Ron Diplomatico su Condè Nast Traveller Summer 2015 by Compagnia Dei Caraibi

shark vs the universe
"I'm Dorothy Gale from Kansas"

blake kathryn
Misplaced Lens Cap

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NASA

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Love Begins
Noah Kahan
🪼
cherry valley forever
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Sweet Seals For You, Always
macklin celebrini has autism

Andulka
YOU ARE THE REASON

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izzy's playlists!
PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH
Lint Roller? I Barely Know Her
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@compagniadeicaraibi
Ron Diplomatico su Condè Nast Traveller Summer 2015 by Compagnia Dei Caraibi
YUU BAAL MEZCAL SU GQ-ITALIA in occasione di Agave Experience 2015!
(via Tequila e Mezcal: 6 etichette da assaggiare - GQItalia.it)
SLOW FISH al porto antico di Genova
Che cos’è Slow Fish 2015
Il claim di Expo 2015 invita alla discussione su un ventaglio di questioni talmente ampio che la prima tentazione è quella di proteggersi in un’interpretazione banale, ma proprio per questo rassicurante: la necessità di avere cibo disponibile per tutti, e quindi di trovare il sistema per produrre di più. Ma non possiamo nasconderci a lungo dietro il dito della superficialità. “Nutrire il pianeta, energia per la vita” ci dice che non siamo gli unici viventi ad abitare la Terra e che dobbiamo trovare il sistema di nutrire tutti (non solo tutte le persone) senza smettere di proteggere la vita.
Il rispetto dell’ambientale deve avere la precedenza. Teorica e pratica. Quando progettiamo e quando produciamo. Quando facciamo le leggi e quando facciamo la spesa. Perché chiamare “esternalità negative” i danni della produzione è un trucco pericoloso. Ci porta a ritenere che esista un “interno” e un “esterno”, qualcosa che succede nell’ambito di una produzione e qualcosa che – quasi fatalmente – succede al di fuori di essa. Invece dobbiamo tenere ben presente che le esternalità negative sono i mari inquinati, la salute pubblica danneggiata, i diritti negati. C’è un unico ambiente, prima lo capiamo e meglio è. E i tempi dell’ambiente, della natura, quelli su cui misurare la sostenibilità di un’attività umana, sono ben più lunghi di quelli dell’economia. Ciò che viene ritenuto sostenibile da un imprenditore potrebbe essere ritenuto una follia dalla natura.
Ebbene: che cosa c’entra tutto questo con il mare? C’entra perché al mare arrivano tutte le nostre “esternalità negative”. Raccoglie tutto l’inquinamento che possiamo produrre, dalla plastica di cui perdiamo le tracce alle sostanze chimiche espulse dal nostro corpo o da quello degli animali che alleviamo. Lotta – e perde – contro le temperature medie sempre più alte, e non riesce più a darci una mano a regolare il clima, perché gli elementi che disturbano quel ciclo sono troppo violenti e troppo frequenti. Subisce la nostra avidità, che si mette di traverso quando si cerca di varare normative a protezione della fauna ittica, o dei fondali, o dei microrganismi, o dei pescatori di piccola scala e grande cultura. Subisce il fatto che non siamo in grado di capire cosa sia un bene comune e come esso vada protetto. Subisce la nostra ignoranza, e anche la nostra avanzatissima tecnologia.
C’entra perché se abbiamo intenzione, quest’anno, di riflettere davvero su come fare per nutrire il pianeta, creando al tempo stesso energia per la vita, allora dobbiamo ricordarci che la protezione e la tutela degli ambienti marini, che occupano il 70% della superficie del pianeta, non può che iniziare a terra. Dobbiamo coltivare la terra, allevare animali, alimentare le nostre automobili senza danneggiare il mare. Non esiste un’attività produttiva che non abbia bisogno di attingere al capitale delle risorse naturali, esattamente come non esiste un’attività produttiva che non abbia bisogno di attingere a un capitale finanziario. Così come siamo attenti a non erodere quest’ultimo capitale senza poi risarcirlo e farlo crescere un po’ – pena la non sostenibilità economica – dobbiamo imparare a non erodere il capitale naturale senza ripristinarlo e migliorarlo – pena la non sostenibilità tout court, e l’impossibilità di nutrire il pianeta.
Slow Fish 2015 si fa portavoce di queste istanze: insieme a pescatori, ricercatori, scienziati, studenti, chef e artigiani del cibo cercheremo di capire come nutrire il nostro pianeta a partire dalla tutela dei nostri mari, cambiando l’attuale rotta, che non vuol dire stravolgere le nostre vite ma iniziare da piccoli accorgimenti e maggiore riflessione.
