Non credo in Dio. Credo, però, nelle persone. Credo nel coraggio, nella passione, nella forza, nel dolore, nella determinazione, nell’innocenza, nell’amore. Ma soprattutto credo nella bontà, delle persone. Credo che tra tutti gli stronzi, tra i maleducati, tra gli ignoranti, tra i cattivi ci sia ancora posto per quelle meravigliose anime che sono le persone buone. Io non sono una di loro, ma mi piacerebbe diventarlo, un giorno. Parlo un sacco, colleziono citazioni, vivo di pasta. Piango davanti alle opere d’arte, e davanti a un film, e anche davanti al finale di stagione della mia serie tv preferita. Piango per qualsiasi cosa, in realtà. Tengo diari segreti da quando avevo nove anni e un pupazzo (con cui dormo) da quando ne avevo otto. Ho la camera piena di libri e le pareti color lillà con i brillantini sopra. Mi piace fare l’amore, consigliare le amiche e ubriacarmi con la vodka. Sono innamorata. E lui, incredibilmente, ricambia.
Oggi mi hai detto, “comunque sei troppo buona” e io ti ho risposto che mi piace esserlo, che servono persone buone a questo mondo.
Tu sei stato due minuti zitto e poi hai detto una cosa che rimarrà con me per sempre: “vero, servono tanto. Spero tu non incontri mai persone che ti facciano cambiare idea”.
Non ti ho riposto più perché non sapevo che dire - avrei voluto fossi vicino a me per abbracciarti. Grazie.
Quando mi chiedono del mio futuro, quali sono le mie intenzioni, se voglio sposarmi, se voglio dei figli, se voglio tornare in Italia, se voglio restare in Inghilterra, sorrido, educatamente, e "non lo so, per ora voglio sono laurearmi”.
La verità è ogni singola volta che me lo chiedono io vedo ancora quello che vedevo tre anni fa: te, io, una casa, bambini con i miei occhi e la tua bocca, litigate, gli amici di sempre, natali e vacanze insieme, un camino dove coccolarci dopo una giornata stanca a lavoro, io che litigo con tuo padre sull’educazioni nei nostri figli, tu che non lavi i piatti anche dopo che te l’ho chiesto mille volte, mio zio che ancora dopo vent’anni ti chiama “trombone”.
Lo vedo ancora, più chiaramente che mai, perché dopo tanto tempo sono arrivata alla consapevolezza che l’amore dela mia vita l’ho inconttrato quando di anni ne avevo 15. Lo so io, lo sai te, lo sanno tutti. Lo sa anche lui, probabilmente.
Lo so, mentre dormo in altre braccia e bacio altre labbra, mentre mi dice che mi ama e che sono bella, e che lo rendo felice come mai lo è stato, che non sarò mai sua. Che non sarò mai sua o tanto meno di me stessa perché sono tua forse da sempre.
Lo so, mentre gli dico che lo amo di rimando, mentre ci teniamo per mano per strada o lo bacio nello stesso punto in cui piace essere baciato a te, che non funzionerà mai tra di noi, che qualsiasi cosa accada avremo sempre una data di scadenza.
Lo so, lo so, lo so davvero.
Lo so che sto solo aspettando che le nostre vite si rincontrino di nuovo, lo so che sto solo aspettando il momento in cui tu ed io saremo di nuovo nel momento giusto nel tempo, cresciuti abbastanza, sicuri abbastanza, pronti per questo nostro per sempre che dura da forse sempre.
Se penso a noi penso al calore. All'estate di agosto, alle risate di amici, le cene a lume di candela, alle vacanze. Penso a spensieratezza e innocenza e felicità. Penso alla spiaggia di Barcellona, a Parigi di notte, a Malta e alberghi troppi grandi. A Londra a Natale, maglioni rossi, luci e Ed Sheeran davanti a noi che canta la nostra canzone. Penso a musica, lettere, poesie, a fare l'amore per la prima volta e non sapere che fare. Penso a banchi di scuola, amici che "chissà quando vi deciderete a mettervi insieme", a balli scolastici e ai compleanni insieme. Penso a film, serie TV, alle ore in macchina, ai parcheggi, alle sigarette di nascosto, alla prima ubriacatura e ai nostri segreti più grandi sussurrati anche se c'eravamo solo noi. Penso a crescere insieme e crescere separati e ad amarsi senza saper cosa fare. Penso al primo amore, quello grande e vero, quello che dura per sempre, quello che non ti lascia mai. Penso al te che eri e al te che sei diventato e all'orgoglio del vederti così cresciuto. Se penso a noi, penso a tutto il bello che abbiamo condiviso, penso a mio fratello che a otto anni "scegli lui che ti rende felice" e a mia sorella che "tanto lo so che vi sposerete". Se penso a te penso alla mia adolescenza e alla mia giovinezza e di come grazie a te sono quella che sono. Se penso a te penso a spensieratezza e calore e giovinezza e mi chiedo se riuscirò mai a ritrovare tutto quello. Se penso a te penso a casa. Ma casa mia non è più lì e forse è questo il grande problema, no è vero?
