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e se..?
il dubbio che l'insoddisfazione verso la propria condizione presente sia frutto di quelle piccole scelte che sembrano di poco conto sul momento ma che potrebbero aver deviato significativamente il corso degli eventi, trasformandosi in grandi decisioni sbagliate
è forse questo il significato di “crescere”? Svegliarsi un giorno, ammettere con se stessi in qualche modo che non si è davvero soddisfatti del modo in cui si è giunti fin lì, e dover improvvisamente fare i conti con la consapevolezza dell'essere terrorizzati da quello che ci aspetta domani, di quello che ci attende all'angolo di un futuro che non conosciamo ma non più tanto lontano, non più rinviabile, e, nonostante tutto, far sfacciatamente finta di nulla, fingendo di voler andare incontro ad un nuovo inizio, ad un ignoto che in realtà ci fa sentir piccoli e che ci atterrisce?
ma davvero, che cosa mi aspettavo?
Quand'era piccola la osservavo. Notai che non faceva altro che colorare, disegnare. Ovunque stava, si sedeva, tirava fuori qualche pennarello e cominciava a scarabocchiare e, pure se ci capitava di andare al centro commerciale, lei si fermava a guardare le scatole di pastelli. Aveva tre anni e un giorno finalmente le chiesi ridendo: "ma perché non giochi un po' con qualcos'altro?". Lei mi guardò con il faccino offeso e poi rispose che "ehi, io da grande voglio fare la pittrice!". Mi spiazzò. A quell'età ci si immagina veterinari. Lei, invece, ci credeva davvero perché non ha più cambiato idea da allora.
dovrei lasciarti andare, non è così?
È che dico di non voler assolutamente più doverti avere davanti ogni giorno, ti maledico dicendo che vorrei andassi via e sparissi dalla mia vista, che sarebbe più facile se non fossi costretta a certe vicinanze, di esser serena soltanto in tua assenza. A volermi prendere in giro da sola perché quando non ci sei, pare non esserci più nulla per cui valga la pena struggersi o stare allegri, pare svanire l'interesse verso qualsiasi dettaglio; sintomi di una dipendenza che pericolosamente cresce giorno dopo giorno.
Calvin and Hobbes
Penso che sia quella giusta, per quanto possa valere. Credo che tu ne sia innamorato e spero che lei lo sia davvero a sua volta; che possa avere la possibilità di innamorarsi anche di più, ogni giorno che passa, più di quanto io non possa fare. Ho sempre pensato che meritavi di trovare qualcuno all'altezza di certi sentimenti, qualcuno che ti amasse quanto ho fatto io. Che fosse disposto ad aspettare, anche inutilmente, come ho fatto io. Tante volte, ho sperato di poter essere addirittura io. Però, quel qualcuno è arrivato ed io non c'entro nulla con questa storia. E' soltanto il momento di farsi da parte. E' soltanto il momento di veder realizzati quegli auguri. Perciò, mi auguro ancora che sia così, ora che quel qualcuno è arrivato e ha tutto da dimostrare. Anche se non pensavo potesse fare tanto male. Dicevo di essere preparata al vederti andar via con qualcuno e invece mi sbagliavo.
Ho sempre avuto poca fiducia in me stessa. Non così per dire. Ho davvero sempre pensato di essere tutt'altro che bella e non l'ho mai detto ad alta voce, perché ci credevo davvero, perché non erano i complimenti e le rassicurazioni vuote degli altri che m'interessava ottenere. Non mi sono mai sentita a mio agio con la mia figura e di conseguenza, non mi sono mai sentita a mio agio nei rapporti con gli altri. Sono sempre stata condizionata dall'insicurezza. Sapevo di non essere simpatica ma di avere, piuttosto, un carattere molto poco sopportabile; troppi lati da smussare. Eppure, molte volte ero stata fiera di me. Felice di essere quella che ero. Anche se poche, c'erano cose che m'appartenevano e che credevo mi rendessero speciale almeno un pochino. Pochi aspetti della mia persona che credevo fossero degni di nota; che al contempo mi facevano sentire un po' troppo narcisista ma ai quali mi aggrappavo con la convinzione che potessero fare la differenza, che avrebbero potuto fare la differenza davanti ad un certo paio di occhi che mi stava a cuore. Ma poi, ad un tratto, ho scoperto che anche lei possedeva quelle capacità. Oltre alla bellezza, l'accondiscendenza e la simpatia. E a quel punto non c'era davvero nient'altro da sperare; io non avevo mai fatto la differenza. Soprattutto, non avevo mai fatto la differenza a quel paio di occhi. C'era qualcuno che l'aveva fatta al posto mio.
-E dimmi un po', adesso. Come ci si sente a sapere che in realtà non eri tu, non eri mai stata tu, non sei tu nemmeno ora, nonostante tutte quelle infinite coincidenze avessero cominciato ad apparire qualcosa di più? Silenzio. -Come ci si sente, dopo tutto questo tempo? Dopo tutte le illusioni? Dopo tutte le convinzioni? Mi sembrò che ridesse. Che stesse ridendo di me. Volevo soltanto che la smettesse, che mi lasciasse in pace. -E' un po' come perdere la propria identità da un momento all'altro, non è così? Silenzio. "Va' via", avrei dovuto dire. -Pensavi almeno di esser stata la ragazza della stazione, lo so. Lo sei stata, sì. Ma quella sbagliata. Pausa. -Come sempre.
La nostra vita quotidiana è bombardata da coincidenze o, per meglio dire, da incontri fortuiti tra le persone e gli avvenimenti chiamati coincidenze. Una co-incidenza significa che due avvenimenti inattesi avvengono contemporaneamente, si incontrano [...]. L'uomo, spinto dal senso della bellezza, trasforma un avvenimento casuale (la musica di Beethoven, una morte alla stazione) in un motivo che va poi a iscriversi nella composizione della sua vita. Ad esso ritorna, lo ripete, lo varia, lo sviluppa, lo traspone, come fa il compositore con i temi della sua sonata. [...] L'uomo senza saperlo compone la propria vita secondo le leggi della bellezza persino nei momenti di più profondo smarrimento. Non si può quindi rimproverare al romanzo di essere affascinato dai misteriosi incontri di coincidenze (...), ma si può a ragione rimproverare all'uomo di essere cieco davanti a simili coincidenze nella vita di ogni giorno, e di privare così la propria vita della sua dimensione di bellezza.
M. Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere.
di nuovo quello sguardo, [...] ma io come faccio ad impegnarmi davvero a starti lontana se poi, nonostante la folla intorno e dovunque io sia, alzo la testa e scorgo sempre i tuoi occhi che, urlando silenziosi, cercano insistentemente i miei?