Ecco come tutto ebbe inizio...
Qualcuno un giorno mi chiese cosa si provasse ad amare una persona, fino a due anni fa io non seppi nemmeno l'esistenza della parola stessa fino a quel giorno. Era il 6 Agosto dell'anno 2013; fu la prima volta che ti vidi. Sembrasti ai miei occhi così dolce e tenera, i tuoi occhi trasmettevano amore e dolore allo stesso, come se quello splendido sorriso nascondesse al suo interno un migliaio di cicatrici. I suoi capelli erano corti e lisci come la seta e il naso era così piccolo che morderlo era d'obbligo. Ci sedemmo in una panchina d'un parco a parlare mentre restavo incantato ad ogni singola parola da lei pronunciata. Io di solito ci so fare con le ragazze ma quella volta fu tutto estremamente diverso. Il suo modo di muoversi, di dialogare, di guardarmi… Era come se stessi in una nuova dimensione; come se il mondo fosse sparito e fossimo rimasti solamente noi due con quella vecchia panchina, la nostra panchina, che funge da legame con il mondo terreno. Feci quel giorno lo strano errore di baciarla, non sembrò pienamente entusiasta ma cosa mai potevo fare? Dopo quel pomeriggio non ci sarebbe stata più occasione di vederla e quelle labbra così sottili erano irresistibili. Quel pomeriggio lei se n'è andò come se la giornata fosse una giornata comune alle altre, io invece non riuscii a spiegarmi cosa stesse accadendo al mio interno. Quando andasti via dalle tue amiche una parte di me andò con lei, restai vuoto e solo da quel momento, arrivai a casa e mi domandai mille volte come fosse possibile che io in quel pomeriggio, in quelle poche ore riuscii ad innamorarmi di una semplice ragazza di soli quindici anni. Pensai e ripensai a quel pomeriggio milleuno volte non riuscendo a levare dalla testa quel bacio. Dopo vari tentativi riuscii ad avere una seconda occasione, quella mattina ci vedemmo nello stesso parco dell'ultima volta, organizzai le cose per il meglio, non ebbi intenzione di baciarti all'istante, no. Volli aspettare e preparare una sorpresa. Quando la vidi rovinò tutto perché fu lei a baciare me quella volta e io ne fui entusiasta. In quel momento i miei piedi erano staccati dal terreno dalla gioia, nella mia adolescenza riuscii ad avere davvero tante ragazze ma mai nessuna mi provocò così tante emozioni. Quella parte di me che si era portata via non ritornò in me mai più ma la custodiva lei nel suo cuore e a me stava bene così, io stavo bene così. Dopo quella mattinata riuscimmo ad avere altre due magnifiche uscite, ogni giorno provavo a convincermi che io potessi essere il ragazzo giusto per lei, ma non fui mai pienamente convinto. Lei partì in vacanza con i suoi quell'estate ed io feci l'errore di essere troppo ossessivo e possessivo con lei. Stavo frantumando una storia neanche iniziata a causa della mia stupidità. Lei volle troncare quella che per me era l'inizio di una storia bellissima proprio per il mio comportamento, io provai in ogni modo a chiarire la situazione e cercai di convincerla che io in realtà non ero come a lei sembrava che io fossi. Un giorno mentre lei ritornò dalla vacanza provai a chiamarla, non volle ascoltare nessuna spiegazione ed io mi sentii morire, mi sentii perso perché sapevo che senza di lei niente sarebbe stato più lo stesso. In quella telefonata le dissi di amarla ma non lo sentì a causa del mio vecchio telefono mal funzionante. Provai in ogni modo a racimolarmi un'ultima uscita, e ci riuscii. Era il 28 Agosto, sempre nello stesso parco, sempre nella stessa panchina la vidi seduta piangere la partenza di una sua cara amica. Non pensai più a me e provai solamente a consolarla. Dopo che smise di piangere asciugò quei bellissimi occhi marroni e provò a convincersi che lei non era la ragazza giusta per me, che lei non poteva mai essere in grado di rendermi felice, che si sarebbe stancata, che mi avrebbe solo spezzato il cuore. Io risposi che sarei stato pronto a qualunque evenienza, che mi avrebbe sempre reso felice, che anche se si fosse stancata io avrei trovato il modo per farla divertire, che anche con il cuore spezzato non avrei mai potuto morire se al mio fianco ci fosse stata sempre lei. Non vi fu verso, le chiesi un ultimo bacio ancora, un bacio per