Una mente per il computer quantistico
Ben tornati nel nostro blog, io sono Roberto e oggi vi parlerò del legame stretto che ci sarà fra computer quantistici e intelligenza artificiale nel futuro.
Prima però un breve excursus sull’intelligenza artificiale; il termine nasce nel 1956 quindi quasi in contemporanea con lo sviluppo dei primi computer, esso è un ramo dell’informatica che interfaccia il computer a una sorta di ragionamento tipico dell’uomo, riuscendo ad imparare dall’esperienza. Ciò è anche detto machine learning, e ne esistono 2 tipi di algoritmi più importanti, i primi i quali si migliorano in base ai propri errori facendo si che un’intelligenza artificiale che non è stata programmata per uno specifico scopo, riesca dopo vari tentativi a risolvere il problema richiesto; e i secondi i quali in base alle immagini che vengono fornite alla macchina e alla connessioni che vengono imposte dal programmatore crea altri collegamenti non specificati in partenza.
Immagine che simbolegga l'intelligenza artificiale
I problemi che ora si riscontrano, con i computer moderni, sono numerosi, come ad esempio il numero di immagini che una intelligenza artificiale deve elaborare e quindi il tempo che ci impiega a farlo. Mentre invece possedendo un computer quantistico il tempo necessario per trasformare le informazioni in dati è sicuramente inferiore, se non del tutto non paragonabile, come anche accennavo mio precedente blog post. Questo genere di computer quindi, riuscirebbe a ridurre la curva di apprendimento per le macchine di intelligenza artificiale, permettendo di istruire le macchine per compiere più mansioni senza dover spendere più tempo.
Ciò può aprire ad un mondo per davvero fantascientifico dove androidi camminano per la strada capaci di pensare o comunque di riconoscere ciò che lo circonda e elaborare una connessione logica fra ciò che vede e quello che è stato salvato nella sua memoria, che sia un male o un bene questo solo il tempo lo potrà dire, del resto attualmente, i computer quantistici non sono ancora stati perfezionati e dunque prima di poter vedere un vero androide funzionante come in un libro ci vorranno ancora molti anni.
Ad un prossimo post
Roberto G