Per questo abbiamo studiato un programma che offre un’esperienza multisensoriale in cui l’assaggio si completa con il piacere della cultura legata al cibo e della conoscenza dei nostri mari. Ventuno Laboratori del Gusto; 8 corsi dei Master of Food che ci portano a Scuola di Cucina e 4 Appuntamenti a Tavola con star della cucina italiane e internazionali ci guidano alla scoperta del cibo vero, buono, pulito e giusto, coniugando il piacere della buona tavola al rispetto dell’ambiente che ci circonda. Un obiettivo perseguito anche dalle attività rivolte ai bambini, perché comincino fin da piccoli a scegliere secondo le proprie esigenze e non secondo i capricci del mercato.
Una possibilità che agli adulti offriamo in quella che ormai possiamo chiamare via della buona spesa: quest’anno il Mercato di Slow Fish è arricchito dalla presenza di una trentina di produttori dei Mercati della Terra liguri di Cairo Montenotte e Sarzana. E per approfondire non perdete il programma di conferenze dei Laboratori dell’acqua dove ascoltare il racconto delle donne e degli uomini impegnati a migliorare ogni giorno la Terra che lasceremo in eredità alle generazioni future.
Infine, tra un acquisto e un incontro, un momento di relax ci vuole! Che cosa c’è di meglio allora di una sosta in Enoteca con un buon bicchiere di vino e uno sfizioso manicaretto? O dell’ormai classico abbinamento tra un bel boccale nella Piazza della birra e un originale street food nelle Cucine di Strada… Buon Slow Fish a tutti, vi aspettiamo!
Agave Experience è il primo evento internazionale esclusivamente dedicato ai distillati d’agave.
Vieni a scoprire le Agavi. Tequila, Mezcal, Sotol e per i più’ esperti anche Raicilla!
Nasce nel 2012 con la prima edizione che segna l’inizio di un nuovo modo di fare eventi dedicati ai professionisti del mondo del beverage. Come unico evento nazionale, e non solo, dedicato esclusivamente ai distillati d’agave, rappresenta fin da subito il modello perfetto di condivisione e scambio: da una parte le aziende che trovano l’annuale appuntamento un’imperdibile occasione per presentare i propri prodotti e trovare nuovi contatti e dall’altra i bartender che considerano Agave Experience il momento ideale per fare sharing e approfondire tematiche strettamente correlate alla propria professione grazie anche ai brand presenti.
Agave Experience nasce così da un’attenta osservazione del mercato del beverage e delle sue dinamiche sempre in costante mutamento. Un’analisi che ha portato all’organizzazione di un evento in grado di dare un nuovo impulso ai distillati d’agave, prima relegati ad un modo e modello di consumo ormai troppo lontani dalle tendenze attuali.
Agave Experience, infatti, non si ferma solo alla solita nota acquavite messicana, ma propone un vero e proprio viaggio alla scoperta delle più interessanti sfumature fatte di differenti materie prime, metodi di produzione, storie e culture in grado di regalare una fotografia completa di un territorio attraverso quei distillati che da qualche anno a questa parte stanno riscuotendo un nuovo successo.
Un successo non più legato ad un modello di consumo troppo lontano dal concetto culturale e dalle tradizioni locali, ma più aderente ad un mercato che oggi non necessità più di soli prodotti.
Sì è voluto unire e riunire i concetti cardine della cultura messicana attraverso il suo simbolo per eccellenza come il distillato d’agave nelle sue più definite declinazioni: tequila, mezcal e sotol.
Agave Experience diviene così un grande spazio dove tasting desk, sale seminari e di degustazione animate da seminari e incontri guidati, bar e attività varie accompagnano in un viaggio divertente ma allo stesso tempo carico di storia attraverso differenti occasioni che raccontano di luoghi, costumi, sapori e tradizioni.
