Una settimana in Andalusia con i bambini: il nostro itinerario
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Una settimana in Andalusia con i bambini: il nostro itinerario
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Una pagina di diario
*NUOVO* "Una pagina di diario." Era da Ottobre che non pubblicavo niente e voilà: un estratto del mio diario degli ultimi mesi, qualche giorno prima di partire. Stavolta su strada.
Ho fatto una pausa lunghissima da queste parti e anche sui social. Non c’è bisogno di fare il riassunto degli ultimi mesi, ognuno se li porterà appresso alla sua maniera. L’ultimo post è di Ottobre, quasi un anno fa, sicuramente una vita fa: nel mezzo, tutto è cambiato.
Tutto è cambiato, tranne una cosa: non ho mai smesso di scrivere.Scrivere è sempre stata la mia cura e arrivata a questo…
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Tre settimane nel Canada Orientale: il mio itinerario, con premessa
*nuovo* Tre settimane nel #Canada Orientale: il mio #itinerario, con premessa
Qui è dove comincio a raccontare il mio viaggio di tre settimane nel Canada Orientale. Come sempre parto dall’itinerario, che andrò ad approfondire località per località, ma prima vorrei dire due parole sul viaggiare coi bambini, anche se mi sono ripromessa di non far diventare questo spazio un family blog, per diversi motivi. I viaggi con i bambini sono esperienze estremamente personali e quello…
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Tre giorni nelle Outer Banks, North Carolina
*Nuovo* Tre giorni nelle Outer Banks, North Carolina. Le isole che "mi hanno rubato il cuore" #USA #viaggi
Le Outer Banks Sono state la rivelazione dell’ultimo viaggio negli Stati Uniti.
I paesaggi di queste isole sono bellissimi, selvaggi. Le lingue d’asfalto delle strade, a tratti ricoperte dalla sabbia portata dal vento, corrono accanto alle dune che costeggiano l’oceano, rivelandolo di tanto in tanto, alle volte da entrambi i lati contemporaneamente. È un posto dove ci si rende conto di essere…
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Stati Uniti Orientali: il mio itinerario (lento) sulla costa
*Nuovo* #StatiUniti Orientali: il mio °itinerario (lento) sulla costa
Quella del viaggio negli Stati Uniti in primavera potrebbe diventare una bella tradizione: dopo l’itinerario dello scorso anno da Boston a Chapel Hill (con finale a Miami), siamo infatti tornati. Sempre a Est.
Quest’anno ci siamo dedicati alla costa, con un itinerario lento: un po’ perchè le città principali le avevamo già toccate e un po’ perchè alla nostra avventura si è aggiunto un componente…
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Mi sono ripromessa di finire di raccontare il viaggio negli Stati Uniti dello scorso anno prima di ripartire per il prossimo: non so se alla fine ci riuscirò, ma voglio almeno provarci. Oggi è la volta di Miami.
Il nostro itinerario sulla costa orientale si è concluso a Miami per motivi prettamente logistici: volo per il rientro molto comodo e a prezzo vantaggioso. Tanto è bastato per decidere di trascorrere un po’ di tempo al caldo (pure troppo!) della Florida prima del rientro. A Miami ci siamo fermati tre giorni scarsi con l’intento di riposare dopo due settimane di tour, motivo per cui non abbiamo voluto fare grossi programmi; ci siamo giusto limitati a un paio di cosette alle quali tenevo particolarmente, ovvero un giro per l’Art Déco District, su Ocean Drive, e una visita a Little Havana. Abbiamo rimandato tutto il resto a visite future.
Art Déco District
L’Art Déco District si trova nella parte meridionale di South Beach e si snoda principalmente tra Ocean Drive, Collins Avenue e Washington Avenue. In questa zona la concentrazione di edifici in architettura déco è pazzesca , è la più alta di tutto il mondo. Al 1001 di Ocean Drive si trovano l’Art Déco Museum e l’Art Deco Welcome Center, dov’è possibile recuperare informazioni, mappe e audioguide, e dove eventualmente ci si può iscrivere a uno dei walking tour della zona. Ma diciamola tutta. Ocean Drive (tutti gli Stati Uniti, in generale) è anche il posto dove puoi comprarti in un CVS un maxi scatolino di Tic Tac dal gusto mai provato prima, senza avere contanti addosso. Adoro gli Stati Uniti anche perché puoi girare praticamente senza soldi in tasca (cosa che personalmente faccio anche a casa, dove però ammetto di trovare qualche difficoltà in più): in questo caso avevo una carta Nexi per la quale ho scelto il circuito Visa, visto che non mi ha mai dato problemi in nessuna parte del mondo. Negli Stati Uniti con le carte di credito fai tutto, anche prenderti una Dottor Pepper in uno dei distributori automatici in aeroporto, per dire. [Entrambi gli esempi sono tratti da storie vere e la cosa preoccupante è che ne avrei molti altri da aggiungere. Se volete continuo.]
