Perché non possiamo tornare a quando tutto era più semplice?
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Perché non possiamo tornare a quando tutto era più semplice?
Isabel Celima
-“Torniamo?” -“Altri cinque minuti.” Ti eri fatta pensierosa, il mare si era increspato e in spiaggia eravamo rimasti solo noi. Ripensai alla tua risposta: “altri cinque minuti” - quei famosi cinque minuti che da bambini avremo ogni volta voluto trasformare in dieci, venti e così via, pur di non smettere di fare ciò che ci rendeva felici. Chissà, magari erano per me i tuoi “cinque minuti in più”. Ti poggiai sulle spalle il maglione in più che avevo portato - ero stato previdente, attento alle tue dimenticanze. Ti stringesti a questo, avvolta dal tepore che ti dava, ti voltasti dando le spalle al mare e, dopo aver chinato la testa ed aver sentito il mio odore sull’ indumento, mi prendesti la mano e sussurrasti: -“Sai Nani, mi hai insegnato che a letto bisogna andarci con il cuore leggero, che decide il destino chi far entrare nelle nostre vite, ma dobbiamo essere solamente noi a decidere chi far rimanere, che nel sugo bisogna metterci un pizzico di zucchero per non sentire così tanto l’acidità del pomodoro e che forse, bisognerebbe fare lo stesso con le persone. Mi hai insegnato ad amare e fatto scoprire il mio lato dolce con te - che non è sbagliato andare contro corrente ma è una violenza andare contro cuore. Mi hai insegnato ad amare la pioggia, visto che i nostri incontri erano per lo più accompagnati da questa e mi hai fatto e fai sentire amata, come mai nessuno prima d’ora. Con te mi sono riscoperta, ho iniziato a sentire la mancanza della tua voce quando al mattino svegliandomi prima di te, non avevo il tuo buongiorno e se non ti sentivo per lungo tempo la giornata iniziava ad incresparsi, proprio come questo mare dietro di me. A colazione ho iniziato a sorridere quando prendendo un biscotto del mulino bianco, mi riviene in mente quello che mi mettesti al dito come fedina, per poi morderlo. Mi hai insegnato che le verdure cotte fanno bene, nonostante io non voglia mai mangiarle perché non mi piacciono. Mi hai dimostrato che oltre che in uno scritto, sei in grado di rappresentarmi tra le note di un pianoforte, suonate solo per me. Mi è iniziato a mancare il tuo accento romano e le tue lezioni sulle espressioni più usate a Roma, “dovessi venire a vivere qui con me, ti serviranno” mi hai sempre detto.” Hai iniziato a morderti il labbro inferiore, dopo esserti bagnata la bocca, per poi riprendere fiato. Ti guardai un attimo, mi voltai - il locale stava per chiudere, i camerieri stavano pulendo la sala, così iniziammo ad incamminarci verso la spiaggia al tramonto, scendendo dei gradini insabbiati. Mi strinsi a te, preoccupato che potessi scivolare visto il tuo equilibrio precario ed il vino che avevi bevuto durante il pasto. I tuoi capelli mossi dal vento si andarono ad incastrare sulla mia barba e sul viso, accecandomi per un momento. Ridesti - scusandoti per l’attentato verso la mia persona e chiedendomi successivamente un elastico per legarteli. Non te lo diedi. Slegati i tuoi capelli rossi, somigliavano al riflesso di quel tramonto sul mare, tanto da confondere. Chi stava davvero tramontando? Il sole, te o noi?
“Nani, non ho mai creduto di poterlo dire, ma io con te sto davvero bene. Tempo fa ti dissi che ho lasciato un pezzo di cuore a Roma, ma in realtà non sai quanto avrei voluto gridare che l’ho lasciato a te. Ormai mi conosci, nonostante io abbia molto da dirti, solo con dei silenzi riesco a farti capire quanto io ti voglia, ma vedi il fatto è che..” Non ce l’ho fatta, ho dovuto baciarti ed interrompere il tuo discorso per incorniciarci in quel momento, quel attimo che avrei portato nel mio cuore negli anni a venire. Poggiasti le tue mani sul mio viso, delicatamente, coprendo per un attimo i nostri volti, quasi a voler dire: “questo tramonto è rosso d’imbarazzo vedendoci, meglio nasconderci”. Ci staccammo con rammarico, sentendo poco dopo la mancanza delle nostre labbra, sorrisi e con calma dissi:
-“Anche tu mi hai insegnato molto, tanto da rendermi la persona che sono, però, nel caso in cui non potessi più tenerti per mano, ma solo nel cuore, per un periodo breve o lungo che sia, voglio dirti che non è sbagliato rallentare un po’, che se ti vesti ti porto a vedere il mondo, quello che non hai mai visto, che possiamo passeggiare anche restando in silenzio perché se te ne vai perdo il rumore più bello. Potrei invitarti a bere qualcosa, mangiarci uno spicchio di tramonto seduti sulla spiaggia e dirci tutte quelle parole che riusciamo a pronunciare chi dietro uno scritto e chi dietro un silenzio. Potremmo svegliarci una domenica qualunque, avere il frigo vuoto ed il cuore pieno, metterci a cucinare un piatto di pasta in bianco e discutere di come ci siamo potuti dimenticare di fare la spesa quel giorno. Potremo litigare per poi ritrovarmi a notte fonda con un: “mi dispiace, dai scendi, ho un’alba macchiata, due cornetti al cioccolato e cinque minuti di per sempre” e correre sotto la pioggia come in quei film americani dove l’amore vince sempre. Ritrovarci in un letto fatto su misura per noi ed ogni sera combattere per avere una parte di coperta più grande, fare l’amore e ritrovarci l’indomani con i capelli arruffati e gli occhi ancora stropicciati. Discutere su chi debba alzarsi per primo e preparare la moka, finendo inevitabilmente per baciarci, mentre i raggi solari filtrano flebili dalle persiane. Perdersi nel caos della giornata, tra impegni e silenzi, ma con la convinzione che rimarremo sempre il punto debole dell’altro e mai una di quelle virgole che a volte ci si dimentica pure di mettere. Ti dico allora che non voglio darti un motivo per restare, ma mille ricordi per tornare”. Forse era proprio questo che rendeva la nostra storia, una storia duratura. Costruita su passione, amicizia, condivisione, lontananza, fiducia, promesse, silenzi, la nostra storia era destinata a durare perché non era una “storia d’amore”. Forse era una storia con dell’amore dentro o forse era amore con dentro una storia. Elia M. (-via daem-on)
voglio anche io un abbraccio così
vi auguro il coraggio di andarvene quando avete dato tutto.
– Gio Evan
Non mettetemi accanto a chi si lamenta senza mai alzare lo sguardo, a chi non sa dire grazie, a chi non sa accorgersi più di un tramonto. Chiudo gli occhi, mi scosto di un passo. Sono altro. Sono altrove.
Alda Merini. (via thereasonformeisyou)
Amate una persona che vi farà venire voglia di svegliarvi sempre prima del previsto, per guardarla qualche attimo in più prima di uscire e di dormire sempre un attimo più tardi, per farvi chiudere gli occhi stanchi di sonno ma mai stanchi di lei
M. Bisotti (via pura–follia)
Don’t waste your time with explanations: people only hear what they want to hear.
Paulo Coelho (via wordsnquotes)