âche non faremo maiâ
trying on a metaphor
he wasn't even looking at me and he found me
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@arkyy
âche non faremo maiâ
âVorrei portarti con me. Resisteresti poco, al freddo senza lâafa estiva ma sarebbe unâesperienza diversa, no? Poi ti riporterei indietro, come è giusto che sia. Ma per un poâ ti porterei con me. Ti racconterei le cose che non avrò il tempo di finire di dirti. Solo per quello, per trovare il modo che duri di piĂš. Ti farei guardare il mare freddo, cosĂŹ apprezzeresti il tuo. Ti farei una foto e la lascerei nel cassetto per le volte che avrò voglia di guardarti con i capelli scompigliati e il sorriso accennato. Mangeremmo e dormiremmo poco perchĂŠ non ci sarebbe il tempo; tutto quello che vorresti cercherei di dartelo. Ti farei esprimere un desiderio e lo esaudirei. Solo uno, perchĂŠ tre non sarei capace. Ti farei almeno un paio di domande scomode, perchĂŠ cosĂŹ ti fideresti di me; perchĂŠ cosĂŹ, se ti telefonassi almeno una volta, sussulteresti un pochino e quando deciderai di andare via, ci sarĂ almeno una volta in cui vorrai tornare. Vorrei che ti fossi innamorata di me, per chiedermi di restare. Ma forse tu impieghi tanto per innamorarti e allora è per questo che vorrei portarti con me: per farti innamorare. Verresti? No, non verrei. PerchĂŠ dovrei? Non credo che mi riporteresti indietro, non voglio che tu faccia di tutto per me. Il suono è simile a quello della tua voce, non della mia: vorrei che lo capissi e te ne rendessi conto. Le tue parole sono esigenti e mi si stringono al cuore. Lâunisono tra di noi non funziona. Il moto di due anime in una non esiste. Non vorrei foto di questo momento, nĂŠ motivi per lasciare che non finisca. Ă doloroso da ricordare. Cosa câè di poetico in una sensazione moritura? Se lo volessi, non farei in modo che arrivi la fine. PerchĂŠ è questo il punto: io sto facendo in modo che lâultimo secondo di tutto accada, capisci? Permettimi di dire di no. Permettimi di non esserti accanto. Permettimi di decidere di non esserci come vuoi tu. Pensare che sia per due, per renderti i pensieri piĂš facili; lo sai che mi stai raccontando una bugia mentre mi chiedi âverresti?â Certo che lo sai. Venire? Cosa potrebbe dire? Cosa saremmo? La mia automobile scivola da sola verso casa mentre rileggo le tue parole. Cerco di trovare interpretazione, tentando di valicare le frasi cosĂŹ come sono â cunei â e trovarci lâintenzione inespressa di dire dellâaltro. Cerco titubanze, virgole, mi soffermo sui dettagli. Ma io di dettagli non capisco nulla. Non so come sono fatti, in veritĂ . Potrei rimanere attaccato alla balaustra a due mani, mangiare tutte le merendine della macchinetta accanto allâingresso del gate pur di restare a guardare il fiume da un lato e la strada dallâaltro. Fissare lâasfalto fino a farmelo entrare negli occhi e bucarmeli per non vedere la via di casa: questo dovrebbe accadere affinchĂŠ io vada via da qui e mi rassegni alle tue parole. Credevo di non essere capace di rimanere in silenzio a guardare. Sono solito pensare di me cose molto positive: grande cuore, grande testa, spirito dâiniziativa, forte indipendenza; pensavo di non essere capace di restare a guardare inerme. Ă una di quelle circostanze che non si addicono agli spiriti vincenti. Ă come ammettere di avere un buco scoperto e lasciare che qualcuno ci infili un dito dentro, stracciando carne e tessuti, graffiando vasi, fino a tingere di rosso i vestiti e non poter, cosĂŹ, celare lâaffanno. Eppure io sono un tipo sveglio, non mi lascio abbindolare facilmente; ho sempre saputo tenerle a distanza e prosciugarne il necessario. Ecco, sĂŹ: non sono mai andato al di lĂ del necessario con quasi nulla. Solo di foglie dâalbero ne ho troppe, perchĂŠ ne faccio collezione. Ne ho mangiate molte di merendine della macchinetta ma adesso, alla guida, con le mani poco convinte e smaniose, non ne ricordo il sapore singolo e anche gli incartamenti mi paiono tutti uguali. Non posso distinguere il caramello dal fiordilatte e