Little Havana
Little Havana è uno dei quartieri più famosi di Miami; si sviluppa attorno alla famosa Calle Ocho, a Ovest di Downtown, e ospita la più grande comunità al mondo di cubani fuori Cuba. Quando si cammina da queste parti sembra davvero di stare in un’altra città, addirittura in un altro Paese: sarà per lo spagnolo che si sente parlare per le strade, sarà per i cartelli bilingue. Sarà per i ritmi diversi o per il profumo del caffè. Sarà per il mojito, che devo dire merita davvero! Provare per credere.
*Nuovo* #Miami: Art Déco District e Little Havana. #travel Mi sono ripromessa di finire di raccontare il viaggio negli Stati Uniti dello scorso anno prima di ripartire per il prossimo: non so se alla fine ci riuscirò, ma voglio almeno provarci.
Viaggiare in treno nel mondo: le tratte che ho percorso e quelle che mi piacerebbe percorrere
*Nuovo* #Viaggiare in #treno nel mondo: le tratte che ho percorso e quelle che mi piacerebbe percorrere
Il mezzo di trasporto che preferisco, da sempre, è il treno. Chi mi conosce potrebbe sorridere leggendo questa frase: le imprecazioni che dedico ai famigerati regionali che mi trovo a frequentare ogni giorno da anni (diciamo pure decenni!) sono ormai storia, eppure le peripezie della mia vita da pendolare non sono state in grado di scalfire questo amore innato. L’aereo è comodo, verissimo, ma ti…
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Tornare a New York, ovvero: le città infinite
*Nuovo* Tornare a #NewYork, ovvero: le città infinite. #Viaggi
Ci sono città dove si può tornare più e più volte, senza timore di ripetersi o annoiarsi: sono quelle che mi piace chiamare “città infinite”. Sono città che si evolvono, dove le esperienze da vivere si sommano alle cose da vedere e più se ne vedono e vivono, più ci si accorge che da vedere e vivere ce ne sarebbero molte altre. New York è una di queste città. Forse, nell’immaginario comune, è la…
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Come prenotare un volo per un bambino che deve ancora nascere
*Nuovo* Come prenotare un #volo per un bambino che deve ancora nascere: la mia esperienza (si può fare!) #viaggi
Questo post l’ho scritto per i disadattati come me. Se siete persone normali, e ve lo auguro, potete anche saltare la lettura e godervi la dolce attesa come fa la maggior parte della gente.
Se invece avete qualche problema a gestire la vostra voglia di partire, sicuramente anche nel periodo che precede la nascita di vostro figlio vi siete messi a cercare volie magari avete trovato delle buone…
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[Questo titolo a inizio autunno fa un po’ ridere, ma perdonatemi.]
Non sono mai stata una grande appassionata di spiagge, meno che meno “in stagione”, come si dice. Credo che i miei viaggi parlino per me, anche a questo proposito. Amo il mare nei mesi che precedono il boom estivo o in quelli che lo seguono, benché questi ultimi, per certi versi, mi siano sempre sembrati velati da un filo di malinconia. Quella che si portano appresso tutte le cose belle quando finiscono.
Forse Cape Cod l’ho apprezzata anche perché l’ho vista in quella che per me è la stagione migliore, Aprile-Maggio, quando tutto sembra intento a prepararsi a qualcosa, quando pare che tutto debba – e possa – ancora succedere. Il momento perfetto dell’attesa, se vogliamo anche un po’ del sogno, meglio se a occhi aperti.
Plymouth, il punto di attracco della Mayflower
Siamo arrivati a Cape Cod da Boston, dopo una tappa d’obbligo a Plymouth, che ricorderò sempre come la cittadina degli harleysti. Lo so, in genere si ricorda come il punto di sbarco della Mayflower, ma tendo sempre a dare una connotazione tutta mia dei luoghi che vedo. Quel giorno le strade di Plymouth erano costantemente attraversate da Harley scoppiettanti, tantissime. Ci sarà stato qualche raduno, evidentemente.
Plymouth, il cimitero sulla collina (quello con la vista strepitosa).
