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@blueboy-24
Forse non sarò mai bravo con le parole.
Forse, se fossi finito in un romanzo,
sarei stato quell’uomo che tutti scambiano per distante,
quando in realtà sta solo cercando il coraggio di mostrarsi.
Un po’ come il signor Darcy.
Lui non sapeva amare nel modo più semplice.
Amava inciampando nei silenzi,
nascondendo ciò che sentiva dietro lo sguardo,
finché un giorno capì che certe persone valgono più dell’orgoglio.
Ed è lì che mi ricorda me.
Perché se dovessi scegliere una sola cosa da imparare da lui,
non sarebbe il suo nome,
né la sua eleganza.
Sarebbe il coraggio di guardare una persona negli occhi e dirle:
“Con te sto imparando una versione di me che non conoscevo.”
Forse non avrò la sua casa,
né i suoi modi.
Ma, se c’è una cosa che gli invidio,
è aver incontrato la sua Elizabeth.
Io, invece,
ho incontrato te.
E da quel momento ho capito
che certe persone non arrivano per cambiare la tua storia.
Arrivano per insegnarti
che vale ancora la pena scriverla.
(LM)
“Devi permettermi di dirti con quanto ardore ti ammiro e ti amo.”
- Fitzwilliam Darcy
La penso esattamente come te sul destino. Io ho provato, sono caduto, ho lottato, sono ricaduto facendomi più male, ci ho riprovato ancora, poi la vita mi ha consegnato un dono. Sono riuscito a viverlo al massimo quel dono, che non cadeva dal cielo ma era il risultato delle mie lotte, poi l'ho smarrito. Sono felice di averlo vissuto e continuerò a lottare per migliorare la mia vita, quando sarà il momento giusto riproverò a riprendermi quel dono senza aspettare che la vita me lo regali
Si, muoviti tu quando pensi sia giusto, non c’è fretta, le cose poi piano piano si fanno o comunque si affrontano. Non aspettare che “quel dono” arrivi da solo, nulla arriva se stai fermo ad aspettare, ce da muoversi, rincorrere, alzarsi, poi come va vah, ma almeno puoi dirti “io ci ho provato”.
Detto ciò continua cosi, ripeto: le cose non arrivano sole.
Sono cresciuto imparando a non aspettare nessuno.
Se c’era qualcosa da fare, la facevo.
Se c’era un peso da portare, lo prendevo in spalla.
Se cadevo, mi rialzavo senza guardarmi intorno,
perché, in fondo, non avevo mai imparato cosa significasse avere qualcuno che ti tende la mano.
Forse è per questo che oggi mi viene naturale dire:
“Ci penso io.”
Anche per le cose più stupide.
Anche quando non ce n’è bisogno.
Non perché sia forte.
Ma perché è l’unico modo che conosco.
Sono arrivato fin qui con le mie mani.
E di questo vado fiero.
Ogni passo, ogni caduta, ogni traguardo…
porta le mie impronte.
Eppure, ogni tanto, mi chiedo come sarebbe stato crescere con qualcuno che mi dicesse:
“Lascia, stavolta ti aiuto io.”
Non per sostituirmi.
Solo per farmi sentire che non ero da solo.
Forse quella persona l’ho cercata per anni senza nemmeno rendermene conto.
Ma ormai ho imparato una cosa:
le cicatrici non spariscono,
diventano il modo in cui impari a stringere il mondo.
E se oggi riesco a camminare anche quando la strada pesa,
è perché, nel bene e nel male,
mi sono costruito da solo.
Non è stata la vita che avrei scelto.
Ma è quella che mi ha insegnato a non smettere mai di andare avanti.
(LM)
Ti va di amarmi?
Adesso ed oltre gli anni
A cosa pensi piu spesso?
A tutto quello che non dico.
Penso ma non dico.
Mi hanno sempre detto: “Se è destino, succederà.”
Io, invece, non ci ho mai creduto.
Non credo in quelle storie che ti insegnano ad aspettare, a restare fermo, sperando che ciò che è scritto trovi la strada fino a te. Per me il destino è la scusa perfetta per chi ha paura di provarci.
Perché niente bussa alla tua porta solo perché lo desideri. Le persone non arrivano se non le cerchi. I sogni non si realizzano se continui a guardarli da lontano.
Credo nelle persone che si alzano, che cadono e trovano comunque la forza di riprovarci. Credo nei passi fatti anche con la paura addosso, nelle mani che costruiscono il proprio domani e nelle scelte che cambiano il corso delle cose.
Se voglio qualcosa, mi alzo. Cammino. Corro, se serve. Sbaglio cento volte, ma almeno posso dire di aver vissuto cercando, non aspettando.
E se un giorno la vita deciderà di sorprendermi, non la chiamerò destino.
La chiamerò conseguenza del coraggio che ho avuto di muovermi.
Perché non darò mai il merito al destino per qualcosa che ho costruito con le mie mani.
(LM)
sei felice?
Al momento si :)
Chi lo chiede?
Forse non mi serve trovare le parole giuste.
Mi basta dirti che, quando penso a quello che verrà, l’unica cosa che spero davvero è esserci con te.
Non so cosa saremo tra un mese,
tra un anno,
o tra mille giorni.
E, in fondo, non è questo che mi spaventa.
E mi sorprendo a pensare a noi
con una naturalezza
che non credevo più di avere.
