo. Iniziava così l’organizzazione della 8° Brigata Garibaldi. In pochi mesi, aumentando la consistenza numerica della formazione, aumentavano anche gli attacchi alle forze nazifasciste e, con esse, una minaccia terribile per il Comando tedesco schierato sulla Linea Gotica. Proprio per questo i tedeschi, il 6 aprile 1944, decisero di attaccare e di annientare, con enormi mezzi, i “ribelli di Romagna”.-
La Divisione tedesca “Hermann Goering”, forte di ben diecimila uomini, attaccò dal versante toscano, mentre dal versante romagnolo l’attacco proveniva da un’altra Divisione, forte di 5.000 militi e soldati repubblichini muniti di armi automatiche, mortai, artiglieria di piccolo e medio calibro e autoblindo per il pattugliamento delle strade.
La zona del rastrellamento era compresa nel quadrilatero Premilcuore-Consuma-San Sepolcro-Pennabilli. Sui monti Fumaiolo e Falterona si strinse un enorme cerchio di ferro e fuoco attorno al migliaio di partigiani che, sebbene male armati, con 450 uomini ancora senz’armi, seppero tener testa per molti giorni alle preponderanti forze nemiche.
Dopo gli aspri combattimenti di Balze, Fragheto, Casanova e Poggio, il 12 aprile i cannoni ed i mortai tuonarono per tutta la valle del Bidente. Dalla strada della Campigna si mossero i tedeschi per occupare i crinali che portavano a Biserno. Fin dall’alba si batterono a Biserno i 40 partigiani della 12° Compagnia guidati dal Comandante Amos Calderoni e dal Commissario politico di guerra Terzo Lori, i quali sgominarono ben 12 assalti accompagnati dal fuoco di artiglieria, mortai e mitragliatrici. Per alcune ore riuscirono, sacrificando la propria vita e quella di altri dieci compagni, a bloccare l’avanzata nemica permettendo al resto della Brigata di ripiegare su posizioni favorevoli, limitando notevolmente le perdite.
Per il fulgido esempio di valore e di ardimento senza pari e di capacità di comando, agli alfonsinesi Amos Calderoni e Terzo Lori fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare, la più alta onorificenza dello Stato.
La Battaglia di Biserno non fu una battaglia persa. Anzi: essa raggiunse lo scopo di permettere alla Brigata di sganciarsi e di riorganizzarsi, continuando a combattere fino alla Liberazione.-
Oggi, a 70 anni di distanza da quei fatti, leggendone la cronaca, ritroviamo tutti gli elementi che fecero della guerra partigiana una guerra vittoriosa: il coraggio, l’eroismo degli uomini e delle donne che ne furono protagonisti, il non tenere in alcun conto la propria vita e nello stesso tempo la profonda umanità che si esprimeva a difesa della vita degli altri, la fiducia che anche grazie al sacrificio personale si sarebbe potuta costruire un’Italia profondamente rinnovata nel suo assetto politico e sociale, attraverso la partecipazione della classe operaia alla Direzione del Paese.-
Ricordiamo il sacrificio dei partigiani di Biserno per educare al principio della Libertà che fu l’obiettivo principale della lotta popolare della Resistenza.-
(dalle testimonianza di Luigi Pattuelli – Profes)
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