Ci siamo trattenuti in città mezza giornata: per chi come noi rinuncia a far tappa alla Plimoth Plantation, il museo vivente che riproduce la cittadina all’epoca dei padri pellegrini, è più che sufficiente. Tempo di fare un salto al masso indicato come punto d’approdo della nave dei pellegrini, alla chiesa con annesso cimitero sulla collina, dalla vista strepitosa, e siamo ripartiti alla volta di Sandwich e poi di Falmouth, la base per le due notti a seguire. Ovviamente non senza aver prima pranzato con un hamburger (e nachos e gyoza, per stare leggeri).
Abbiamo scelto Falmouth non perchè particolarmente pittoresca rispetto ad altre località, ma per questioni logistiche: si trova infatti all’inizio della penisola di Cape Cod e ci è sembrata comoda sia come punto d’approdo che come punto di ripartenza.
Il faro di Chatam
Il giorno successivo è stato interamente per la penisola di Cape Cod (se avete tempo, se non andate di corsa e se non vi dispiacciono i viaggi relax, potete prevedere di dedicarle anche due giornate intere. O anche di più, eh). Siamo partiti da Falmouth in direzione Chatam, dove ci siamo fermati a vedere il faro (vai nel New England e non ne vedi neanche uno?) e la spiaggia lì davanti: c’era un gran vento, proprio quello a cui si pensa quando ci si immagina con l’oceano in fronte, e nonostante l’aria frizzantina si stava davvero bene, il sole era caldissimo.
La spiaggia davanti al faro di Chatam
Abbiamo quindi ripreso la strada verso nord: dopo una tappa per un pranzo a base di lobster roll in una piccola gastronomia con qualche tavolo, siamo arrivati a Provincetown, fermandoci ogni volta che all’orizzonte compariva un faro o qualche duna sabbiosa da esplorare. Come avrete intuito, non avevamo un itinerario di viaggio serrato per questa giornata, né tappe ben definite da spuntare da un elenco: ci siamo letteralmente fatti portare dal vento. E dalla curiosità.
In giro per la penisola di Cape Cod
In giro per la penisola di Cape Cod
Per le strade di Provincetown
Per le strade di Provincetown
Per le strade di Provincetown
Provincetown, il molo
Abbiamo raggiunto Provincetown verso le 17: il cielo era ancora azzurro, ma si preparava lentamente a cambiare colore; forse anche questo ha contribuito ad alimentare quella sensazione di attesa di cui parlavo all’inizio. La cittadina è carinissima, piena di casette e di negozi iper-colorati, alcuni dei quali ancora chiusi, altri in fase di restiling in vista della nuova stagione, altri già gremiti di gente. Abbiamo fatto un giro per le strade e ci siamo attardati un po’ sul molo prima di ripartire.
Il tramonto a Brewster
La tappa successiva, sulla strada del ritorno, è stata per Brewster, dove ci siamo fermati a goderci il tanto agognato tramonto sulla baia di Cape Cod. Il posto perfetto per salutare la penisola, prima di ricominciare a percorrere la strada che corre lungo la costa.
*Nuovo* Cape Cod, preparativi d'estate. Cronaca di una giornata alla scoperta della penisola. #USA #Viaggi Non sono mai stata una grande appassionata di spiagge, meno che meno "in stagione", come si dice.
*Nuovo* Il potere dei social, o meglio: di #Instagram (discorsi su #Bali) É da un po' che mi chiedo se e quanto possa valere la pena investire del tempo per tenere aggiornati i miei social network, sia quando viaggio (poco, in questo periodo) che quando me ne sto a casa.
Probabilmente sarebbe stato più furbo intitolare questo post “cosa fare a Washington in due giorni”, ma la verità è che non sono mai stata troppo furba. Ecco perchè ora leggerete la storia di una che è stata a Washington due giorni, ha camminato per il Mall tra i vari memoriali sotto un cielo azzurro (almeno fino a sera) e… si è innamorata della giornata grigia di Georgetown, con la Georgetown University che si stagliava contro pesanti nuvoloni neanche fosse la mitica Hogwarts. A onor del vero è meglio dire subito che di maghetti volanti io non ne ho visti, ma non posso giurare lo stesso per le frotte di studenti che festeggiavano l’ultimo giorno di lezione alla maniera di tutti i ragazzi della loro età. Beata gioventù, mattina del giorno dopo a parte ovviamente.
Georgetown University
Dicevo che sono stata due giorni a Washington: il primo, appunto, a Georgetown e il secondo nella Washington istituzionale; come per Philadelphia abbiamo deciso di approcciare la città “ai fianchi” e anche qui devo ribadire che questa tattica non mi è dispiaciuta per niente, anzi.
