La Sardegna, la destra e la progettualità che manca
In Sardegna il PD si è fatto prestare dal Movimento 5 Stelle Alessandra Todde e questa volta ha vinto.
Oddìo, vinto… neanche “per un’incollatura”, tanto ridicolo è il distacco con il candidato di centrodestra - si tratta, pare, di qualche centinaio di preferenze e c’è già chi, sulla stampa, ipotizza ricorsi.
Ma la notizia non è che la “sinistra” ha vinto per un pugno di preferenze. E non è per Todde che ha un curriculum da urlo, tanto da farci domandare “ma che ci fa lì?”.
La notizia è semmai che la destra ha perso per un pugno di preferenze.
E come ha perso (se ha perso).
Riavvolgiamo un attimo il nastro e vediamo di semplificare per arrivare al punto.
Christian Solinas, del Partito Sardo d’Azione, sostenuto dalla Lega, ha governato la regione dal 2019 ed ha pensato bene di riproporsi anche per le consultazioni del 2024 come candidato per la coalizione di destra, con l’appoggio, sempre, della Lega. Peccato che Fratelli d’Italia invece propendesse, questa volta, per la candidatura per la coalizione di Paolo Truzzu, sindaco di Cagliari.
Il contrasto è stato sciolto con un passo indietro di Solinas dettato, si direbbe, più che dall’affezione alla causa da “questioni personali”, dato che, stando alle notizie di stampa, nel frattempo la Procura delle Repubblica di Cagliari lo aveva indagato per corruzione e antiriciclaggio, con tanto di sequestri di mobili e immobili.
Il passo indietro di Solinas ha eliminato ogni impedimento alla candidatura di Truzzu per la coalizione, in seno alla quale è rientrato anche il Partito Sardo d’Azione.
Tutti d’accordo alla fine, ma in grave ritardo e con qualche dissidente in ambito Lega, che, pare, abbia votato contro.
Il risultato lo abbiamo visto.
Il caso Sardegna è ridicolo, ma significativo e non è detto che non sia replicabile. Se all’interno della coalizione di destra non si superano i particolarismi e si resta ancorati a questioni d’identità invece di pianificare candidature, programmi e campagne elettorali secondo strategia e tattica, ragionando da grande coalizione, si resta annodati e si rischia che, alla fine, vinca la qualunque, anche PD e M5S.
Questo succede, che si tratti di regione, comune o nazione.

















