Superata una certa soglia - di solito i famosi 40 anni - non hai più voglia di perdere tempo.
In ogni cosa.
Non hai più voglia di buttarti in relazioni superficiali, nelle quali ci si sfrutta a vicenda solo per ingannare la propria solitudine, e alla fine anche il prossimo.
Non hai più voglia di rapporti di circostanza, pieni di formalità ma senza neanche un filo di anima a condirli.
Non riesci più ad adattarti a certe abitudini sociali, riconosciute e praticate dalla maggioranza - che senti come orpelli estranei e inutili.
Le feste prestabilite, le vacanze nei posti rinomati, la vita precisa, inquadrata e già tracciata, che puzza di binario morto da un chilometro.
Sai già che molte di queste cose sono solo un programma inconscio, un meccanismo che spesso piove addosso a chi lo replica, e che possiede chi lo mette in pratica.
Non ti va di perdere tempo con certi cliché, con certi schemi, perché di tempo nella tua vita ne è già passato troppo.
Sai che il tempo che ti rimane, è più o meno la metà di quello che hai vissuto fino ad ora.
È finita la ricreazione, il ballo in maschera, l'essere ovunque e da nessuna parte.
Quello che conta è solo la qualità del tempo presente.
Non hai più voglia di giocare a guardia e ladri con i sentimenti, con le emozioni, con le speranze e i sogni a occhi aperti.
Non hai più voglia di farti abbagliare dai fuochi fatui.
Di illuderti con le false promesse.
Di buttarti in piaceri fugaci e superficiali, o artificiali.
Spesso preferisci annegare lo sguardo in qualcosa di bello, di ruvido, di essenziale.
Sai che un calice di vino vicino a un fuoco scoppiettante, dopo ore di camminate nella natura e con le gambe a pezzi, è molto meglio di un soggiorno in una spa a 5 stelle.
Ma sai anche che certe cose le puoi capire solo tu.
E anche se non puoi condividerle, sai che sono vere, autentiche.
E quindi preferisci la calda solitudine in cui si raccoglie la tua anima quando leggi un libro in silenzio, nel buio della tua camera, piuttosto che il lasciarti infradiciare di parole futili a una cena tra sconosciuti.
E poi non hai più voglia di perdere tempo a scoprire le persone, o a cercare di far funzionare ciò che non funziona.
Le illusioni le hai perse per strada tanto tempo fa.
Sono sparse tra le macerie dei tuoi sentimenti, che ti porti appresso come cicatrici di cui rimani il testimone.
Le tue aspettative nei confronti delle persone sono più alte, è vero: ma la loro natura è più realistica.
Più di qualsiasi imbellettamento da parolai.
Quello che importa, ora, sono i fatti, e il sentire.
Sono le sensazioni a dirti ciò che conta davvero.
L'unica cosa che ti va di fare, allora, è sentire la verità come quando, uscendo di casa, vedi il sole sopra la tua testa che ti brucia gli occhi.
Come fai a dire che non lo vedi, il sole?
Infine, non hai più tempo di scoprire o di farti scoprire; di adattarti e vedere se ce la si fa a creare qualche tipo di incastro che funziona.
Le persone devono accordarsi a te, e tu a loro, come quando si imbraccia uno strumento musicale ormai navigato dagli anni.
Puoi dargli uno o due giri di corda.
Puoi tendere l'orecchio.
Ma nulla più.
O va, o non va.
Hai scoperto che il tempo, alla fine, è diventato prezioso.
Come te.
Che hai imparato a renderti speciale, nonostante il mondo abbia cercato di dimostrarti il contrario.
Omar Montecchiani





