Georgetown, Washington
Georgetown è un quartiere con le casette basse e i negozi super chic; quando ho pubblicato le foto su Facebook qualcuno mi ha detto che non sembrava nemmeno di essere in città e aveva ragione! Qui ha vissuto Kennedy prima di diventare presidente e qui ha proposto a Jackie di sposarlo, in una taverna aperta tuttora. Qui c’è la famosa scalinata dell’esorcista, quella della scena finale, la trovate su Prospect Street all’altezza della Trentaseiesima strada, se volete fare la foto di rito. Come ogni quartiere universitario che si rispetti, anche Georgetown è una zona frizzantissima, piena di localini e di ragazzi. Il giorno in cui siamo stati noi era anche piena di feste, con la musica che scoppiava fuori dagli appartamenti stracolmi: presente quelle scene dei telefilm dove a un certo punto arriva l’agente di turno a bussare alla porta? Ecco, non ci siamo fatti mancare nemmeno quello, è stato emozionante. Anche per quelli dentro l’appartamento, immagino. Se volete regalarvi uno sguardo diverso sulla città non potete perdere questa zona, dedicatele una giornata intera e non ve ne pentirete!
Georgetown, Washington
Georgetown, Washington
Georgetown, Washington, la taverna dove Kennedy ha fatto la proposta a Jackie
Georgetown, Washington
Georgetown, Washington, la casa di Kennedy
Georgetown, Washington, vicino all’università
Di tutt’altro respiro invece la Washington istituzionale, quella del Mall, ma credo proprio di non dire niente di nuovo. E’ per questo che non mi metterò a elencare tutti i memoriali in ordine dal Congresso fino al memoriale di Jefferson, ci sono sicuramente fonti ben più autorevoli e più esaurienti. Ciò che posso dire di questa giornata, che è stata in assoluto quella in cui abbiamo camminato di più in tutto il viaggio, è stato ciò che più mi ha colpito. Scommetto che questo non lo trovate da nessun’altra parte.
La Casa Bianca
Washington, Casa Bianca
Quando ci sono arrivata davanti l’ho guardata e ho detto “ma è così piccola?” Ci si aspetta che uno dei centri del potere del mondo moderno sia una specie di mausoleo con un’imponenza da far spavento e invece no. Lì vicino ci sono edifici ben più maestosi. E’ stato bello rimanere spiazzata così. Della Casa Bianca ho apprezzato la folla tutta intorno che protestava per qualcosa: i sostenitori del Tibet libero, che ormai si alternano nell’accampamento da anni, senza mai mollare il presidio (c’è anche un contatore di giorni che scandisce la loro presenza!); maschere e caricature di ogni genere (poteva mancare quella di Trump?) con le quali farsi una bella foto-sfottò, ma vi risparmio la descrizione delle pose più creative; predicatori che leggono testi sacri a una folla inesistente, e con che trasporto! Attivisti ognuno con la propria lotta, più o meno personale, ma comunque da gridare in qualche modo al mondo. Pullman di cinesi che cercavano di fare qualche foto senza questa marea umana (è la legge del contrappasso, cari miei), che invece secondo me è la cosa migliore di tutte da immortalare.
Il memoriale per le vittime della guerra del Vietnam
Le sue lastre che si scagliano verso il cielo con i nomi dei caduti non lasciano indifferenti. Sembrano proiettate verso l’infinito, ma infinito di cosa lo lascio decidere a voi: il bello dei memoriali è che ognuno li interpreta a modo suo, sulla scia delle sensazioni di quel momento particolare (è per questo motivo che se devo leggere qualcosa a riguardo lo faccio solo dopo esserci stata).
“I have a dream”
“I have a dream”
L’incisione sul gradino davanti al memoriale di Lincoln, nel punto esatto in cui Martin Luther King tenne quello che è probabilmente il suo discorso più famoso nel 1963, al termine della marcia su Washington. Come dicevo, sarà che prima di partire ho letto “Storia del Popolo Americano” di Howard Zinn, ma quelle quattro parole viste lì sulla pietra hanno avuto un’eco particolarmente forte nella mia testa.
Un’eco più o meno forte come il rombo dei nuvoloni che, una volta arrivati al Memoriale di Jefferson, ci hanno costretti (più o meno, diciamo così) a decidere dove andare a cenare. L’ultimo piacevole sforzo della giornata.
