La pagina di questo blog è sempre aperta. L'idea è di scriverci spesso, ma il tempo è più veloce dei desideri. Ma tenere aperta la pagina è pur sempre una possibilità, un invito, anche per un passaggio veloce come quello di oggi.
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La pagina di questo blog è sempre aperta. L'idea è di scriverci spesso, ma il tempo è più veloce dei desideri. Ma tenere aperta la pagina è pur sempre una possibilità, un invito, anche per un passaggio veloce come quello di oggi.
Scrivania vuota
Stamattina ho tolto dalla mia scrivania tutto quello che c'era. Non ricordo una scrivania così sgombra e libera. l'ho fatto per mettere ordine tra i vari strati che si sono creati nei mesi, dove non è più chiarissimo cosa sia urgente e cosa no. In diverse fasi dell'anno mi ritrovo a fare ordine, prima ovviamente a fare disordine, che si accumula per molto tempo. E poi ordine. Solitamente quando faccio ordine fuori, sto assecondando un bisogno interno. Gennaio è stato un mese disordinato, un po' scombinato, ne avevo la percezione ma rimandavo sempre il momento in cui fare ordine. In realtà oggi non ho proprio iniziato, ho solo spostato il disordine su un tavolino montato apposta per lo scopo. Questa scrivania vuota mi pare bellissima e per ora non ho nessuna intenzione di contaminarla.
Mi ero persino dimenticato che fosse ancora in linea.
Invece era lì, non solo il diario, ma tutta la galassia di pagine che avevo creato più di dieci anni fa.
E' stata una piacevole sorpresa.
Nel frattempo sono successe moltissime cose, ho attraversato un cambiamento epocale. Ho iniziato e concluso (almeno per ora) anni e anni di analisi. E proprio in quel percorso ho imparato che il tempo non è lineare, è piuttosto circolare, o ancora meglio è come lo ha descritto Thornton Wilder ne "L'ottavo giorno": una realtà completamente intrecciata, che si può vedere solo dall'alto.
Così forse ha senso riprendere a scrivere qui. Oggi, solo per oggi, o forse anche domani e per un certo tempo. Non lo so.
Un senso forse tutto questo non ce l'ha, o forse sì. Il senso alle cose lo diamo noi.
In sovrabbondanza
Ho passato dieci giorni a Nervi e mi sento ora sazio, come ci si sente dopo un indimenticabile banchetto. Sovrabbondanza e sazietà.
1 settembre 2021
Molte cose sono successe. Molte stanno per succedere. Ho passato mesi lenti, dopo anni vorticosi. Non so cosa mi aspetti ora. E’ una ripartenza totale, una occasione unica che non mi sarei mai aspettato, che non sarei stato capace di programmare e che mi piace.
Alcuni ospitarono angeli senza saperlo
Le cose più belle a volte capitano per caso, inattese, improvvise, estremamente semplici. Venerdì scorso, dopo cena mi preparavo ad una tranquilla serata, alla fine di una giornata impegnativa, in una settimana difficile iniziata lunedì con il tradimento del mare, nostro orgoglio e bellezza, trasformatosi in distruttiva mareggiata.
Quella sera due ragazzi mi hanno chiesto ospitalità. Non mi dilungo a raccontare i dettagli di questo incontro, quanto l’effetto che ha avuto su di me.
Moltissimi anni fa un’amica mi ha regalato una maglietta, con una frase della lettera agli ebrei che dice: “Non dimenticatevi di essere accoglienti con gli stranieri, perché alcuni ospitarono angeli senza saperlo”.
Questi due ragazzi, scout di altre città, stranieri nella mia, alla ricerca di un luogo dove essere accolti in una sera piovosa, sono diventati presto due amici. Lo dico con stupore e meraviglia: è possibile incontrare qualcuno e sentirlo vicino, fratello, sorella, e non estraneo. Ho dato loro un luogo dove dormire e qualcosa da mangiare, ma ho ricevuto da loro qualcosa di speciale: mi hanno mostrato quel volto dei giovani, aperti al futuro, alla ricerca, in cammino, nel quale mi sono rispecchiato, pensandomi a ventun anni, che vedo ancora in tanti ragazzi e nel quale ho grande fiducia.
Si chiamano Clara e Francesco, non so se li incontrerò di nuovo (spero di sì), ma questo breve incontro rimane per me come una perla preziosa.
L’imponderabile che ci salva
A volte le novità incombono e scuotono.
L'imponderabile ci sovrasta e per fortuna non abbiamo il controllo di tutto quanto accade attorno a noi.
In un primo momento il cambiamento sembra togliere il respiro, poi - è un attimo - ci è possibile vedere una parte (di noi, del mondo, degli altri) che non avevamo visto prima.
