Amanita muscaria, il fungo per eccellenza.
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Amanita muscaria, il fungo per eccellenza.
Mount Errigal seen from Carrickfinn beach, co. Donegal
The end of the world: a definition.
Buddlejas in Belfast.
Gioie primaverili: l'acero giapponese rimette le foglie e si mostra più in forma che mai.
Ieri però mi è successo qualcosa, una piccola cosa che ho colto con altro orecchio. Ero da poco salita sulla metropolitana quando una giovane donna si è alzata ed io mi sono seduta al suo posto, senza nemmeno il gemito di sollievo di chi è stato a lungo in piedi. - Oh bene, ora leggo - ho pensato, ma mentre tiravo fuori il libro ho visto che era rimasta davanti a me e non si preparava a scendere. - Mi ha ceduto il posto - mi son detta in un lampo di costernazione e subito dopo - È per parlare meglio con il suo amico -. Si reggeva con una mano alla sbarra e parlava e rideva con un uomo, in piedi anche lui. - È stato per il sacchetto - mi sono detta ancora. Una borsa da shopping quasi vezzosa quando è vuota, di una stoffa leggera, indistruttibile, che porto, quando vado, il giovedì, a guardia dei nipoti perché la donna esce, piena di pappe surgelate per il cane. Si vede che spiomba e sembra, dalle protuberanze, piena di sassi. [...]
- Da anni faccio questo tragitto e nessuno mi ha mai ceduto il posto - ho continuato a rimuginare - anzi spesso me ne sto tranquilla in piedi, alla pari davanti a ragazzi, miei possibili alunni, che masticano seduti a gambe larghe, guardano e non vedono... Mi ha considerato una vecchia - ho ammesso finalmente sentendo incrinare la convizione serena di esserlo che da tempo pensavo fosse mia.
- Così è ancora un piccolo episodio su un mezzo pubblico che m'inchioda a un'età della vita - mi dicevo coprendo di buon passo la distanza tra la fermata della metropolitana e la casa di mia figlia. Il primo è il ricordo di una voca bambina in un piccolo tram di provincia quasi vuoto: la mia. - Ieri con babbo ho pagato! Mi ha misurato! - grido dalla lunga panca a strisce di lucido legno che, appena salita, mi sono precipitata a perlustrare col sedere proprio mentre mia madre dice benigna al fattorino - La bimba non paga.
Ho quindici anni, a Livorno, d'estate. Esco, con una cugina più grande, dai bagni Pancaldi all'ora di desinare. Il filobus su cui saliamo è pieno zeppo, restiamo in un pigia pigia sulla piattaforma di dietro sollevandoci ogni tanto sulla punta dei piedi per prendere una boccata del vento di mare che irrompe dai finestrini. Mi accorgo che pesticcio un signore dietro di me. Mi volto come posso, mi scuso. - Ma le pare... Anzi! - protesta in un eccesso di gentilezza non privo d'ironia, ignaro che quell'«anzi» sarebbe diventato festoso motivo di scherzo sul tappeto volante della mia prima giovinezza.
Che quel tempo è passato me lo dirà, brutalmente, venti anni dopo, a Roma, su un tram lungo, snodato che uggiola in partenza e sferra in curva gran colpi di coda, lo spintone nelle spalle che ricevo di rimando da un signore che, in un sobbalzo, ancora una volta ho pestato.
Dall'«anzi» allo spintone, ovvero l'ingresso nella maturità.
Luisa Adorno, Arco di luminara
Sono tornata a casa a pomeriggio finito, stanca della stanchezza umiliata della noia. Cosimo lavorava tranquillo. - La mia vita è senza dignità - l'ho investito varcando la soglia dello studio. - Perché!? - e mi ha guardato di sotto in su con un interesse da cui trapelava l'attesa di qualcosa che lo avrebbe divertito. È stata la spinta finale: - Perché oltre a stracanarmi per permettere a te di stare costì a fare i pensierini, mi lascio macinare le ore anche da tuo cugino, che per di più sospira 'Quanto tempo perdo! e pensare che dovrei essere a casa a scrivere!'. - Così ha detto? - s'illumina di malignità. - Già - fremo. - Beh, che c'è di strano? Non è vero forse!? - dice candido, per provocarmi. - All'inferno! [...] - Come ho potuto! - sospiro a vuoto in cucina, mentre spingo sott'acqua a colpi secchi ripetuti di mestolo, il gesto antico delle donne, la lattuga lavata da «noi popolino». Solo un'ora mi è rimasta della mia giornata, un'ora prima di cena. Torno nello studio, mi piazzo alla ribaltina angusta dove continuo a scrivere anche ora che ho una stanza tutta per me e so che non combinerò niente. Sono tesa, ho bisogno di tempo, di tanto tempo. Alle mie spalle Cosimo ha ripreso a vergare un foglio della sua grafia limpida e minuta. Nel silenzio colgo con invidia il raspìo leggero della penna sulla carta.