Washington, Congresso
Washington, la bandiera sul Congresso
Washington, Lincoln Memorial con aereo
Washington, statua di Lincoln
Washington, statua di Martin Luther King
Washington, statua di Jefferson
*Nuovo* Georgetown, l'ultimo giorno di scuola. Cronaca dei miei due giorni a #Washington Probabilmente sarebbe stato più furbo intitolare questo post "cosa fare a Washington in due giorni", ma la verità è che non sono mai stata troppo furba.
Non sono mai stata brava a pubblicare i post “in ordine di itinerario”, mi ritrovo sempre a pubblicare prima quelli sui luoghi che più mi hanno emozionata, per passare man mano a tutto il resto. Il primo post sul mio viaggio negli Stati Uniti orientali (itinerario a parte) non poteva che essere quindi per Philadelphia.
Philadelphia è stata una delle sorprese del viaggio, mi è piaciuta tantissimo. Sicuramente il mio itinerario di due giorni in questa città non è ottimizzato né completo, ma può essere comunque un suggerimento, specie per chi ha poco tempo oppure viaggia con bambini molto piccoli e si deve adeguare ai loro ritmi e alle loro necessità.
Giorno 1 – South Philadelphia
South Philadelphia.
Lo dico subito: questa è la zona che più ho amato. L’avevo segnata tra le cose da vedere a causa dei Magic Gardens e come anticipavo la volta scorsa mi sono accorta che in realtà c’è molto di più. Prendetevi del tempo per scoprirla con calma a piedi passeggiando lungo South Street, una delle vie più famose della città, vivacissima e piena di negozietti, locali e ristorantini.
South Philadelphia, South Street.
South Philadelphia.
Ma veniamo ai Magic Gardens, il motivo per cui sono finita da queste parti.
Philadelphia’s Magic Gardens
Me at Philadelphia’s Magic Gardens
Come definire i Magic Gardens? Opera d’arte? Installazione? Museo? Poco importa. Si tratta di una produzione (geniale direi) di Isaiah Zagar, un artista che vive da queste parti e che come ci dicevano i ragazzi alla biglietteria “ha ancora le chiavi e passa a fare un giro almeno una volta al giorno, se non due”. Noi purtroppo non l’abbiamo incontrato, ma voi potreste essere più fortunati! I Magic Gardens sono composti da una sezione al coperto, dove si trova un museo, e da una installazione all’aria aperta che Zagar ha creato utilizzando materiali di recupero come bottiglie, ruote di biciclette e oggetti ritrovati. Zagar ha iniziato a lavorare al suo progetto nel 1994 chiudendo la zona accanto al suo studio in South Street e iniziando ad adornarla con oggetti ritrovati, appunto; il proprietario di quell’appezzamento all’epoca viveva a Boston e scoprì l’installazione soltanto nel 2002, quando era già in stato avanzato. Decise quindi di vendere il terreno e smantellare tutto, ma gli abitanti del quartiere non ci misero molto a far quadrato attorno a Zagar e, dopo due anni passati nei tribunali, il sito, ormai già noto come “Philadelphia’s Magic Gardens”, venne dichiarato “organizzazione senza fini di lucro” e quindi intoccabile. La missione dei Magic Gardens è, ancora oggi, quella di ispirare la creatività e di essere punto di riferimento per la vita nel quartiere.
Philadelphia’s Magic Gardens
Philadelphia’s Magic Gardens
Le opere di Zagar si trovano, oltre che in diverse collezioni permanenti di alcuni musei, anche per strada: se camminate per South Philadelphia non vi sarà difficile imbattervi in uno dei suoi coloratissimi mosaici, ovviamente sempre costruiti con materiali di recupero! Vi metto qui sotto la cartina del quartiere che li segnala, casomai aveste voglia di fare un tour alla loro scoperta: è sicuramente un ottimo modo per entrare in contatto con lo spirito di questo luogo.
Giorno 2 – La Philadelphia della storia
Liberty Bell, Philadelphia.
Abbiamo dedicato questa giornata alla scoperta della Philadelphia istituzionale. La prima tappa è stata per la famosissima Liberty Bell, la campana che nel 1776 salutò la lettura della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti; in passato installata nell’Independence Hall, ora si trova all’interno del Liberty Bell Center: l’ingresso è gratuito, dovete solo fare un po’ di coda (veloce) a causa dei controlli in entrata. La Dichiarazione di Indipendenza fu discussa e ratificata nell’Independence Hall, la nostra tappa successiva, che si trova giusto di fronte al Liberty Bell Centre.
Elfreth’s Alley, Philadelphia.
