Emilio Alberti propone a Palazzo Ducale di Revere (Mantova) fino al 28 marzo un'ampia rassegna di sue opere imperniate sul tema dell'acqua, alcune delle quali già esposte a Como, in San Pietro in Atrio per la mostra Mondi Liquidi, e a Calolziocorte (LC), al Monastero di Santa Maria del Lavello per la prima tappa di questa mostra Acqua, ora a Revere, lungo un percorso che prossimamente toccherà altri musei e istituzioni.
ACQUA come sorgente di vita, elemento di purificazione o di rigenerazione. Elemento primordiale, costitutivo simbolico delle origini del mondo, sostanza genitrice e veicolo di trasformazione, la cui superficie separa il cielo dalle profondità dell'abisso. Ora specchio immobile, riflettente, nello stagno di Narciso, ora flutto tumultuoso e violento, causa di naufragio oceanico, fiume infernale... Stige, Cocito, Lete. I suoi aspetti, le sue nature, nutrono quasi all'infinito l'immaginazione umana, supportano tutto ciò che è transeunte tra vita e morte, penetrano il mistero dell'esistenza, porgendo immagini, rêveries o concretamente anche supporto visivo e sonoro alla narrazione letteraria, all'immaginazione artistica, alla speculazione filosofica. Ma, non va certo dimenticato, l'acqua è anche vita materiale, elemento prezioso per la sopravvivenza di tutti gli esseri viventi, che va conservato e utilizzato con intellignza sulla terra, come pure ricercato altrove nel cosmo per una possibile migrazione dell'umanità oltre i destini del nostro pianeta o, più in là, del sistema solare. (Michele Caldarelli)
Onde che si inseguono, superfici increspate, gorghi, mulinelli, scrosci di pioggia, ribollii e sommovimenti della sostanza liquida in perenne movimento sono i protagonisti di questo ciclo di lavori. Il senso dell’acqua. L’idea dell’acqua declinata in infinite variazioni come una sinfonia dall’andamento ciclico quasi ossessivo nella quale si alternano suggestioni, sollecitazioni in un balenio di riflessi e moti istantanei. Moto perpetuo a volte tempesta inquietante a volte sciabordio calmo e rassicurante. Come un flusso di pensieri, riflessioni, racconti, esperienze in cui ognuna, come la molecola d’acqua, è collegata all’altra dando forma ad un insieme che fa perdere le tracce dei singoli componenti. Ed è proprio il frammento, il particolare ad evocare un mondo. A suggerire un racconto. Lo spunto creativo è spesso il dettaglio di una goccia con i relativi spruzzi e increspature provocati sulla superficie. Osservata da molto vicino come sotto una lente o attraverso un teleobiettivo e poi ingigantita in dimensione abnorme su una grande tela si trasforma in qualcos’altro, si trasfigura in un mare in tempesta. Un piccolo spruzzo diventa uno scroscio di pioggia o una cascata, dando vita a uno spostamento percettivo come se microcosmo e macrocosmo si confondessero sovrapponendosi alterando la prospettiva e mettendo in dubbio la consapevolezza di chi guarda. L’ingrandimento del dettaglio ne dilata il senso producendo un effetto straniante. Di grande suggestione è il concetto del filosofo Talete: ”L’acqua principio di tutte le cose”. Elemento primordiale, origine della vita e simbolo della vita stessa. Il tentativo di dare forma a questa idea è sicuramente la motivazione originaria che ha dato l’abbrivio a questa ricerca, Riuscire a sintetizzare in una immagine questa sensazione di inizio. Voler risalire alle prime gocce, ai primi spruzzi, ai primordiali gorgoglii e mulinelli che già contengono una promessa di vita, una vaga parvenza di futuri organismi complessi. L’acqua è la forza primigenia dalla quale tutto discende, prende forma e si evolve. Forza generatrice, potente, incontenibile, libera. Simbolo