Oggi ho vent’anni, siedo su un’asciugamano insabbiato, guardo le onde spezzate dal vento che spira dal mare. Penso a quando ne avevo 12, di anni, e il vento che magari era lo stesso giocava con i miei capelli ancora castani. Anche allora guardavo il mare, perché speravo che all’improvviso lui si tuffasse e mi schizzasse senza rendersene conto. Di lui non sapevo niente a parte il nome, però lo guardavo sempre: aveva le gambe lunghe e i capelli scuri, e sono ancora convinta che i suoi occhi fossero neri. Arrivavo ogni giorno in spiaggia sperando di vederlo, pregavo di notte perché il giorno dopo non partisse all’improvviso. Lo seguivo tutto il giorno con lo sguardo, e fremevo quando per sbaglio mi guardava. Scrivevo un diario, ed il diario era pieno del suo nome; l’avevo scoperto un giorno per caso, quando un amico l’aveva chiamato per giocare col pallone. Era bello immaginarlo, era bello sognare ad occhi aperti di lui. Alla fine in realtà non sapevo niente, e non c’era neanche tanto da sapere, perché poi un anno dopo ci siamo scontrati ma era già troppo tardi, e le sue gambe non erano più così lunghe e i suoi occhi ora mi sembravano di un banalissimo marrone. Però a volte ho nostalgia di quel ragazzo che mangiava ghiaccioli verdi in spiaggia, che tirava la palla un po’ storta, a volte ho nostalgia di com’era finché non l’ho conosciuto, a volte ho nostalgia di com’ero finché non ho capito che certi sogni non si avverano mai.
Ariadne | leisognavatantoepoiloscriveva (via leisognavatantoepoiloscriveva)















