Come spesso accade quando si guarda un film di animazione dello Studio Ghibli, si entra in punta di piedi in un mondo incantato. Che piacciano o no i film di animazione, è comunque sempre affascinante vedere un prodotto che può essere definito artigianale, come questo lungometraggio.
Siamo nei primi anni del 2000. Dopo lo strepitoso successo di Princess Mononoke (1997) e La città incantata (2001), la casa nipponica di animazione fondata da Hayao Miyazaki, Isao Takahata, Toshio Suzuki, Kiyofumi Nakajima nel giugno del 1985, decide di voler iniziare a passare il testimone creativo e produttivo a nuove giovani leve. E’ così che inizia l’avventurosa genesi della creazione di questo film.
L’idea originaria venne da una richiesta di un parco divertimenti che contattò lo Studio per chiedere un cortometraggio che avesse come protagonisti dei gatti. Dopo essere stato messo da parte questo progetto – in realtà mai avviato-, ad un certo punto venne rispolverato dallo stesso Miyazaki -nome assai noto per aver firmato la regia della gran parte delle pellicole dello studio- e decise di affidare la stesura della sceneggiatura a Reiko Yoshida, giovane autrice di manga, alla quale diede come condizione quella di ispirarsi ai gatti, Baron e Muta, presenti nel film Mimi o sumaseba, conosciuto in Italia con il nome di I sospiri del mio cuore del 1995. Al termine della scrittura, però, passò del tempo per la scelta del regista. Si cercava infatti qualcuno che provenisse dal mondo del disegno animato e che fosse giovane ed in linea con lo spirito dello Studio. Alla fine fu fatto il nome di Hiroyuki Morita, il quale, entusiasta, diresse il film curandone ogni dettaglio. Dal doppiaggio alla colonna sonora, soddisfacendo le richieste della produzione.
Ovviamente nel nostro paese il film è arrivato al pubblico con notevole ritardo, dopo l’eco del successo delle pellicole che lo hanno preceduto (o seguito, come ad esempio Il castello errante di Howl del 2004). La storia è davvero carina e godibile. Non aggiunge nulla di nuovo allo stile che contraddistingue queste produzioni, ma si dimostra essere, comunque, un lungometraggio ben costruito. Tutto ruota intorno alla gentilezza e all’altruismo della protagonista, Haru, studentessa di 17 anni, nei confronti dei gatti, i quali vogliono ricompensarla a modo loro. L’esperienza nel paese dei gatti porterà ad un’evoluzione del personaggio di Haru facendole raggiungere la consapevolezza che si è autenticamente felici solo se si vive il proprio tempo. La fantasia che gli umani hanno, in oltre, diventa di fatto forza creatrice per esseri fatati come Baron che, da pupazzo nella realtà umano, in un’altra dimensione parallela, si trasforma addirittura in un soccorritore per fanciulle.
Da La Ricompensa del gatto (2002).
Da I Sospiri del mio cuore (1995)
Tutto il film è un elogio al gatto come animale da compagnia, misterioso e sornione, pieno di fascino anche nel suo fare buffo. Il disegno e la scenografia sono eccellenti e, come detto, molto artigianali.
Le ambientazioni sono quelle del Giappone odierno, con i suoi scorci urbani e i suoi vicoli, per ciò che riguarda Haru; nei luoghi “paralleli” del mondo dei gatti, ci si è ispirati in gran parte alla vecchia Europa ottocentesca.
Concludendo, posso affermare che La ricompensa del Gatto è una bella favola urbana. Settanta minuti circa di svago, che mette buon umore. Consigliatissimo.
In Italia è stato distribuito sia in DVD che in DVD Blu-ray.
[Animazione] La ricompensa del Gatto (Neko no Ongaeshi) di Hiroyuki Morita (2002) Come spesso accade quando si guarda un film di animazione dello Studio Ghibli, si entra in punta di piedi in un mondo incantato.