Ci siamo spostati poi verso Elfreth’s Alley, ovvero quella che è conosciuta come la più antica via residenziale degli Stati Uniti, ininterrottamente abitata da più di trecento anni. Elfreth’s Alley è una via carinissima di case dai mattoncini rossi, originariamente abitata da artigiani e commercianti; per chi vuole approfondirne la storia, segnalo che una delle case è stata adibita a museo, che offre informazioni e tour guidati.
La casa di Betsy Ross, Philadelphia.
Da Elfreth’s Alley ci siamo incamminati verso la casa di Betsy Ross, la sarta che secondo la tradizione ha cucito la prima bandiera a stelle e strisce, commissionata da George Washington in persona (al quale pare riparasse i vestiti). La bandiera in origine era diversa da quella che siamo abituati a vedere oggi, le stelle erano infatti 13, ovvero il numero iniziale degli stati dell’Unione, ed erano messe in cerchio (le bandiere appese fuori dalla casa sono ancora così!). Le strisce invece sono sempre rimaste 13. La tradizione vuole che quando la bandiera viene modificata aggiungendo una nuova stella per la nascita di un nuovo stato (come ad esempio è successo con Alaska nel 1959 e Hawaii nel 1960), il cambiamento dev’essere fatto il 4 Luglio successivo, a Philadelphia.
Reading Terminal Market, Philadelphia.
Abbiamo poi pranzato al Reading Terminal Market, dove c’è cibo per tutti i gusti; la difficoltà vera è quella di non farsi risucchiare da questo guazzabuglio di profumi e sapori per ore, perdendo la cognizione del tempo (e le altre tappe in città!).
In cima alla scalinata di Rocky! Philadelphia.
E’ stata quindi la volta di City Hall (bellissimo il cortile interno fiorito, un’oasi in mezzo ai grattacieli lucidi lì attorno) e Philadelphia Museum of Art che come anticipavo è stato messo nell’itinerario più che altro perchè così potevamo dire di aver fatto la scalinata di Rocky anche noi! E pure col passeggino, tra l’altro (accanto alla scalinata c’è una specie di rampa che non vi risparmia tutti i gradini perchè qualcuno c’è comunque, ma che vi semplifica un po’ la vita).
Avrei voluto andare anche al One Liberty Observation Deck per vedere la città dall’alto, magari prima del tramonto, ma a quel punto Diego reclamava le sue ore di gioco possibilmente in qualche spazio aperto, e allora ci siamo fermati davanti al museo, tra aiuole verdi e fontane, a farlo divertire un po’. E’ stato bravissimo tutto il giorno, a spasso per la storia, potevamo negargli una ricompensa, tra l’altro in un posto con una vista così speciale?
*Nuovo* Due giorni a #Philadelphia, il mio itinerario a prova di bambino ;) #USA Non sono mai stata brava a pubblicare i post "in ordine di itinerario", mi ritrovo sempre a pubblicare prima quelli sui luoghi che più mi hanno emozionata, per passare man mano a tutto il resto.
Il mio viaggio negli Stati Uniti: itinerario di due settimane e considerazioni
*NUOVO* Il mio #viaggio negli #StatiUniti - itinerario di due settimane e considerazioni
Fino a poco tempo fa avrei scritto questo post sul volo del ritorno, o forse addirittura prima di andare in aeroporto per il rientro, come mi è successo ad esempio per Guatemala e Messico. Stavolta sul volo del ritorno ho preferito dormire, approfittando delle ore di sonno di Diego, il nostro piccolo viaggiatore alle prese con il suo primo viaggio intercontinentale.
Quello sulla costa orientale…
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Di turisti e viaggiatori
*Nuovo* Di #turisti e #viaggiatori, secondo me
Sì, ancora con questa storia di turisti e viaggiatori. Probabilmente state pensando che non si sentiva il bisogno dell’ennesimo post sull’argomento e nel caso, davvero, non avete tutti i torti. Se quindi adesso fuggirete altrove anziché leggere qui sotto non me la prenderò, amici come prima e alla prossima. Sul serio. Spesso però mi capita ancora di imbattermi in questa dicotomia ormai ampiamente…
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Il mio viaggio in Vietnam: highlights, perplessità e rimpianti
*Nuovo* Il mio #viaggio in #Vietnam: highlights, perplessità e rimpianti
Non ho scritto molto del mio viaggio in Vietnam e prima di imbarcarmi nella prossima avventura voglio rimediare, almeno in parte. Lo faccio con questo format che ho già usato per il Giappone perché secondo me è un buon modo per fare il punto ed è un buon modo per rispondere a chi mi chiede consigli: sono convinta che condividere gli sbagli sia importante tanto quanto condividere le cose belle,…
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Da quando sono mamma ho una sola regola di vita: “la sopravvivenza innanzitutto”. Ora che tutto ruota attorno a questo concetto tanto semplice quanto sconvolgente il mondo mi sorride perché, in generale, ho imparato a fregarmene. È proprio vero che ci si libera degli orpelli inutili solo in occasione dei grandi cambiamenti; il rischio è che non duri, ma ci si può lavorare.