Si apre uno spiraglio, la luce si mostra da altre angolature, si risvegliano risorse che dormivano. Ciò che ci appariva ostile, contrario, sfortunato, da evitare ha un’altra tonalità.
Ciò che mai avremo pensato e desiderato e che ci ha spaventato, ci salva.
Guardare vicino, guardare lontano
Dopo alcuni giorni passati in Romania, dove ho potuto conoscere la miseria delle baraccopoli nascoste in una bella città come Baia Mare, sono ritornato a Genova.
Mi sono reso conto che dopo dieci giorni l’attenzione sul dramma della nostra città è già passata in secondo piano. Occorrerà, con tenacia, darsi da fare, insieme, perché le persone danneggiate dal crollo del ponte Morandi non vengano dimenticate, in nessun modo.
La giornata a Baia Mare iniziava con una riflessione di p. Albano. Una mattina ci ha invitati a non semplicemente vedere la realtà che stavamo conoscendo, ma a guardarla.
Oggi, mentre riflettevo sul nuovo anno scolastico, ho sintetizzato le due esperienze estremamente coinvolgenti per me in una frase: “Guardare vicino, guardare lontano”. Non dimenticare i poveri vicini, quelli che hanno perso tutto nella mia città. Non dimenticare i poveri lontani di Baia Mare, che mi hanno aperto il cuore e la mente.
C’è posto per tutti, c’è uno sguardo ampio che abbraccia tutti.
#TuprimadiMe #IodopodiTe
E’ passato un anno
Da quando un evento imprevisto mi ha in qualche modo “costretto” a sospendere le mie attività su questo account di Tumblr. Ogni ripresa ha sempre qualche rischio. Ma questo è uno spazio di assoluta libertà e da questa libertà si può ripartire.
Cambiano le priorità
Da giorni passo gran parte del mio tempo in un Hospice, al capezzale di una persona che vive i suoi ultimi giorni. Questa situazione inattesa, iniziata una settimana fa, ha stravolto i miei programmi, stabilendo nuovi ordini di priorità. Mi ha fatto riflettere molto questa constatazione: un evento semplice e naturale come l'approssimarsi della morte é capace di dare un nuovo senso al tempo, una diversa gerarchia alle cose.
Giorno d'angoscia
Scrivo ora, quando buona parte degli eventi sono per fortuna passati. Ieri ho vissuto momenti di grande angoscia e paura. Sono stato chiamato di primo mattino dall'hospice dove p.R. sta vivendo gli ultimi suoi giorni. Parto subito, in fretta, dimenticando molte cose, domandandomi se l'avrei trovato ancora in vita. Ma l'agonia é lunga e le poche ore annunciate dai medici diventano tante e lunghe. Alle 13.30 mi arriva la notizia che a casa é arrivata una tromba d'aria. Sono qui da solo, cresce l'angoscia. Nessuno può darmi il cambio. Le persone sono al sicuro ma i danni sono diffusi e preoccupanti. Passano le ore, il telefono inizia a scaricarsi finché rimango per un po' di tempo completamente isolato. Arriva la sera, finalmente arriva qualcuno a darmi il cambio. Torno a casa con ansia e preoccupazione. Ma perlomeno il peggio é passato. Intanto l'agonia continua lenta e inesorabile.
Senza tempo
Ho visto gli ultimi tre mesi senza avere mai tempo sufficiente per qualsiasi cosa facessi. L’impressione era quella di correre continuamente da molte parti, con la percezione continua che quanto rimaneva da fare fosse sempre molto di più di quanto ero riuscito a fare. Venerdì, al termine di tutte le attività legate all'avvio dell’anno scolastico, ho avuto la netta impressione di voltare pagina. Non che ora il tempo abbondi o sia sufficiente, ma mi è parso di entra nella normalità. Una normalità di corsa, spesso un po’ in affanno, ma pur sempre normalità.
Il caso è risolto
Ieri, come uno dei tanti investigatori da libro giallo, sulla base di una intuizione e di una controprova documentaria, ho risolto un caso scottante.
Niente a che fare con morti, rapine, truffe. Si trattava invece di una questione legata al pagamento di una parte di TFR posta in maniera insistente da diversi mesi da parte di un nostro ex dipendente.
Già le altre volte avevo manifestato la mia impossibilità di risolvere la questione per mia incompetenza, rimandando agli uffici preposti, i quali non sono stati in grado di dare risposte. Davo per scontato questa mia impossibilità e incompetenza e la capacità di altri di risolvere il problema.
Ieri sera ho ricevuto l’ennesimo messaggio di protesta, che mi ha fortemente imbarazzato. Cosa avrei dovuto rispondere? La solita solfa: scusami mi dispiace tanto ma non posso farci niente, solleciterò l’ufficio competente.