Non ti prometto il mondo,
perché il mondo cambia in fretta.
Le persone cambiano.
Le strade cambiano.
Io posso dirti soltanto una cosa.
Se oggi dovessi scegliere ancora,
sceglierei ancora te.
Sceglierei di parlarti,
di cercarti,
di conoscerti un po’ di più.
E domani…
vorrei avere ancora la possibilità di fare la stessa scelta.
Non mi interessa correre.
Non mi interessa promettere ciò che nessuno può promettere.
Mi interessa continuare a scoprirti,
continuare a sceglierti,
fino a quando scegliere te
diventerà il gesto più spontaneo della mia giornata.
E se un giorno dovessi chiedermi quando è iniziato tutto,
probabilmente non saprei risponderti.
So solo che, a un certo punto,
ho smesso di cercare un nome
per tutto quello che stavo provando.
E se queste parole non fossero abbastanza…
spero almeno che tu riesca a vedere
tutto quello che non sono ancora capace di dirti.
(LM)
Io la voglio accanto, giorno dopo giorno, voglio prenderle la mano e non lasciarla più.
Sai, vorrei che rimanessi, che venissi qui e mi dicessi
"Scusa se t'ho detto ciao"
Vorrei che rimanessi perché c'ero dentro, ora più che mai, perché ci stavo credendo e lasciando il cuore, i sentimenti e i brividi istintivi, oltre che tutte le lacrime che tu neanche sai.
Vorrei che rimanessi,
perché proprio ora stavo iniziando a sentire vibrare la vita e ad avvertire meno piombi sul cuore, proprio ora stavo imparando a lasciarmi andare con te perché i tuoi occhi mi dicevano "Fidati", e per una volta mi stavo fidando per davvero.
Con te avevo voglia di vedere cosa si provasse a fidarsi di qualcuno, a sentirsi al sicuro dentro due braccia e ad avere nodi in gola.
Vorrei che rimanessi, okay?
Perché tanto ormai ti sento dentro e ovunque, sei immerso in ogni fitta di cuore, in ogni respiro,
in ogni alba vista dal mio letto.
Vorrei riuscire a chiudermi dentro le incertezze e navigarci insieme a te, capisci?
-Giovanni Rovito
Bella nottata dimmerda :)
Io vorrei darti più di questo
Uno di quei giorni dove vorresti chiuderti.
Voglio guardarti negli occhi, perdermi dentro i tuoi e farti capire tutto quello che non riesco a dire mentre ti canto le canzoni di Ultimo.
Continuo a vedere video di quel concerto.
E sotto ognuno leggo sempre la stessa frase:
“Tra 250.000 persone io pensavo solo a te.”
All’inizio sorridevo, pensavo fosse una di quelle frasi che funzionano bene sui social.
Poi mi sono fermato a ripensare a quella sera.
Perché sì, mi sono divertito.
Ho cantato fino a rimanere senza voce.
Ho abbracciato mia sorella.
Abbiamo riso, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo pianto insieme.
Eppure c’eri anche tu.
C’eri quando partiva una canzone.
C’eri in quelle parole che sembravano scritte per noi.
C’eri ogni volta che smettevo di ascoltare con le orecchie e iniziavo ad ascoltare con il cuore.
In mezzo a tutta quella gente, a tutte quelle luci, a tutte quelle voci… la mia testa trovava sempre il modo di stare da te.
Quindi sì, posso dirlo anch’io.
Tra 250.000 persone io pensavo solo a te.
(LM)
Non credevo che qualcuno potesse arrivare così.
Senza fare rumore.
Senza chiedere il permesso.
Semplicemente restando.
Ci siamo trovati,
e da quel momento ogni conversazione ha iniziato ad avere un peso diverso.
Mi piace ascoltarti.
Ma non perché ci sia qualcosa da dire.
Mi piace perché ogni tua parola mi fa venire voglia di conoscerti ancora un po’.
E sento che succede anche a te.
Ci ascoltiamo davvero.
Come se le nostre giornate non fossero un semplice “com’è andata?”,
ma un modo per dirci:
“Raccontami tutto, io resto qui.”
È una sensazione che avevo dimenticato.
Sai quelle persone che arrivano e ti fanno sorridere senza provarci?
Tu sei così.
E la cosa più bella
è che non devo fingere niente.
Posso ridere fino a farmi male alla pancia,
parlarti delle mie paure,
delle mie giornate storte,
dei pensieri che tengo nascosti.
E tu resti.
Forse non te ne rendi nemmeno conto,
ma stai aprendo stanze di me
che avevo spento.
Pensavo fossero diventate parte del passato.
Invece aspettavano soltanto qualcuno
che non avesse fretta di entrarci.
Adesso il mio cuore
sta facendo una cosa che gli avevo proibito.
Ti sta facendo spazio.
Piano.
Con quella delicatezza
che hanno solo le cose che fanno davvero paura.
Perché quando tieni a qualcuno
hai sempre il timore di perderlo
prima ancora di averlo vissuto.
Eppure continuo.
Perché ci sei tu.
E in questo periodo,
tra il rumore della gente,
gli impegni,
le giornate tutte uguali,
c’è un silenzio che porta sempre nella stessa direzione.
La tua.
È strano.
Ho il mondo intorno,
ma gli occhi continuano a cercare una persona sola.
E quella persona,
adesso,
sei tu.
(LM)