Anche i viaggi ora seguono questo mio nuovo mantra. Per le trasferte brevi non programmo più niente e vado dove mi porta il momento, prima invece pianificavo ogni minuto, per ottimizzare. Per i viaggi lunghi è diverso: lì, per ora, sono rimasta la solita secchiona. Ma vi saprò dire dopo gli Stati Uniti.
Tutto questo preambolo esistenziale per dire che ora non vi propinerò il classico “Cosa fare a Malta in quattro giorni”, ma credo proprio che supererete bene questa cosa. Ciò che voglio raccontare, invece, è quello che ho imparato io in quattro giorni, sia sull’isola che su me stessa indipendentemente dall’isola, perché alla fine si torna sempre lì: scopo del viaggiare è anche crescere come persone, no? E tornare un pochino diversi, altrimenti sono solo belle cartoline.
Ecco quindi le mie dieci perle, winter edition.
1 – (In inverno a Malta) E’ impossibile sedersi su un bus
Uno pensa di non trovare nessuno a Malta in inverno, invece no, è pieno di pensionati. Come si fa a non cedere il posto? Noi non siamo riusciti a far finta di niente, col risultato che non abbiamo fatto un viaggio seduti. Va bene così, si sa mai che in futuro si potrà riscuotere il credito (in karma we trust).
2 – (In inverno a Malta – ma tutto l’anno, mi sa) Se si ordina per due, arriva cibo per quattro
lo so, qui avrei dovuto far tesoro della mia esperienza di vita in Puglia con un pugliese, mea culpa. Quando la fame chiama però non c’è esperienza che tenga e si ordina di pancia, in tutti i sensi. Risultato? Essere a tavola in due (e mezzo) e avere piatti sufficienti per sfamare un esercito. Se potete, quando aprite il menù controllatevi. Almeno voi.
3 – (In inverno a Malta – ma tutto l’anno, mi sa) Il concetto di puntualità dei mezzi è piuttosto elastico
Malta quanto a puntualità dei mezzi non è certo il Giappone o la Svizzera, non dico niente di nuovo. Per noi italiani non è un grosso trauma, viviamo in un Paese che ci prepara a una buona dose di disagio fin da bambini, ma mi sembra doveroso segnalarlo perché così uno può regolarsi, soprattutto se con i mezzi deve andare a prendere un aereo.
4 – (In inverno a Malta – ma tutto l’anno, mi sa) E’ meglio non chiedere consigli sui bus al tizio della reception
Chiedere a uno del posto è tendenzialmente la regola aurea del viaggio. Dipende però a chi ci si rivolge e io stavolta probabilmente ho toppato alla grande. Ho chiesto al tizio della reception dell’hotel il bus più comodo per andare da Sliema a Mdina e mi sono ritrovata alle prese con il classico (per me, almeno, visto che non me li faccio mai mancare!) viaggio della speranza. In piedi, ovviamente (vedi punto 1). Per il tizio, “comodo” voleva dire non dover cambiare bus a La Valletta, per me, invece, “comodo” sarebbe stato risparmiare un’ora e mezza di viaggio, ma sono punti di vista.
5 – (Tutto l’anno a Malta) I bus sono sostanzialmente di due tipi: veloci (sigla TD) e lenti
I bus veloci (quelli che fanno molte meno fermate) costano il doppio di quelli lenti, ma vale la pena sfruttarli: non rinunciate a questo piccolo lusso quando si tratta di raggiungere l’aeroporto o qualche località un po’ più lontana. Noi per spostarci sull’isola abbiamo comprato per 15€ la card Tallinja (autobus, in maltese) da 12 viaggi (una in due, si può condividere), che è molto comoda e che vi consiglio; nel caso dei bus veloci con questa card vi verranno scalati in automatico due viaggi anziché uno. Potete acquistarla direttamente in aeroporto, quando arrivate.