dirsi addio definitivamente; tutto qui. Me lo diede e io girandomi me ne andai. La gioia fu immensa quando vidi che stava cominciando a seguirmi. Mi trattenne dicendo che stava per commettere la più grande cazzata della sua vita, e in quel momento mi baciò. Il 5 settembre uscimmo, un giorno indimenticabile per vari motivi. Quel giorno sempre nello stesso parco ci sedemmo contro un albero abbracciati, misi in sottofondo “a drop in the ocean” la nostra canzone e le dissi che ogni momento speciale ha bisogno di una canzone che lo accompagni e questo è un momento speciale perché voglio chiedere ad una persona di diventare la mia ragazza. Lei arrossì, poi sorrise e mi baciò, disse di sì e io diventai in quel momento il ragazzo più felice e fortunato dell'intero pianeta. Quella mattina scherzammo e ridemmo, ridemmo così tanto che a lei scappò un “ti amo”. Io feci finta di non sentirlo ma lo sentii eccome. Lo disse con il sorriso sulle labbra, lo disse in modo spontaneo e lì capii che quel “ti amo” era più che sincero. Il 28 settembre, dopo diversi giorni di assoluta felicità e dopo aver conosciuto i suoi, decisi di presentarla ai miei. Ero così nervoso quel giorno, stavo male dall'agitazione. Sapevo che sarebbe piaciuta a tutti ma non avevo mai portato una ragazza a casa mia. Mia madre l'adorò subito, come avrebbe potuto non amarla? Era adorabile quel giorno, semplicemente lei. Quel pomeriggio i miei genitori andarono via per una mezz'ora e agendo d'impulso facemmo l'amore. A causa dell'arrivo improvviso dei miei non durò molto ma fu un'emozione più che unica. Però è vero che ogni storia ha i suoi alti e bassi, il suo vizio del fumo creò molti problemi alla relazione, non riuscii più a fidarmi pienamente di lei, tra lacrime e urla ci riprendevamo e ci lasciavamo ma mai definitivamente. Il suo migliore amico innamorato pazzo di lei provò in tutti modi a separarci ma noi resistemmo e continuammo a resistere. I suoi genitori amarono e poi odiarono la relazione ma noi continuammo a stare insieme ed amarci facendo l'amore ogni volta che avevamo l'occasione. Ci odiammo fino alla morte, ci amammo fino alla pazzia, ci distruggemmo a vicenda come quando un uragano devasta una città. Chi fosse l'uragano e chi la città non l'abbiamo mai compreso, sta di fatto che entrambi restavamo esausti da tutto. Un giorno però, ci lasciammo e il mondo mi crollò addosso. Decidemmo però di provare un'ultima uscita per verificare come ci saremmo potuti comportare da amici. Andammo in spiaggia ed io provai a baciarti, tu mi respingesti e l'intero universo cadde su di me. La provocai obbligandola ad ammettere il fatto che lei non mi amasse più. Lo fece, ricordo ancora le sue parole, non sentii mai più da quel giorno parole che facessero così male: “No, non ti amo più.” Era un pomeriggio d'aprile, un orribile pomeriggio d'aprile. Intanto i giorni passavano e ognuno di noi cominciò ad uscire con altre persone. Tu conoscesti un ragazzo della tua scuola ed io feci lo stesso. Il suo nome era Chiara, era bionda con gli occhi azzurri come il mare, perfetta. Credetti che Dio mi avesse dato una seconda possibilità con lei ma il cuore mi ordinava di ritornare dal mio unico amore, lei. Con non so quale scusa miracolosa lei venne da me, all'oscuro dei suoi, all'oscuro di tutti. Facemmo l'amore, un amore che ci fece cambiare ad entrambi idea, ma come lei non disse nulla non lo feci neanche io. Il giorno dopo gli dissi che era inutile continuare anche solo a sentirci,ognuno ormai aveva la propria nuova vita e fare l'amore è stato solo un errore. Non l'avessi mai detto. La sera dopo la vidi in un locale in centro con la sigaretta in mano, sapevo che odiavo vederla fumare e la gettò. Non so che ci facesse lì ma ero felice di vederla anche se mi comportai da totale stronzo. Quella sera bevvi più del solito e baciai una ragazza di cui non ricordo né il nome né il viso. Quando lo venne a sapere la mattina dopo mi telefonò piangendo. Non riuscii a capire bene il motivo di quel piagnisteo ma compresi che era ancora innamorata di me. Quel giorno provammo a ricominciare, insieme. Provò a farsi perdonare di tutto venendo sotto casa mia con un uovo di pasqua gigantesco. Provai a