Scappare dal caldo all’alba. Montare sulla bicicletta per salire su un treno, avanzare in zone industriali surreali e deserte, raggiungere una stazione mai vista, sedersi per terra sul binario ed attendere. Dopo un’ora e mezza, a 100km di distanza da casa, risalire in sella e ritrovarsi a pedalare sulla stessa strada da cui si è partiti, come se la fuga non fosse ancora avvenuta.
Raggiungere il paesino, aggirarsi per strade ripide in salita, trovare la casa tra muri silenziosi di pietra. Entrare, appoggiare bici e zaino e farsi una doccia nel silenzio e nella penombra.
Giorni sospesi in una casa altrettanto sospesa tra una vita vissuta ed una nuova vita incerta da iniziare.
Finestre spalancate, il vento che entra dalla pianura chiedendo permesso ad una tenda sfumata calda. Una playlist ed il rumore di una macchinetta per tatuaggi.
Una fascia in testa per trattenere le gocce di sudore ed un abbraccio.
Il tempo qui non esiste.