questi dal cioccolato: ho un solo amalgama appiccicaticcio nella bocca. Mi sembra strano sentirmi cosĂŹ sopra le righe. Mi sembra strano, ancora, sentire quegli occhi addosso. I tuoi e i miei insieme, che erano altro, lo sono stato lo so, lungo il fiume e poi sono irrimediabilmente scomparsi dopo un battito di ciglia. Un movimento fisiologico ne ha decretato la fine ed io lo vado cercando, adesso, mentre mi dirigo verso casa, seguo la scia per provare a seguirti. Che pena. Sperare, intendo. Ă la pena di chi non sa rinunciare. Non so raccontare una volta in cui tu mi avevi detto di essere felice, in effetti. E nemmeno una volta in cui te lâho detto io, dâaltronde. Non credo minimamente di esserti venuto incontro per davvero, con foga ed eccitazione, per abbracciarti di sorpresa. Non mi viene in mente la prima volta che tâho visto. So quandâè, con precisione, perchĂŠ io ero al bancone di un bar con una ragazza che mi piaceva molto. E che ho abbracciato con slancio e voluto tante di quelle volte da essermene invaghito e addirittura innamorato a un certo punto. Ricordo dâaverti preso in consegna nella mia mente, ma non dâaverti visto. Non so nemmeno comâeri vestita. So solo che ti sei passata una mano tra i capelli, il gesto piĂš comune che si possa recuperare nella memoria. Eppure io lâho registrato. In realtĂ potrebbe essere falso. Potrei aver traslato la mano di un altro sulla tua e adesso cucirti addosso un movimento che non tâè appartenuto. Avevi un braccialetto che si compra al mare, di quelli di cotone colorato, che dicono porti fortuna e poi, un giorno, si spezzi per far avverare un desiderio. Di quelli che hanno tutti, eccetto me, poichĂŠ io non li sopporto: rimangono bagnati per ore, dopo la doccia, ed umidi sulla pelle. Mi sono chiesto quale potesse essere il tuo desiderio. Ă la prima cosa su cui mi sono interrogato guardandoti quella volta e pensandoti i giorni successivi. Se tu avessi un desiderio sopra tutti, se fosse legato a quel braccialetto o a un sentimento. Ho sentito il bisogno di saperlo, come se fosse il tuo nome. Avevi anche un anello costoso. Sottile, ma prezioso. Un anello facile, che non sorprende se lo regali. Non so perchĂŠ lâavessi notato. Niente a che vedere coi tuoi occhi, mi rendo conto. A chiunque avessi chiesto di te nei giorni seguenti, continuavo a dire di non avere in mente i tuoi occhi: eppure sono meravigliosi. Non mi viene unâaltra parola in mente. Dovrei inventarla ma non sono capace, tu lo sai. Posso fartelo intuire ma non so spiegarlo. Non capisco perchĂŠ non me li sono incollati addosso. Avevo notato di te solo i dettagli peggiori fra tutti gli altri; ciononostante ti cercavo giĂ il giorno dopo. Mentre passeggiavo sotto casa tua, nelle sere a seguire, speravo di notare i tuoi movimenti alla finestra oppure con chi saresti uscita. Desideravo vederti da sola, che, una volta sullâuscio, ti guardassi intorno e vedendomi rimanessi piacevolmente compiaciuta. Avrei voluto essere io nei tuoi sogni, a ispirare i tuoi sonni e farti felice. Ma lo so di non potere. Eppure questa consapevolezza non mâha fatto smettere di volerti portare via con me. Non capisco. Non capisco cosa vuoi dire. Mi pare assurdo che tu pensi di poter amarmi. Quanto abbiamo passato insieme? Non capisco perchĂŠ tu voglia portarmi con te. Non sai nulla. Ti ho rubato anche un sorriso triste quella sera.Ă andata cosĂŹ: io ti ho guardata per un momento, mentre ti passavi le mani nei capelli, e stavi sorridendo, ma non alla persona con cui parlavi. Sorridevi, rivolta verso il basso come per un pensiero veloce da far svanire. E, rivolto di nuovo il tuo volto verso lâalto, ti ho sorpresa triste, come se quel pensiero felice andasse celato. Sorridi solo quando qualcuno o qualcosa ti fa ridere, ma non dovresti. A me piace, ma non dovresti. La felicitĂ pare si auguri a tinte pastello e cosĂŹ mi tocca fare, con te, adesso: cercare di farti togliere dal viso i tuoi sorrisi tristi, come ho sempre fatto, dâaltronde. Potremmo essere in giro a passeggiare in una cittĂ qualunque, col