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Sogno tra i girasoli
Era un tardo pomeriggio di fine luglio, ero con lei in macchina su quella strada di campagna, passavamo proprio in mezzo a dei grandissimi campi di girasoli, nel pieno della loro fioritura erano di una bellezza sublime.
- Li ho sempre adorati mi dice lei, sono bellissimi.
- È vero le rispondo, li ho fotografati spesso, sono una meraviglia della natura.
Poi le chiedo se le andrebbe un giorno di posare per me in mezzo a uno di quei campi di sera al tramonto.
- Perché no, però io non sono brava a mettermi in posa, davanti alla macchina fotografica non riesco a rilassarmi
- Non ti preoccupare, dipende molto dal fotografo ti metterò io a tuo agio.
Nei giorni seguenti girando in macchina cercavo di individuare il posto giusto per poter realizzare delle belle foto, i campi di girasoli di certo non mancavano ma la maggior parte erano troppo bassi e lei era altissima, sarebbe stato difficile ottenere buoni scatti con lei in piedi.
Una mattina intravedo un campo un po diverso dagli altri, nella zona centrale si vedeva in lontananza come una radura, i girasoli erano più distanti e molto più alti degli altri così mi fermai e andai a vedere di persona, come pensavo in mezzo c'era come una piccolo spazio , il terreno in quel punto era liscio e pulito, immaginai subito nella mia mente come poter realizzare le foto.
Mi procurai un telo di cotone dai colori tenui, ci accordammo per andare un venerdì sera dopo il lavoro.
La andai a prendere sotto casa, indossava una t-shirt e un pantalone lungo leggero, era sempre bellissima nella sua semplicità.
Notai subito il suo imbarazzo appena entrata in macchina ma ruppi subito il ghiaccio tirando fuori due birre ghiacciate e una pizza.
Ci fermammo con la macchina in quella strada di campagna in prossimità del campo di girasoli, certo mangiare in macchina non era poi così romantico ma tra una risata e l'altra ci trovavamo a nostro agio.
Presi l'attrezzatura fotografica il telo e la presi per mano dirigendomi verso la radura, centinaia di api e farfalle ronzavano intorno ai girasoli ma quasi non si accorgevano di noi per quanto erano dedite a succhiare il polline, un bombo grandissimo era completamente ricoperto di giallo come se fosse caduto dentro un fiore, un insetto simpaticissimo, iniziammo a ridere a crepapelle commentando la sua goffaggine.
Stesi il telo nel punto più liscio del terreno, la feci sedere e mi misi giu di fronte a lei a una certa distanza con la reflex in mano, continuavo a parlarle e a farla sorridere con le mie battute, non puntai subito su di lei l'obiettivo, inquadrai un po' intorno per fotografare qualche girasole e qualche insetto che gironzolava, poi distrattamente mi giravo verso di lei e iniziavo a fare i primi scatti.
Mi ero concentrato sulle espressioni del suo viso, i suoi sorrisi e i suoi piccoli occhi curiosi.
Il sole iniziava a scendere illuminando i petali da dietro facendoli brillare come di luce propria, le chiesi di stendersi e guardare verso il cielo con le mani dietro la nuca e rilassarsi.
Mi distesi anch'io vicino a lei e iniziai a commentare le forme delle poche nuvole che passavano sopra di noi, iniziammo di nuovo a ridere a crepapelle.
Da quel momento capii che potevo farle qualsiasi tipo di foto perché oramai si era abituata alla mia presenza e all'obiettivo della macchina fotografica.
Iniziai a scattare da mille angolature diverse continuando a parlare e a farla sorridere.
La foto che avevo in mente andava scattata da un punto di vista molto più alto dei girasoli quindi posizionai la macchina fotografica su un'asta e con il comando a distanza scattai tantissime foto.
Più il sole calava più le ombre creavano disegni in mezzo alla radura e sul suo viso.
Non smettemmo mai per un attimo di parlare, quasi non si accorgeva più che la stavo fotografando.
Mi sedetti accanto a lei, iniziammo a guardare insieme gli scatti
- Qui sono venuta malissimo, guarda che faccia! cancellala ti prego!
- Ma che dici, sei splendida! ... vabbè dai, poi naturalmente faccio una selezione e aggiusto gli scatti migliori.
Presi coraggio, avevo in mente un'altra sequenza di fotogrammi, non sapevo se avrebbe accettato. Gliene parlai.