Luisa Adorno, Arco di luminara
Almodóvar VS Wyeth
Christina's world (1948) The room next door (2023)
Non sono tra i più entusiasti dell'ultimo film di Almodóvar ma i flashback della prima parte sono tra le sequenze più forti di tutta la sua filmografia.
Quando i bambini ritornano a far parte del nostro quotidiano, anche se non sono i nostri figli, ci ritroviamo volenti o nolenti a fare i conti con gli aspetti più istintivi del nostro essere: la frustrazione, i desideri impossibili da soddisfare, il non-limite delle necessità e la necessità vitale di limiti.
Stasera, dopo tanti anni, torno a sentire profondamente l'ansia e il dolore dell'impossibilità di conoscere tutto, di poter entrare in storie non mie, di condividere la vita di tutte le persone che hanno incrociato la mia vita.
Di certo Battiato non mi ha aiutato, allora ho optato per la dolcezza un po' crudele di Cassandra Jenkins: la musica è sempre la risposta migliore.
I wander through the pet store
Asking, “What is my true nature?”
Can I take care of anything
Or anyone I’m eyeing?
Don’t wanna take you home
Just because I’m trying
To be less alone
david lynch telling people in 2017 that you should accept trans people or kill yourself. he was so real for this.
RIP David Lynch (1946-2025)
David Lynch (January 20, 1946 – January 16, 2025) RIP 🤍
Non può essere 😔
Filmare Margaret Lanterman/Catherine Coulson morente è stata una delle più belle cose che Lynch ci abbia regalato in questi quasi 130 anni di immagini in movimento.
L'emozione era alla base di tutta l'arte di Lynch e l'ultimo capolavoro che ci ha regalato, Twin peaks returns, ne è stato probabilmente l'apice.
Ho appena scoperto che in queste due immagini si vede lo stesso albero.
Due immagini che hanno contato così tanto per me. Il booklet di Adore degli Smashing Pumpkins e la scena finale dell'episodio 1 della quarta stagione di Six feet under.
Una scoperta stupenda.
New York era un luogo inesauribile, un labirinto di passi senza fine: e per quanto la esplorasse, arrivando a conoscerne a fondo strade e quartieri, la città lo lasciava sempre con la sensazione di essersi perduto. Perduto non solo nella città, ma anche dentro di sé. Ogni volta che camminava sentiva di lasciarsi alle spalle se stesso, e nel consegnarsi al movimento delle strade, riducendosi a un occhio che vede, eludeva l'obbligo di pensare; e questo, più di qualsiasi altra cosa, gli donava una scheggia di pace, un salutare vuoto interiore. Il mondo era fuori di lui, gli stava intorno e davanti, e la velocità del suo continuo cambiamento gli rendeva impossibile soffermarsi troppo su qualunque cosa. Il movimento era intrinseco all'atto di porre un piede davanti all'altro concedendosi di seguire la deriva del proprio corpo. Vagando senza meta, tutti i luoghi diventavano uguali e non contava più dove ci si trovava. Nelle camminate più riuscite giungeva a non sentirsi in nessun luogo. E alla fine era solo questo che chiedeva alle cose: di non essere in nessun luogo. New York era il nessun luogo che si era costruito attorno, ed era sicuro di non volerlo lasciare mai più.
Paul Aster, La città di vetro
"Ora mi metto a tambasiare" pensò appena arrivato a casa. Tambasiàre era un verbo che gli piaceva, significava mettersi a girellare di stanza in stanza senza uno scopo preciso, anzi occupandosi di cose futili. E così fece, dispose meglio i libri, mise in ordine la scrivania, raddrizzò un disegno alla parete, pulì i fornelli del gas. Tambasiàva. Non aveva appetito, non era andato al ristorante e non aveva manco aperto il frigorifero per vedere quello che Adelina gli aveva preparato.
Andrea Camilleri, La forma dell'acqua