Senonché mentre scrivevo queste cose mi è venuta una intuizione. E se la richiesta di questa persona fosse sbagliata? Se risultasse che la quota di TFR che reclama sia stata già pagata?
Ho iniziato una ricerca nell'ufficio dell’economato. Un po’ di intuito e di fortuna mi ha fatto trovare prima la certezza delle date a cui la persona si riferiva, poi un primo documento che confermava la mia ipotesi, poi un secondo e un terzo che offrivano le prove documentarie.
In mezz'ora circa il caro era chiuso, la persona soddisfatta anche se si chiudeva per lei la possibilità di ricevere una somma in quanto già ricevuta (e dimenticata).
Questo fatterello mi ha dato grande soddisfazione, lo devo ammettere. Per una volta sono stato molto fiero di me e del mio intuito. Una eccezionale iniezione di autostima, con tre piccoli insegnamenti di vita:
1) Nessuno è più inesperto di chi si crede competente e viceversa: chi si crede incompetente ma agisce con intelligenza può essere più competente di chi si ritiene tale.
2) Quando non si riesce a rispondere ad una domanda, talvolta non è la risposta il problema, ma la domanda sbagliata.
3) La memoria, quasi sempre, inganna.
Nessuna ovvietà
Un filosofo empirista del ‘600 - non mi ricordo esattamente chi - sosteneva che è impossibile definire una legge universale che dica che domani sicuramente sorgerà il sole. Essendo questo fatto il frutto dell’esperienza, quest’ultima non è mai sicura, potrebbe essere contraddetta in qualsiasi momento.
La cosa mi è sempre sembrata una iperbole, un’esagerazione tipica di certi pensatori un po’ snob, tuttavia mi è rimasta impressa diversamente da tante altre nozioni ricevute.
Mi ritorna in mente oggi, quasi al termine di una giornata che sarebbe dovuta essere - ovviamente - molto pesante e poco produttiva. Lunedì, mattina con orario quasi completo a scuola, servizio a mensa, batteria di appuntamenti pomeridiani, con l’aggravante di essermi svegliato stanco, dopo una notte di molti sogni e di sonno leggero, che ne segue molte altre di molti sogni e di sonno leggero.
Non è stato così. La giornata è passata sì impegnativa, ma densa di piccoli risultati ottenuti con un’energia che non ero in grado di preventivare questa mattina alle 6.40.
Se c’è qualche legge universale che determina le fasi del nostro bioritmo quotidiano, essa mi sfugge completamente.
Marzo
Anche Marzo sta andando via. Tutto passa velocemente. L’autunno, l’inverno. E ora che succederà? Tornerà una qualsiasi ispirazione?
Gennaio
Gennaio è passato quasi per un terzo. Il tempo ha ripreso ad andare veloce. Io però sono più lento. Non mi sembra vero aver recuperato un po’ di lentezza. Questa volta i giorni di vacanza dopo Natale hanno fatto il loro effetto. Sono stati giorni di reale riposo, e mi sembrava che ogni giorno si dilatasse e ne valesse due, tre quattro e quella vacanza fosse non breve quantitativamente ma lunghissima qualitativamente. Ho ripreso con un diverso sguardo tutte le attività e gennaio - mese mai amato - è diventato quasi un amico che mi incoraggia a vivere meglio questo tempo che ho davanti.
Riparatore di brecce, restauratore di strade
Ho passato le ultime settimane in un imbuto temporale spaventoso, con un accumulo di impegni che ieri sera, venerdì, era talmente compresso da risultare ridicolo (mi muovevo tra due stanze attigue per partecipare a due riunioni entrambe importanti). In tutto questo mi aspettava un sabato e una domenica di impegni ulteriori, senza la possibilità quindi di un necessario riposo. Tanto più che questa mattina ero stato invitato nientemeno che a condurre il ritiro di una comunità salesiana molto numerosa. Preparare la conversazione di stamattina è stata una impresa, ma mi ha salvato la decisione di concentrarmi unicamente su testi dell’Antico e del Nuovo Testamento da leggere e sottolineare. Tutto è andato bene e sono tornato a casa contento e più rilassato rispetto agli ultimi giorni. In tutto questo contesto sono rimasto affascinato da un versetto del profeta Isaia, che presenta l’uomo che fa della misericordia la sua scelta di vita come un “riparatore di brecce e restauratore di strade”. Queste due immagini mi hanno folgorato (davvero Isaia è uno dei grandi poeti dell’umanità). C’è bisogno di uomini che riparino le brecce che addolorano tante persone, ma c’è bisogno soprattutto di uomini che non si propongano di essere la strada per altri uomini, dedicandosi invece soltanto a restaurare le strade interrotte perché poi ogni uomo poi possa ritrovare, da sè, la sua via.