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@ashthingss
Il mare è sempre stato un mezzo per connettere persone
Una Scommessa
Dovremmo fare una scommessa. Anche se le scommesse non mi sono mai piaciute.
Forse è perché non mi piace il rischio. Ma se non mi piacesse, perché mai dovrei essere qui?
Credo sia un'ottima domanda.
Dovremmo scommetterci tutto subito, e mettere sul tavolo tutti i gettoni, anche i contanti e le chiavi dell’auto.
Se rilancio, posso perdere tutto oppure raddoppiare le mie vincite.
Qui é un gioco di sguardi, di fortuna, e di tattica. Chissà cosa si cela dietro quelle lenti da sole scure. D’altronde non mi importa davvero. Perché chi gioca lo sa: mai indossare lenti a specchio durante una partita.
Tuttavia, penso che sia senso comune. Tutti capirebbero che dal riflesso posso vedere la mano.
Evidentemente questo individuo è un idiota, oppure voleva perdere o lasciarmi vincere.
Ode to pain
Ode alla gioia, dicevano. Io invece voglio dedicare un elogio al dolore.
Cosa più del dolore incarna l’essenza dell’essere, l’essenza della vita, nella sua forma più cruda e autentica?
Il dolore. Quel dolore che distrugge e ricrea. Che distrugge e reinventa, come un vaso frantumato reinventato in una scultura, come dell’acqua versata che genera un germoglio.
Il dolore. La più grande fonte di curiosità, ispirazione. Il più saggio dei maestri. Il pozzo più profondo della terra, qui, nel centro del mio petto, circondato da arterie, capillari, alveoli, ammassi complessi di ossa e tendini. Radicato nel mio cuore, che guida la mia mano a ritmo di battito, e produce vita.
La “creatività distruttrice”, la chiamava Joseph Shumpeter, che elimina il vecchio e lascia spazio al nuovo. Che crea, ispira, e uccide. È lui, il dolore che permea le mie iridi e pupille, e mi mostra ciò che manca. Che mi permette di udire il rumore fuori dalla caverna, coglierlo, ed inseguirlo.
Non apprezzeremo il giorno senza la notte, non affronteremo la paura senza il buio, non ricercheremmo la luce senza l’ombra.
Ode al dolore!
Non potrò davvero comprendere il bisogno di condivisione.
Ma quale condivisione?
Gli sguardi ed il perbenismo fittizi di individui cavi che si trovano sugli odierni mezzi di comunicazione.
Mostrare "chi sei" come traguardo, mediante una realtà superficialmente distorta e condensata in un sorriso davanti una camera, ed un post sopra un social.
Cosa mi vuoi mostrare? Cosa tu vuoi vedere? Come tu vuoi apparire?
Non è disprezzo... forse solo a tratti.
è mancata comprensione di qualcosa che reputo inumano. Non umano. Creato artificialmente come mezzo di intrattenimento.
Noi, io, tu, voi. Le nostre vite ed il nostro aspetto come mezzo di intrattenimento. Il mezzo di intrattenimento finale: una gara infinita ad apprire, sorprendere, ed intrattenere.
A questo punto cosa è un sorriso, una frase, un pensiero, un'immagine, se compulsivamente condivisi per trasformarsi in frivolo intrattenimento?
Un giorno d’estate
The creepy ghost from KAIRO (2001).
(It’s a video, in case it doesn’t auto-play. I came across this one on Spikima Movies on YouTube—a very interesting horror-themed channel worth checking out.)
Leonids - 1833, by Adolf Wollmy, 1844. | Imagine being there ! “On the night of November 12-13, 1833, a tempest of falling stars broke over the Earth... The sky was scored in every direction with shining tracks and illuminated with majestic fireballs. At Boston, the frequency of meteors was estimated to be about half that of flakes of snow in an average snowstorm (…) during the nine hours they continued to fall.” - Agnes Clerke's, Victorian Astronomy Writer
L'ipocrisia forgia i contorni dell'essere umano. Lo rende tale.
In parte lo rende malvagio, contorto, imprevedible. Fonte e vittima di delusioni.
Io odio l'essere umano. Noi odiamo gli essere umani.
Però io amo l'essere umano. Noi ammiriamo e siamo curiosamente avvolti, nonchè naturalmente attratti dalle contortezze tipiche di esso.
La nostra tendenza ad aver un comportamento ipocrita, non lineare, volatile, velleitario, ci affascina, ma al contempo ci rende furibondi, spesso con gli altri, talvolta con noi stessi.
Cosa acquisire? Un atteggiamento scientifico, di pura osservazione e studio? O una critica e rancorosa attitudine di rassegnatezza?
Jeff Buckley · Grace · Song · 1994
Fallen stars
Radiohead · Kid A · Song · 2000
Il punto non era mai stato esserne al centro, ma trascenderne le particolarità, diventandone parte integrante, un tutt'uno.
Non speravo di esserne al centro, non volevo essere visto, non volevo essere guardato, non volevo essere giudicato o valutato.
Volevo esserne l'aria che lo sfiora, la luce che lo illumina, l'acqua che lo bagna, il calore che lo rende più soffice.
Volevo esserne gli occhi, volevo esserne il tatto, l'apparto digerente, l'apparato riproduttivo, il fegato, i reni, i denti, le labbra, la cassa toracica, il midollo.
Volevo esserne la materia, il tessuto cutaneo e muscolare, l'acciaio, la sabbia, nei suoi composti più semplici e complessi.
Volevo esserne il tutto, nella sua semplicità e sofisticatezza.
Volevo esserne il suo dio e la morte sua.
Volevo esserne la storia e l'affievolimento del ricordo.
Io volevo esserne.
The Depths of the Forest, Giuseppe Camino (1818-1890)
Ci salti fuori
Per incontrarsi è necessario essere nella medesima posizione temporale e spaziale.
Posso, quindi, io essere nella stessa posizione tua, ma in un momento temporale differente, come posso essere nel medesimo momento temporale ma in diverso luogo.
Se mai potessi controllare la quarta dimensione, intesa come tempo, potrei andare avanti o indietro nello spazio temporale per incontrare persone mai incontrate, re-incontrare persone dal passato, o localizzarmi in un differente luogo nello spazio. Potrei, a tal punto uscire da una gabbia, da una galera, controllando il tempo, avanti o a ritroso fino ad un momento in cui ero o saró al suo di fuori.
Tuttavia, se fossi un essere quadri-dimensionale mi renderei conto che per uscire dalla gabbia mi basterebbe farci un balzo al di fuori. Scontato. Esattamente come uscire da un quadrato disegnato su un foglio in due dimensioni: come balzi fuori da quattro linee congruenti collegate alle estremità? Ci salti fuori. SCONTATO!!!!!!
È stata l’impressione di cadere che mi ha regalato il desiderio d’un futuro d’incertezze
Sarà che ho sempre il Sahara in bocca,
La città è piena di negozi,
Ma poi chiudono sempre,
E rimango solo io