Tra i temi più interessanti che stanno emergendo dal lavoro del nostro gruppo di studio sui catastici dell’Archivio Porto c’è la ricerca di segni di attività proto-industriali.
Un elemento sicuro in questo senso è la presenza di mulini per i quali si possa escludere uno scopo alimentare diretto. Esistono dei criteri che distinguono un comune mulino da grano da un mulino proto-industriale: se questi ultimi fossero documentati nelle carte le nostre indagini potrebbero dare un contributo alla storia dello sviluppo industriale del vicentino.
Siamo sicuri del fatto che i da Porto detenessero nelle proprie terre il controllo delle acque di molte rogge, e con esse dei mulini. Tutti i mulini ad acqua erano di origine signorile, perché servivano ingenti capitali per la loro costruzione e manutenzione.
Il mulino non da cereali dell’età moderna nel vicentino poteva essere almeno di due tipi: da guado e da seta. I primi servivano a triturare la foglia per colorare i cosiddetti panni da guado. I secondi erano impiegati nella lavorazione della seta e in particolare nelle operazioni di filaturia e torcitoria.
Affinché un mulino proto-industriale dell’età moderna funzionasse non bastava aggiungere una ruota a un edificio e far scorrere l’acqua lungo un canale. Il procedimento era molto complesso. Servivano una buona pendenza e
del legno di quercia per le assi. E, fattore discriminante, un buon flusso d’acqua. Per far funzionare al meglio i mulini a ruota verticale di pianura, occorreva trattenere l’acqua prima che giungesse sotto la ruota, convogliandola in una condotta inclinata che dirigesse tutta la forza idrica contro le pale in legno. La velocità serviva per evitare intoppi e trasformare la forza idrica in energia.
Per noi è ancora presto per dire se riusciremo a trovare mulini con queste caratteristiche. Per il momento, abbiamo preso nota di cosa dobbiamo cercare.
Per i mulini proto-industriali:
Edoardo Demo, L’«anima della città». L’industria tessile a Verona e Vicenza (1400-1550), Unicopli, Milano, 2001, pp. 127-130.
Mauro Pitteri, Mulini e mugnai, in: Ulderico Bernardi e Giovanni Luigi Fontana (a cura di), “Mestieri e saperi fra città e territorio”, Neri Pozza, Vicenza, 1999, pp. 59-60
Mauro Pitteri, “Segar le acque. Quinto e Santa Cristina al Tiveron. Storia e cultura di due villaggi ai bordi del Sile”, Zoppelli, Dosson di Treviso, 1984)