-L'idea è quella del bruco e la farfalla, ma dovresti toglierti i vestiti, naturalmente mi volto mentre ti spogli e non riprenderò la tua intimità.
Ti metterai seduta rannicchiata con le ginocchia strette al petto una guancia appoggiata sulle ginocchia e gli occhi chiusi, proprio come un bozzolo. Poi lentamente inizierai a "schiuderti" allenterai le braccia e inizierai a sollevare la testa, ti fotograferò da dietro mentre rinasci proprio come una farfalla, ti solleverai a poco a poco, prima il busto poi le gambe e le braccia contemporaneamente, scatto dopo scatto salirai sempre più in alto fino ad aprire le braccia al cielo come due ali, in punta di piedi come a cercare di toccare le nuvole, in controluce con il sole radente si vedrà soltanto la tua silhouette, sembrerai una farfalla che sta spiccando il volo.
Era meraviglioso vederla sollevarsi, come stesse rinascendo a nuova vita.
Continuai a scattare fino a che il sole era calato, oramai c'era solo un chiarore all'orizzonte, la giornata era stata caldissima ma ora una leggera brezza di vento ci stava dando sollievo.
La feci rivestire sempre girandomi per non metterla in imbarazzo, poi ci sedemmo uno a fianco all'altra a terra e iniziamo a guardare di nuovo gli scatti effettuati, era un momento magico eravamo soli lontano da tutti, come in un nido.
Così vicina a me sentivo il suo odore penetrare le mie narici ed arrivare fino alla mente, parlavamo, sorridevamo e ogni tanto ci guardavamo negli occhi, così d'istinto le stampai un bacio sulla guancia e lei fece altrettanto, sembravamo due bambini, poi restammo in silenzio per un po', le passai un braccio sulla spalla attirandola a me le presi la mano e la strinsi forte, mi avvicinai a lei, iniziò tutto molto lentamente con un bacio delicato sulle sue dolcissime labbra, poi un altro e un altro ancora, stava accadendo tutto in maniera molto naturale credo che entrambi avevamo la mente libera dal passato e dal futuro, eravamo concentrati solo su quegli istanti.
Fu un crescendo, i baci sempre più profondi, entrambi ci accarezzavamo dappertutto con le mani, i capelli il collo le gambe il petto... I vestiti volarono via e ci trovammo distesi al suolo completamente nudi.
L'eccitazione stava salendo, il respiro corto il rossore sulle guance.
Iniziai a scendere, la mia bocca era dappertutto partendo dal collo e le spalle, tra i suoi seni ... adoravo la sua pelle salata, le mie labbra e la mia lingua percorrevano ogni suo angolo, giocai con i suoi capezzoli che si erano induriti, poi sul ventre.
Divaricò lentamente le gambe mise le sue mani sui miei capelli e mi spinse la faccia contro il pube, il suo odore era inebriante.
Con la lingua disegnavo dei cerchi intorno alle grandi labbra, con le mani le allargai ancora di più e iniziai a succhiare e a giocare con la lingua sul clitoride, la sentii fremere sempre più eccitata, i muscoli delle sue gambe erano tirati, sentivo le sue mani sul collo e sulla schiena, le sue unghie che cercavano la mia carne.
Risalii verso il suo addome e il seno continuando a baciarla fino ad incontrare di nuovo le sue labbra, sentii le sue mani accarezzare il mio membro, mi stava baciando con voracità anche Lei.
Iniziò a percorrermi il petto con la bocca, mi sollevai sulle ginocchia e lei si abbassò prendendolo in bocca con voracità, con una mano mi accarezzava i testicoli mentre l'altra mi stringeva forte le natiche, sentivo le sue unghie penetrare nel mio sedere muscoloso.
Sembrava che volesse divorarmi.
Ero eccitatissimo, la feci sdraiare a terra e la penetrai con tutta la mia forza e tutto il peso del mio corpo.
Attorcigliò le gambe dietro di me mentre io cominciavo a spingere ancora più a fondo, ripetutamente con movimenti sempre più veloci e intensi, stretti in un abbraccio di gambe e di braccia sembravamo un'unico corpo, come fusi in una stessa entità.
La stringevo e la penetravo con così tanta forza che sotto di me sentivo scricchiolare le sue ossa, la sentivo al limite tra piacere e dolore.