6 – (Tutto l’anno, non solo a Malta) Diego dorme su tutti i mezzi di trasporto, ma coi ristoranti ci dobbiamo ancora lavorare
Finora coi mezzi di trasporto (incrocio le dita e tutto l’incrociabile) con Diego siamo stati molto fortunati. Anzichè godermi a pieno questa cosa, confesso, vivo nell’attesa di pagarla cara: mio figlio non è un santo e prima o poi la combinerà, per forza. Il piatto della bilancia si riequilibra se ci mettiamo anche le nostre uscite a cena: non c’è stata una volta che siamo riusciti a stare seduti tutti insieme contemporaneamente. Quelle rare volte che sta seduto, poi, Diego ha la capacità di fissare il malcapitato vicino di tavolo fino alla morte, provocando in lui un iniziale sorriso di tenerezza che si trasforma in espressione di circostanza prima e in smorfia di disagio poi, fino a diventare un urlo silenzioso di dolore (con probabile rimpianto per non aver cenato a casa).
7 – (Tutto l’anno, non solo a Malta) Ai controlli in aeroporto siamo più lenti, ma facciamo molta più simpatia
Avevo già accennato a questa cosa nel post sul nostro primo volo in tre e non posso che riconfermare la macchinosità delle operazioni in aeroporto. Ma mai come da quando c’è Diego gli addetti ai controlli ci hanno regalato tanti sorrisi o fatto tanti ciao ciao con la manina. A Malta, in particolare, uno l’abbiamo ritrovato anche in prossimità del gate e ancora ci salutava e faceva smorfie. Un amore di omone.
8 – (Tutto l’anno, non solo a Malta) Scatto molte meno foto e vivo molti più momenti
Questa può sembrare banale, siamo d’accordo, ma per coglierne l’essenza vera bisogna passarci. Faccio molte meno foto di prima: in genere quando la quantità diminuisce è perché la qualità aumenta, ma non è questo il caso. Inquadrature frettolose, dettagli tralasciati, momenti affidati alla sola memoria (quindi adieu). Per non parlare delle foto al cibo (vedi punto 6) o ai cartelli, che prima facevo per prendere appunti e poi scriverne. Finito. Se però tutto questo succede perché stai dando retta a tuo figlio…beh, la macchina fotografica sei disposta anche a lasciarla a casa, senza rimpianti. Più foto col cellulare per tutti, insomma.
9 – (D’ora in poi? Chi può dirlo) – Il mio amore per i mercati sembra un po’ scemato
Questa cosa potrebbe rendermi impopolare agli occhi di molti, ma me ne frego e la dico lo stesso. Sono sempre andata alla ricerca dei mercati per immergermi nella vita locale; mercati “hard” intendo, la versione pro, non mercatini di Natale e surrogati del genere, quelli non contano. Il viaggio a Malta non poteva fare eccezione, quindi ho proposto di andare a Marsaxlokk la domenica, giorno in cui si tiene uno dei mercati più grossi dell’isola. Non lo rifarei. Troppo marasma, c’era da fare a sportellate e se è vero che potrei usare il passeggino come oggetto contundente, è vero anche che conservo ancora una certa dignità. Insomma, col mercato di Marsaxlokk non è scattato il colpo di fulmine: forse perché per me è finita l’epoca dei mercati, forse perché di marasma ne ho già abbastanza di mio. Poco male, garantito che mi inventerò presto qualcosa di alternativo.
10 – (Da qui all’eternità) In viaggio e nella vita non avrò mai l’outfit giusto
Quando l’obiettivo è quello di ridurre il bagaglio al minimo perché sei già carico d’altro (vedi punto 7) come potrebbe essere diversamente? Io vi avviso, è così che si inizia a comprare tutto grigio, per non pensare agli abbinamenti e poter buttare cose a caso in valigia, che tanto va sempre bene. Ed è così che ha preso forma la mia nuova seconda regola di vita: “grey is the new black”. Altro che colore della tristezza, il grigio è il colore della libertà! Provare per credere.
Mdina, Malta
Mdina, Malta
Mdina, Malta
Tra Mdina e Rabat, Malta
Tra Mdina e Rabat, Malta
La Valletta, Malta
Marsaxlokk, Malta
Marsaxlokk, Malta
Marsaxlokk, Malta
Tramonto su La Valletta da Sliema. Malta
*Nuovo* Un post di fesserie, che contiene qualche grande verità (per me) e una rivelazione shock (flagellatemi) - 10 cose che ho imparato a/di Malta, winter edition Da quando sono mamma ho una sola regola di vita: "la sopravvivenza innanzitutto". Ora che tutto ruota attorno a questo concetto tanto semplice quanto sconvolgente il mondo mi sorride perché, in generale, ho imparato a fregarmene.