convincermi che tutto sarebbe potuto andare per il meglio ma ciò non fu così. Il suo migliore amico era sempre in agguato, fece di tutto per rompere la relazione e quasi quasi ci riuscii. Parlava male di me e lei ma lei era troppo buona, non lo avrebbe mai infamato e poi ci teneva troppo. Io dovetti sopportare tutto, non ebbi limiti, ero la sofferenza fatta persona. Ci vedevamo sempre meno e l'amore piano piano si trasformò in semplice sesso. Litigavamo per ogni cosa, anche la più stupida e quei baci rubati erano quasi programmati. La stanchezza la portò a fumare e la monotonia mi portò a fregarmene. Una sera di Maggio fu la goccia che fece traboccare il vaso, uscì di sera solo per controllare che io non facessi cazzate, non si fidò di me e io mi arrabbiai molto, litigammo e dopo una mezz'ora la vidi fumare, lì davanti a tutti. La presi da parte e la lasciai senza pensarci due volte. Urla e cuori spezzati si sentivano quella sera, pianti e grida che se solo ci penso mi vengono i brividi. Fu in punizione per un intero mese conseguente al fatto che informai i suoi genitori del fumo. Mi odiò e la odiai anch'io ma le cose non potevano che andare peggio. Abbiamo avuto anche dei momenti indimenticabili, certi giorni ci isolavamo dal mondo come se i 9 mesi precedenti fossero stati tutti rosa e fiori. Chiuse con il suo migliore amico e con i suoi genitori andava più che bene. Rendevi piacevole anche le piccole cose, anche sol prendere l'autobus con te era gradevole; sederci ed aspettare di scendere o stringersi a causa della troppa gente presente sul bus. Qualcosa però andò storto, il tuo migliore amico ritornò e lei lo accolse a braccia aperte. Mi chiese il permesso ma io normalmente rifiutai. Da un gioco passammo a fare sul serio. Piansi davanti a lei buttandomi a terra affermando di non farcela più, di non riuscire più a sopportare tutta questa sofferenza che mi tenevo dentro. Lei capii cosa stavo provando e decise di dire definitivamente addio a lui. Ciò comportò gravi problemi, le diffamazioni da parte sua su la nostra relazione aumentavano, i disaccordi e le bugie sembravano non avere avere più fine fino al momento in cui scoppiai. Quel giorno di giugno venne a casa mia, fu la dimostrazione che non poteva più funzionare tra di noi. Mi mentì dopo aver fatto l'amore se così si poteva ancora chiamare e la mia reazione fu istintiva, le ordinai di andarsene da casa mia. E lei se ne andò. Decidemmo per la seconda volta di passare un ultimo giorno insieme. Andammo al tuo villino quel giorno, ci comportammo come se ancora stessimo insieme, pensai fosse normale, tutt'ora continuo a pensare che se il mondo scomparisse adesso e lei ed io avessimo la possibilità di salvare solo una persona sulla faccia della terra ci salveremmo entrambi. Ogni minuto che passava mi rattristivo perché sapevo che quella giornata fosse l'ultima che avremmo passato insieme. Quando venne la fine la vidi nella sua stanza guardarsi allo specchio, l'abbracciai da dietro e le chiesi cosa vedesse, mi rispose che vedeva una coppia felice. Quando sua madre mi lasciò a casa le dissi “ti amo”, lei ricambiò dopo qualche istante, era titubante ma sincero, era un fottuto “ti amo” sincero. Le lasciai una sorpresa di addio sotto il cuscino, un peluche e una lettera. Al telefono lei si commosse quando scoprì il tutto e ritornammo insieme. La cosa non durò più di tanto, il sette luglio ci lasciammo definitivamente. Non c'era più amore fra di noi; era inutile sforzare ancora le cose. In quel periodo lei partì in crociera ed io per la enorme confusione che mi ritrovavo in testa baciai sette ragazze in due settimane, volevo solo dimenticarla ma ogni bacio mi ricordava lei, fino al momento in cui una delle ragazze più carine della scuola cominciò a farmi la corte. Il suo nome è Martina, per un lasso di tempo mi fece dimenticare quella che per me è stato tutto nei dieci mesi passati insieme. Quando uscimmo riuscii a baciarla ma anche questa volta, come le altre volte non provai nulla di nulla. Lei mi vide triste e pensieroso quel giorno, capii che qualcosa in me non andava, senza dirgli niente mi disse di ritornare da lei, fare di tutto perché uno come me non lo avrebbe mai più trovato. E