Verso la metà di dicembre dello scorso anno - quindi alcune settimane fa circa - durante l'ascolto di una trasmissione radiofonica su "Rai radio 1" avevano trasmesso la canzone "74-75" che mi ricordavo benissimo quel particolare suono e assoli di chitarra, una voce maschile delicata e forse timida.
Non sapevo allora chi fossero, nel 1993/94 che poi il famosissimo video musicale metteva in risalto l'età che avanza, foto di ragazzi che negli anni "novanta" erano diventati genitori, nonni, lavoratori, pensionati.
Era come guardare il proprio album fotografico di quando eravamo bambini, adolescenti, e tutto ad un tratto ci vediamo adulti, con più o meno rughe, sguardi forse un po' stanchi o disadattati di una vita a metà strada. Perché magari non troppo vecchi ma non più giovani.
Quel video di persone diverse, uomini e donne di qualche college americano, foto in bianco e nero perlopiù e poi rivederti dopo quasi trent'anni.
Guardatelo se non l'avete mai visto. Negli anni novanta c'era "MTV" che lo riproponeva spessissimo.
I "The Connells", che non ricordavo di averli sentiti se non per quell'intervento radiofonico di metà dicembre 2025.
Vado a cercare sul web, vado a ricercare la discografia, e in un certo senso mi faccio "aiutare" da un chatbot soltanto per un elenco schematico di "che fine hanno fatto".
Trovo l'album, ovviamente usato. Lo acquisto.
Mi sembra che arriva il giorno successivo al mio compleanno che è stato il 4 gennaio, il giorno 5 gennaio è lunedì e lo trovo nella cassetta della posta.
È visibile un codice a barre interno all'archivio del venditore, "2025-04-NNNNN" o circa una cosa così. Molto probabilmente casualità, ma è sicuramente l'anno in cui il venditore l'aveva inserito nel suo archivio.
Un anno forse che aspettava di essere acquistato?
Forse si, la copertina è un po' ingiallita soprattutto la custodia. La copertina in realtà magari un po' scolorita ma tutto il resto è in ottime condizioni incluso il compact disc che non presenta graffi né macchie. Magari acquistato e messo da parte.
Comunque sia, l'album è del 1993, uscito nel 1994 per il mercato europeo perché presenta tre tracce extra.
Non conoscevo i "The Connells" ed avevo fatto una ricerca veloce. Forse adombrati dal grunge che già spopolava, o quel "pop inglese" degli Oasis, Bluegrass, e i poco conosciuti Kula Shaker l'unica traccia "74-75" spopolò e come tali vennero fagocitati da quello che riproponeva il periodo musicale.
Forse vennero scambiati per "cloni" dei R.E.M. famosissimi un po' prima, attorno al 1990/91 con gli album "Automatic for the people" e prima ancora "Out of Time".
Ma non è quello il motivo perché, ripeto, non li conoscevo.
Ho ascoltato attentamente questo album, Ring. Nella copertina che raffigura un paesaggio collinare, una strada leggermente in salita e che curva a destra, con qualche albero e un cielo stratificato di colori caldi, e una eclissi di sole (anche qui mi ricordo il film "L'ultima eclissi" con la bravissima attrice Katy Bates).
Ma "ring" sembra un anello, l'Unico Anello che Tolkien fa "fare un lungo viaggio" verso l'ignoto e verso un punto così lontano e così periglioso che sembra tutto già scritto prima ancora di essere iniziato.
L'album è questo: un circolo, un qualcosa che sembra finire prima ancora di iniziare. Perché sembra che finisce troppo presto. Sembra che ho voglia di riascoltarlo sempre. E sempre più mi "invita" all'ascolto.
È un mistero del perché questo gruppo musicale non aveva mai avuto uno spazio libero dove guardare, girare, esprimersi perché anche in quegli anni c'era un "percorso obbligato" legato al mondo cinico della vendita di "prodotti" di massa.
Oggi, molto ma molto molto molto... Più di trent'anni fa. La musica è una misura dell'essere del periodo, ed è limitata al nome di qualche pseudo cantante o pseudo gruppo che ripropongono musica trita e ritrita che non ha personalità.
Certamente che gli Oasis o Blur o Cranberries o Skunk Anansie o quello che c'era poteva non piacere.
È un mistero che questo gruppo musicale, che è americano ma che strizza l'occhio ad un "pop inglese" non tanto "popolare" non abbia avuto uno spazio di mercato, perché ascoltare l'album non è così immediato come sembra.
Non ho ancora ascoltato altri album né ho intenzione di ascoltare in streaming. Non esiste proprio! Ascolterò gli album che man mano acquisterò perché è come una nuova scoperta.
Come già anticipato, non conoscevo nessuna traccia ad esclusione di "74-75" e mi hanno attirato subito diversi brani, qualcuno non particolarmente "interessante" anche se è relativo.
Alcune tracce hanno una sonorità molto più "articolata" con chitarre che si sovrappongono e la chitarra solista con suoni puliti.
Basso in alcune tracce meno distinguibile più soffuso diciamo.
Batteria pulita passaggi che forse sembrano non particolarmente tecnici ma hanno una loro fisionomia musicale.
Forse ho "sentito" qualche influenza di Black Sabbath soprattutto dell'album "Mob rules". Qualcosa di "The grateful dead", qualcosa di "grunge" magari del periodo in cui imperversavano i Nirvana.
Diciamo che se si ascolta con più frequenza e attenzione c'è un po' di quei gruppi musicali. Ma non è un sound troppo americano, più British e forse per quello che più Oasis che R.E.M.
In attesa dell'arrivo dell'album successivo "Weird food and devastation" del 1996, forse acquisterò il precedente a "Ring" dal titolo "One simple Word" del 1990.
Ci sono tracce che fanno riflettere, un po' malinconiche e forse quasi infantili. Mi hanno fatto ricordare un po' quei film degli anni novanta (Stand by me, ricordo di un'estate) e "L'attimo fuggente".
Un album magico, e un gruppo troppo snobbato.