caldo, mano nella mano e io dovrei accorgermi del tuo sorriso triste e allora darti un bacio o prenderti il viso e farti fare una smorfia che mimi la gioia. Sorrideresti e il mio desiderio di felicitĂ per te sarebbe compiuto. La verità è che i tuoi sorrisi tristi a me piacciono, perchĂŠ a te stanno bene, perchĂŠ li sai trattare, li sai adoperare e mettere in fila senza che rompano le righe. Se lo facessi io sarei penoso. Questo è il punto: faccio pensieri e desidero cose nuove.Non importa cosa so. Per la prima volta, non importa. Non so da dove vengono o come si chiamino e non potrei spiegarle a nessuno eccetto te, con un poâ di tempo, con un poâ di pause, con quei silenzi che non saprei riempire, allâinizio. Ma potrei imparare. Sono un pessimo romantico, lo ammetto. Ă per questo che non sono riuscito a farti innamorare. Lo so che è cosĂŹ. Ho immaginato che potessi bastare io, con i miei modi normali e lâaria spavalda. Fintamente sicura. E del tempo, per spiegarti quello che manca, per farti vedere che ne sarebbe valsa la pena, alla fine. Ho provato, che dire, a farmi scegliere. Ho sperato. Dovevo. Era una possibilitĂ , capisci? Come fare a metterla via, a dimenticarla. Forse aspettando, forse non era il momento. Forse io e te abbiamo un altro tempo. Sono sicuro che con qualche giorno in piĂš, ora in piĂš, ti avrei portato via con me. Ă lâidea che almeno una volta succeda, no? Hai presente? Quellâidea invasiva e sotterranea che si inabissa o si palesa e lo fa una volta sola per tutte e se lâavverti non puoi far finta di niente se hai un poâ di senno. Come un sibilo fluttuante e sinuoso. A me è successo questo: non sono riuscito a fare finta di niente, non volevo, in fondo. Non potevo far altro che cercare di portarti con me, dal profondo, per egoismo quasi, per farmi stare bene. Anche se sapevo di non potere. Anche se era rischioso. Anche se tu non vuoi, anche se, infine, la tua felicitĂ non dipende da me. E non posso fare a meno di chiedertelo di nuovo. Solo per essere sicuro. Verresti?â
â Italo Calvino, Prima che tu dica âProntoâ
You know what sucks, to Madrid fans itâs becoming giants, having a brilliant team, making history, etc.
For us⌠it wouldâve been the experience. Seeing them lift the trophy, for some of us the first time (like me)â beating all the odds. The rush, the tears, the shock, but the relief as well. Giving us hope after not winning a European cup in so long. It wouldâve been about never walking alone.
Allez allez allez
EL ĂLTIMO GOL DE FERNANDO TORRES COMO JUGADOR DEL ATLĂTICO DE MADRID
âTo the Atleti family: I never needed a title to feel the most loved player in the world. Iâve always known that whatever Iâve done, it hasnât been enough to pay back all the love youâve given to me through the years.â
â Fernando Torres
Destroy the idea that you have to be constantly working or grinding in order to be successful. Embrace the concept that rest, recovery, and reflection are essential parts of the progress towards a successful and ultimately happy life.
day 978: my otp is still not canon
Excuse me if I spoke too soon, my eyes have always followed you around the room.
âhe was serious, focused, technically talented. he was also fun, mischievous, winding people up: he looks like an angel with those blue eyes but heâs the devil.â
happy 26th birthday antoine griezmann! || (march 21, 1991)
it is still beyond me that some people just expect you to only ship the straight (or explicitly confirmed as romantic) ships, when there are characters of the same sex that simply share ten times more history, chemistry and potential with each other and are more realistic and varied portrayals of real life relationships than most of the predictably written canon couples who magically fell in love at first sight
[insp]
the actual show ~
A story is true. A story is untrue. As time extends, it matters less and less. The stories we want to believe those are the ones that survive, despite upheaval and transition and progress. Those are the stories that shape history.