La presi anche da dietro, con una mano la trattenevo tra il collo e la spalla con l'altra attorcigliai i suoi lunghi capelli e tirai prima delicatamente poi con più vigore la sua chioma, la sentivo gemere di piacere ad ogni mio affondo dentro il suo ventre, volevo prolungare il più possibile il nostro amplesso.
Stava calando l'oscurità eravamo oramai invisibili da lontano, ci alzammo in piedi le chiesi di tenersi con le braccia stretta su mio collo e sulle mie spalle.
Misi le mani sotto la sua cosce la sollevai di peso e la presi in braccio, la lasciai andare giù e il mio pene scivolò dentro di lei.
Iniziai con tutta la mia forza a farla andare su e giù stringendo sempre il suo corpo al mio, sentivo il suo clitoride premere sul mio ventre e i capezzoli sul mio petto. Continuai così fino a che avevo forza, poi mi sdraiai io a terra e mi lasciai dominare da lei.
Mi cavalcò come un amazzone, il suo bacino andava avanti e indietro su di me, roteava i fianchi per sentire ancora più dentro di lei il mio membro turgido, ero completamente in sua balia.
Eravamo entrambi al culmine dell'eccitazione, quasi in estasi, mi accorsi quando stava per godere perché rovesciò la testa indietro e il suo corpo iniziò a vibrare, mi sollevai con le braccia in posizione tantrica e mi lasciai andare anch'io, pochi istanti dopo esplodemmo entrambi tremanti in un orgasmo interminabile, tra gemiti e sudore, tra gli odori inebrianti del nostro corpo, il nettare dei nostri sessi che colava il rumore dei nostri respiri.
I movimenti rallentarono, stremata dal piacere e dalla fatica si stese sopra di me, ci abbracciamo ancora con tantissima forza e ci baciammo di nuovo con immensa dolcezza.
Rimanemmo così stretti mentre riprendevamo fiato, i nostri respiri e i battiti del cuore lentamente rallentavano ma non riuscivamo ancora a dividerci l'uno dall'altra.
Eravamo un corpo solo, era stato qualcosa di più di un atto sessuale, non volevamo separarci più, le nostre anime si erano fuse insieme ai nostri corpi.
Rimanemmo a lungo così, in silenzio e con gli occhi chiusi.
Fu difficilissimo per entrambi interrompere quell'immenso abbraccio ma si era fatto tardi e dovevamo tornare.
Restammo in silenzio per tutto il tempo, finché ci rivestivamo, mentre tornavamo alla macchina e poi durante il tragitto. Strinsi quasi tutto il tempo la sua mano nella mia, non avrei voluto lasciarla più andare.
Parcheggiai la macchina poco distante da casa sua e spensi il motore.
Rimanemmo ancora così in silenzio avvolti dai nostri pensieri.
Entrambi sapevamo che non avremmo mai più potuto vivere quei momenti, quel sogno ad occhi aperti.
Il nostro destino non ci avrebbe permesso di poter vivere insieme, le nostre strade non si sarebbero più incrociate.
L'universo ci aveva riservato quell'unico tempo a disposizione, un solo corpo e una sola anima;
come due singole linee rette cosmiche che si incrociano soltanto una volta per proseguire verso l'infinito.
Prima che lei scendesse ci guardammo a lungo negli occhi, stavano parlando al posto nostro, fu così che la salutai.
Ci saremmo rivisti molto spesso in futuro ma nessuno dei due avrebbe mai più parlato di quella serata meravigliosa tra i girasoli.
Sarebbe rimasto solo un ricordo scritto con inchiostro indelebile nella nostra anima.
Dal canto mio sapevo che da quel momento in poi Lei non sarebbe più riuscita a discernere il sesso dall'amore, e che nulla sarebbe stato mai più come prima.
Conservai soltanto una foto di quella sera, la farfalla che rinasceva, una per me e una per lei, cancellai tutto il resto, avrei dovuto dimenticare il mio Amore impossibile.
Speravo con tutto il cuore che in questa sua vita lei riuscisse a trovare un'altra anima simile alla sua e continuare il suo cammino.
Io mi sarei rassegnato, a malincuore, di non poterle regalare quel sogno, quella serenità e quell'amore che meritava.
L'avrei cercata per l'eternità in tutte le mie vite future, sperando che grazie a quella sacra unione carnale e spirituale vissuta insieme Lei mi avrebbe saputo riconoscere, e non mi avrebbe mai più lasciato andar via.
Smokingago Luglio 2024
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