dell'energia che si rinnova. Cariche di fascinazione e molto evocative sono le antiche storie di iniziazione che narrano di navigazioni o naufragi: pensiamo a Ulisse, Giasone, Diomede e al loro rapporto emblematico e metaforico con l’elemento liquido. Innumerevoli le simbologie legate al tema dell’acqua. L’acqua come liquido amniotico. Come nascita. Un luogo dove tutto può accadere. Dove ci si immerge per il battesimo e dove, nella cultura classica, avviene l’ultimo viaggio lungo i fiumi degli inferi, confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Mentre nelle acque del Lete, fiume dell’oblio, le anime si tuffano per dimenticare le vite passate e potersi reincarnare. Nel linguaggio psicologico l’acqua rappresenta visivamente l’inconscio. Racchiude ogni immagine profonda, seduttiva, ipnotica. La rappresentazione è essenziale, a volte scarna e volutamente priva di dettagli descrittivi, con una modalità esecutiva improntata sul ‘levare’ più che sull’aggiungere dettagli e sfumature. Lo scopo di dare più forza alla composizione esclude tutto ciò che non è funzionale all’economia del dipinto. Più importante è il gesto, l’immediatezza dell’azione che deve essere veloce, istintiva, per rendere efficacemente il fluttuare, lo scorrere, lo scrosciare dell’elemento liquido. L’idea di un flusso in continuo dinamismo. Mare che riflette bagliori metallici, onde di piombo fuso che fluttua e ribolle. Cerchi nell'acqua provocati da gocce di lucido metallo ne assumono la sostanza come per mutazione. Vortici impetuosi e gorgoglianti, bolle e spruzzi di metallo sottolineano uno stato di perenne e frenetica inquietudine. La luce ha un ruolo fondamentale, si deve fare materia con la luminescenza e i riflessi di colate di metallo. Riflessi che devono cambiare col variare della luce e con il diverso angolo visuale di chi guarda. Sono dipinti che non vanno osservati in posizione statica e frontale, il corpo deve seguire i movimenti dello sguardo, con spostamenti minimi o camminando per cogliere il variare dei riflessi e i guizzi della luce sulla superficie metallica. In questo modo la materia si fa viva, fluida, ondeggia in un alternarsi di luce e ombra, un gioco tra lucido e opaco in un continuo mutare. Stimoli percettivi e sollecitazioni sensoriali che si fanno evocazione, ricordo, suggestione. La sintesi poetica in tre soli versi dell’Haiku giapponese è il paradigma della essenzialità in una composizione. Il più antico e noto haiku del poeta Basho fa riferimento al grande silenzio della natura rotto dal tuffo di una rana nello stagno: tutto ciò che accade è solo una piccola cosa, un piccolo rumore d’acqua nel grande flusso naturale. Un piccolo tonfo può bastare per turbare l’ordine dell’universo. Altra suggestione in Jacob Buckardt: “Ci piacerebbe conoscere l’onda sulla quale andiamo alla deriva nell’oceano: solo che quell’onda siamo noi”. Immersi nell'impermanenza delle cose con il loro inevitabile destino di mutamento, nel divenire incerto che è condizione della contemporaneità. La realtà è incerta, fluttuante e mutevole. Anche la condizione dell’artista è fluttuante e mutevole, fatta di percorsi incerti alla ricerca di possibili punti fermi di osservazione e di necessario distacco, in un mondo imprevedibile, precario, insicuro. Per esprimere la propria visione del mondo attingendo a piene mani nel proprio immaginario. “Noi vaghiamo in un vasto mare, sospinti da un estremo all’altro, sempre incerti e fluttuanti. Ogni termine al quale pensiamo di ormeggiare e di fissarci vacilla e ci lascia, e se lo seguiamo, ci si sottrae, scorre via e fugge in una eterna fuga. Nulla si ferma per noi” (Blaise Pascal, Pensieri). (Emilio Alberti)