Sconcertata, amareggiata. Triste, incupita. Spaventata, pensierosa. Anche grata, ma non soddisfatta. Anche tranquilla, ma non felice.
Non so che cosa mi prenda ultimamente.
I giorni passano incessanti, uguali tra loro. Un colore a metà tra il grigio e il nero. Lo chiamerei “grine”: triste, cupo, privo di luce.
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Le mie giornate “grine” sono accompagnate da minuscoli attimi di spensieratezza e sorrisi strappati.
Un meme su Instagram, metto mi piace. Chissà come fanno a creare shitpost così accurati.
Una notifica al telefono. È Elsi con un nuovo sticker. Questo lo salvo, lo userò per il prossimo mese.
Dove sono le ragazze in palestra? Ho bisogno della risata di Eli, della dolcezza di Marti e della tranquillità di Gà.
Paragona però questi minuti a 24 ore, irrefrenabili e insensati. Non sono nulla in confronto.
Grata si, ma non soddisfatta.
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Mi rendo conto che non riesco più a ridere come facevo un tempo. Non riesco più ad essere spensierata. Non riesco più a vedere il bello delle cose come ho sempre fatto. Forse il cercare per così tanto tempo la bellezza anche la dove non c’era, mi ha portato ad arrendermi all’idea che da qualche parte possa esserci per davvero.
Sconcertata, amareggiata.
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Vedere diverse forme d’amore tra le altre persone mi da una sensazione di felicità mista a tristezza.
Due anziani che camminano tenendosi per mano: l’amore maturo, vero, dolce.
Due adolescenti alla prima relazione: l’amore spensierato, non ricercato, fatto di cuore e poca ragione.
Una coppia che si scambia uno sguardo: l’amore complice ma complicato, fatto di alti e bassi e montagne russe da percorrere insieme.
Ma tra le tante forme di amore, esiste quello facile? Spesso mi chiedo se l’amore che vediamo in giro è cosi meraviglioso come sembra.
Tornando a casa, i due anziani si parlano o si urlano contro perché non si sentono?
I ragazzi alle prime esperienze, provano affetto l’un l’altro o tradiscono perché troppo spensierati per pensare alle conseguenze?
E loro, dopo anni di fidanzamento, si sanno corteggiare ancora come la prima volta e darsi le attenzioni che meritano?
Basandomi però sull’amore che vedo e percepisco nei loro volti, mi si bagnano gli occhi. L’amore che immagino nei loro sguardi è quell’amore che non ho mai avuto nella vita. Forse l’ho sfiorato per un tempo non necessario per rendermi conto di quello che stessi vivendo. Un’amore di passaggio, che non mi è mai appartenuto per davvero.
Anche tranquilla, ma non felice.
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Potrei paragonare l’amore ad una dote intrinseca dell’essere. Un po’ come i bambini prodigio che nascono con una voce pazzesca, una immaginazione fuori dal comune o che sanno parlare 5 lingue già da piccoli.
Forse anche per l’amore si deve nascere con una dote: avere la fortuna di saper amare e lasciarsi amare.
Le doti si coltivano, è vero. Ma quando manca la predisposizione il percorso che segue è lungo e tortuoso. E si sa: alla lunga, anche i più forti d’animo si arrendono al loro destino.
Il mio forse è quello di non incontrare mai un’amore che assomigli alla mia idea di amore: sincero, passionale, spensierato, unico.
Non mi sono ancora arresa del tutto all’idea che qualcuno li fuori per me ci sia. Non so fino a quando la speranza possa durare in me, intanto continuo il mio percorso tortuoso fatto di pietre, sassolini, massi e rocce.