Vieni a Trovarci a Slow Fish al porto antico di Genova con Champagne Duval-Leroy e Vermut Riserva Carlo Alberto
NUOVO Catalogo Compagnia dei Carabi
ITALIANI DI SUCCESSO LA COMPAGNIA DEI CARAIBI: EMOZIONI IN BOTTIGLIA
Non vuole titoli ad accompagnare il suo nome: non dottore, né fondatore o “founder”, all’inglese, secondo la moda del momento. Tigre Ciliegio, all’anagrafe Dario Baracco, non ne ha bisogno. La storia che racconta vale molto più di ogni qualifica. È una storia, quella della sua Compagnia dei Caraibi, che parla di qualità e di passione per il lavoro, che parte da lontano e fa viaggiare in paesi tropicali, per poi ritornare a casa, in Italia. Gin, Vodka, Tequila, whisky, rum e altro ancora: la Compagnia importa oltre 400 prodotti da più di 26 Paesi, in un giro del mondo che torna in Italia con la produzione Vermut, vini e liquori di Riserva Carlo Alberto, storica azienda di famiglia. «La Compagnia dei Caraibi nasce nel ’95 in modo molto casuale. Avevamo un’azienda che produceva alimentari di lusso, distribuiti in tutta Italia. All’epoca era abitudine portare tutti gli anni gli agenti in giro per il mondo, e un anno finimmo a Cuba. Eravamo in un posto isolato, una quarantina di chilometri oltre Santiago de Cuba. Niente macchina, niente taxi… io non amo stare al mare, e non sapevo cosa fare. Così una mattina mi accorsi che c’era una “guagua”, un autobus che andava a Santiago. Ci salii. Era stracarica, piena di gente che andava in città portando roba da vendere, uova, galline…» Sembra la scena di un film… «Fu un viaggio davvero avventuroso, e alla fine, al mio arrivo, trovai che a Santiago c’era la Fiera del Caribe. Per loro un evento importantissimo, il più importante del Caribe, ai nostri occhi poco più di una fiera di provincia. Qui, girando e chiacchierando, conobbi l’incaricato all’import export di un’azienda locale di birra. Inutile dire che non avevano mai esportato neanche una bottiglietta… Facevano anche rum e aguardiente. Presi delle bottiglie, la sera tornai e ne parlai con i miei collaboratori, tra l’entusiasmo generale. Così tutto ha avuto inizio». È stato difficile? «Ci sono voluti due anni per superare le barriere burocratiche. E poi alla fabbrica non avevano nulla, né bottiglie, né tappi, né etichette, imbottigliavano in vetri di recupero. Così il primo lavoro da fare fu far disegnare e realizzare bottiglie ed etichette, che portai là. Dopo due anni iniziai a importare». E oggi? «Oggi ci siamo allontanati da Cuba, troppe difficoltà rispetto ai risultati. Ma col tempo abbiamo avvicinato altri prodotti e altri produttori, dai rum caraibici ai distillati giapponesi, e poi Perù, Filippine, Cile…» Quali sono i superalcolici più richiesti? «Quelli di qualità. Noi trattiamo prodotti “superpremium”, che si possono trovare tanto nei bar e nelle cocktailerie quanto nelle enoteche. I più ricercati sono i rum più eleganti, adatti ai palati più esigenti, ma anche i gin, le tequila, i mezcal». E poi ci sono i vostri Vermut… «Prodotti che erano finiti nel dimenticatoio e che sono stati rilanciati qualche anno fa. È stata una vera e propria rinascita per quello che è un prodotto tipico italiano. Il Vermut Riserva Carlo Alberto nasce nel 1837 e diventa un successo alla metà del secolo, quando la maggior parte di noi Italiani lavorava ancora dietro a un aratro e grandi idee si diffondevano: è un pezzo di storia d’Italia. E nel corso della storia il Vermut ha fatto epoca e poi è stato dimenticato, sopravvissuto solo grazie ai tanti grandi cocktail che lo vedono come ingrediente principale. Ma anche i cocktail hanno avuto un momento di crisi, tranne il Martini e pochi altri. In tempi recenti è rinata l’idea del cocktail, e del cocktail di qualità; e parallelamente è rinato il Vermut. I nostri sono prodotti di altissima qualità, che vanno incontro alle esigenze di un consumatore – ma è brutto chiamarlo così – sempre più attento e consapevole». Una tendenza, quella alla ricerca della qualità, che non contrasta con la crisi? «In realtà nel nostro segmento non c’è crisi. Il lusso non ha perso, anzi: chi può cerca il bello e il buono. È così nell’ambito dei vestiti come in quello delle macchine, e ovviamente anche nel settore del cibo e delle bevande. Questo modo di fare e di pensare ha permesso ad aziende come la nostra di crescere: chi lavora bene e approccia la qualità si accorge che la qualità paga». Come seleziona i prodotti che rispondano a questa idea di qualità per inserirli nel vostro catalogo? «Mi viene da risponderle che uso il “fiuto”. È un criterio dell’emozione. Se si pensa a prodotti come il gin o la vodka, ci sono migliaia di offerte, ogni giorno nasce una nuova marca, un’etichetta diversa. Quando le valuto devo sentire che chi l’ha fatto ha qualcosa da trasmettere. Se sento che c’è qualcosa che questa persona liberamente ha messo nel suo lavoro, allora so che vale la pena prendere il suo prodotto, prima ancora dell’assaggio. Evito chi fa le cose solo per soldi. Il denaro è buono, anzi, ottimo, ma non basta, se non si va in profondità, se il valore resta solo monetario, è sterile. Accanto all’aspetto finanziario ci deve essere un cuore che pulsa: io non mi arricchisco se faccio fuori un altro, ma se mi unisco a lui per migliorare la società. E penso che questa mia visione del mondo si declini nella qualità dei miei prodotti. Non sono prodotti che invitano ad ubriacarsi, anzi. Chi li degusta poi si sente meglio: una pausa a fine giornata per sorseggiare qualcosa di buono aiuta a dare un valore alla vita». E per fare queste scelte continua a viaggiare… «Il viaggio è un incontro continuo con il mondo. La curiosità è fondamentale: esco e mi stupisco tutti i giorni, qui a casa come in giro per il mondo. La capacità di stupirsi permette di dare un senso alla vita, che altrimenti si trasforma in un susseguirsi di eventi continuo. Sta a noi dargli un significato e un valore».