lei tornò, mi disse di amarmi mentre era in vacanza, era Agosto ma io e il mio orgoglio non permettemmo di farla tornare. La trattai malissimo quel giorno, e da lì in poi non volle più sapere di me. Per qualche strano motivo ritornammo amici e decidemmo anche di uscire un giorno, ci baciammo, era scontato. Quel bacio mi ricordò lo stesso bacio che avvenne lo scorso 28 Agosto, le stesse emozioni, gli stessi brividi, lo stesso amore. Si, ero ancora innamorato pazzo di lei. Quel giorno andammo in un parcheggio del centro commerciale, le chiesi stupidamente di mettersi una cuffia e di ballare la nostra ormai ex canzone. Lei rise per tutto il ballo, era così felice mentre io mi sentivo in imbarazzo perché sono negato a ballare. Quel momento mi ricordò molto il compleanno di sua cugina, dopo balli sfrenati che io personalmente odio misero un lento, non ballai mai un lento fino a quell'istante. Le dissi che era tutto come nei film americani quando giungeva il ballo di fine anno, le dissi di amarla, le dissi che nessun'altra ragazza l'avrebbe mai potuta sostituire in quel momento. E ballammo in quel parcheggio, ma non gli chiesi di rimetterci insieme, no, non ebbi il coraggio. Nel momento più cruciale della mia vita non le dissi di amarla. Che stupido che sono stato. Queste uscite da finti amici crearono problemi a lei per via dei suoi genitori e del ritorno del suo migliore amico o del suo migliore amico la vendetta che dir si voglia. Un giorno decise di troncarla perché se avessimo continuato così, affermò lei, non ci saremmo più potuti dimenticare completamente a vicenda, che questo legame era diventato una prigione per lei, che le faceva troppo male. Mi arrabbiai ma poi la capii. Conobbi una settimana dopo una ragazza e scoprii che anche lei conobbe un ragazzo. Ammetto il fatto che io mi ingelosii molto ma non ci facevo molto caso, avevo affianco a me una ragazza stupenda, matura, un'anno più grande di me. Ci passavo intere giornate sia a casa che fuori ma in testa continuavo ad avere solo lei, finché decisi che dovevo rivederla per vedere cosa avrei provato quando i nostri sguardi si sarebbero incrociati una nuova volta. Presi la scusa che volevo indietro l'orsacchiotto, il quaderno di lettere che le feci mentre era a Londra e il braccialetto in oro bianco che le regalai a natale. Aspettai due ore sotto casa sua e quando finalmente scese con i regali che le feci e le dissi che ero li solo per vederla e per dirgli che le volevo bene e augurarle buona fortuna lei capii male, pensò che fossi li per riconquistarla mentre ciò non era così. Parlammo al telefono per tutto il tragitto verso casa e alla fine confessai ciò che avevo dentro, le dissi che non mi pento di averla amata, che non mi pento di averla amata in quel momento e non mi pento di amarla anche in futuro e che se io la odiassi è solo perché avevo bisogno di provare un sentimento che facesse meno male dell'amore. Quando chiusi il telefono non ci sentimmo più per un gran lasso di tempo, io lasciai la mia ragazza di quei tempi perché pensai che sarebbe stato da infami continuare una relazione così. A parte i “ti amo” a caso di entrambi ci sentimmo seriamente quando le dissi che stavo scrivendo un libro su di noi e continuammo a sentirci sempre più spesso per questo libro con titolo: “sei parte di me.” Beh, wattpad eliminò questo libro dopo 8000 view e il mondo mi cadde addosso perché anche non amandola più era l'unico legame che ancora ci univa da amici. Adesso posso dire che sto bene, le voglio un mondo di bene e non nego che a volte penso a quello che eravamo, una coppia strana, irrazionale, stupida e immatura ma piena d'amore. Lei resterà sempre la mia pulcina e quando un giorno sarò vecchio abbastanza da avere nipoti racconterò di lei come mio primo amore adolescenziale. Perché il primo amore o non si scorda mai o dura tutta la vita; in questo caso io lo terrò nel cuore fino alla fine dei miei giorni. Una volta una ragazza mi chiese cosa si provasse ad amare una persona. Oggi so rispondere. Esistono due tipi di innamorati, quelli che vivono con il cuore che gli viene donato e quelle persone che vivono senza cuore perché lo donano alla persona che amano.