Di Daniela Guaiti
fonte: La Cucina Italiana - Condè Nast
http://www.lacucinaitaliana.it/lcipro/index.php/2015/03/italiani-di-successo-la-compagnia-dei-caraibi/
WHISKEY GLASSES SET
We've taken our whiskey taxonomy and quadruple-distilled it into a set of four perfect drinking glasses. Each 14 oz double old-fashioned tumbler breaks down a major variety of whiskey (Bourbon, Irish, Scotch, and Single Malt Scotch) into its constituent parts and variations and makes the perfect gift for dram drinkers, snifter savants, and lovers at large of the ultimate amber elixir.
All glasses are dishwasher safe, but hand-washing is recommended.
Subtotal: $45
POP CHART LAB WHISKEY WOOD ART
There are tons of different whiskeys out there. The Many Varieties of Whiskey Wood Engraving can help you keep track of them all. Laser-engraved onto a piece of sustainably harvested cherry veneer, this premium print covers all the major varieties of whiskey — Irish, American, Canadian, and Scotch — breaking them down further into groups like Rye, Blended, and Single Malt. The whole thing is encased in a custom walnut frame, and features an engraved cork at the center and whiskey barrel-like steel strapping at the top and bottom, with brass accents. Assembled by hand in Brooklyn.
$185
Presented by Pop Chart Lab.
Storia e Vermut
La Torino e il Piemonte all’inizio del 1800. Il Piemonte già nei primi decenni del 1800 era una una fucina di idee e di fatti. Nel piccolo regno sabaudo convergevano insieme tutti gli aneliti di libertà civile italiani ed europei e tutti gli entusiasmi della rivoluzione industriale. Ai tempi del re Carlo Alberto queste tensioni erano a fior di pelle; da una parte le innovazioni civili e commerciali stavano rendendo il Piemonte lo stato più avanzato d’Europa, dall’altra i principi sociali trovavano fertile sostegno nei movimenti massonici ed esoterici che facevano già allora di Torino la capitale mondiale della Magia e dell’Alchimia.
MAVERICK PROHIBITION BOURBON CHOCOLATE
If you're serious about chocolate, and serious about bourbon, the Prohibition Bourbon Chocolate bar from Maverick Chocolate was made with you in mind. Hand crafted in small batches from bean to bar in Cincinnati, Ohio, this tasty release should impress fans of whiskey and chocolate alike. It's made with creamy milk chocolate, Kentucky Bourbon, and a sprinkling of sea salt to balance things out. A perfect compliment to your pour of bourbon while you celebrate Prohibition Repeal Day this December.
CARRY ON COCKTAIL KIT
It's widely known that flying commercial is far more enjoyable with a little lubrication, but the simple options afforded on the in-flight menu — cran and vodka, Jack and Coke, etc. — leave a lot to be desired. Step up your mile-high drinking game with the Carry On Cocktail Kit. This simple tin includes everything you need to fix yourself a pair of Old Fashioned cocktails (minus the whiskey), including a recipe card, a combination spoon/muddler, bitters, cane sugar, and a linen coaster that won't stick to the bottom of your cup like those cheap paper squares. Be prepared to be the envy of everyone seated in the general vicinity.
STEPHEN KENN TRAVEL COCKTAIL KIT
You don't need to take a whole bottle of booze with you just to make a few drinks. With the Stephen Kenn Travel Cocktail Kit, you'll have everything you need in one handy pouch. The bag itself is made from leather, with canvas lining and elastic interior webbing, while inside, you'll find nine empty bottles, a mixing spoon, and a book that will teach you how to pack the kit for different occasions, as well as make 15 different cocktails, with recipes coming from some of the best bartender's in the world
Travel Cocktail Kit
$275.00
Tito's Vodka it's HERE!
Scoprila!
Buon Natale!
Buona Rinascita!
Ogni Giorno è un Diamante al Capolavoro della nostra Vita.
TANTI TANTI AUGURI