Mi sono guardata in torno e ho visto solo te. Ho aperto il mio armadio e ho visto quel vestito che mi avevi comprato quella volta, quella gonna che ti piaceva tanto e allora mettevo sempre, quell’intimo che mettevo quando ti volevo sorprendere. Una tua maglietta. Ho aperto i miei diari, i miei ricordi e ho visto solo te: le tue poesie, le mie lettere, le nostre foto. Ho visto te anche quando avrei dovuto vedere solo me: nei miei libri, nei miei cd, nelle mie riviste preferite. Ti ho visto perfino tra i miei trucchi, tra i miei pupazzi infantili, nello spazzolino rosso nella tazza vicino a quel diario che ti ho pregato di portarmi dall’italia. Sei nelle mie coperte, nei gioielli che porto, nel modo in cui mi lego i capelli o mi mordo le labbra. Sei ovunque: nelle mie canzoni preferite, nei miei libri preferiti, nelle mie foto su facebook, nel modo in cui faccio l’amore.
Sei ovunque e mi chiedo dove sono io, in tutto questo. Forse sono nelle tue canzoni, nelle tue foto, nei tuoi vestiti, nelle tue coperte, nei tuoi ricordi, nelle mie lettere sparse nel tuo cassetto, nell nostre vacanze insieme, nei tuoi film preferiti.
Mi sono guardata in torno, cercando me stessa, e ho visto solo te.
I don’t know when it began but I’m starting to hate everything I loved about myself and my life. The things that one month ago made me proud of myself now are just... things that I hate or things that simply have lost their value.
I used to be proud of living in London on my own, proud of waking up everyday at 5am to go to work and make my own money. Now waking up it is just so hard and I lost all the motivation - I spend all my money in rent and bills and travelcard and it doesn’t matter how much I try, at the end of the month I never save up enough. Money is never enough.
I used to go out everyday and enjoy this city beacuse it’s London, you know, and there’s always something to do, something to see, something to discover. Now I struggle to find time to see friends or simply to have a break. I forgot how to look at my city and fall in love with her again. And it just kills me.
After years of hating my body finally I did find peace - finally I understood that I will never have skinny legs and that’s okay because I learnt how to love everything else. Lately, tho, I started hate myself again. And the funny thing is that when I look at myself in the mirror is not the legs or my curves that I don’t like- I hate my face. The face that even with 100 kg I’ve always loved - now I only see imperfections and not having enough time to sleep. I look at myself and I see how tired I am and I fucking hate it.
Ti amo così tanto che certe volte me lo dimentico, poi lo ricordo improvvisamente e finisco per piangere per ore rannicchiata su me stessa, desiderando, bramando, anche un solo tuo tocco. Desiderando che tu possa essere accanto a me, nel mio letto, con le braccia intorno alle mie spalle e il petto contro la mia schiena.
E’ banale e stupido e irrazionale perché infondo l’ho voluto io tutto questo, no?
Sono stata io quella ad allontanarti; sono stata io quella ad andarsene; sono stata io quella a cercare conforto in altre braccia, altre bocche.
Ti amo così tanto che fa fisicamente male - così tanto che finisco per il ferire anche te, solo per farti provare almeno per un po’ quanto è doloroso, amare così.
A te, che mi hai sempre amata con il cuore aperto e senza paura.
Te, pieno di certezze, pieno di piano futuri e “questa volta non farai casini, lo so”.
Te che sai che, in qualche modo, alla fine, tornerò.
Te che non sei stato mai sicuro di nulla (men che meno te stesso) ma lo sei sempre stato di noi.
Te che ami con gesti e parole semplici, con banalità genuine che valgono più di mille poesie.
Tu che mi ripeti, attraverso un telefono e chilometri di distanza, che mi ami come una mantra, come se quei ti amo potessero mutare in mani sul mio corpo e baci sul mio collo.
Tu che senza tua mamma non sopravviveresti un giorno, che incasini sempre tutto e ti perdi anche davanti a casa tua ma sei la mia roccia da quando hai diciassette anni.
Ma sì, vantatevi del fatto che non vi va di fare un cazzo, che non vi piace studiare; crogiolatevi nella vostra obesa ignoranza, nella vostra assenza totale di ideali- in qualsiasi ambito e di ogni matrice. Continuate pure a credere che il mondo giri attorno a voi, che in America vi aspettino per diventare il nuovo Steve Jobs e che leggere un libro ‘non serva a niente’. Un sogno deve essere impregnato di caparbietà e non di arroganza.
Abbiamo smesso di parlare un mese fa e, davvero, penso che in fondo è stato meglio così - non ci siamo mai capite e forse non l’avremo mai fatto, non eravamo fatte per durare a lungo e sarebbe comunque successo prima o poi... ma a volte semplicemente me ne dimentico, che non parliamo più, e allora mi viene voglia di farlo, di parlarti, nei momenti più casuali.
Quando vedo un ristorante veg, quando passo davanti a Leicester Square e mi viene in mente il modo assurdo in cui ci siamo incontrate, quando vedo un tuo stato su facebook e vorrei poter semplicemente commentarlo senza iniziare un altro dramma.
E fa strano pensare che non saprò mai come sono andate a finire quelle piccole preoccupazioni che mi confessavi (ti ha chiesto di essere ufficiali? ti hanno aumentato le ore a lavoro? ti è passata quella tosse persistente?) perché semplicemente non sono più quella con cui ti confessi.
Capisco perché è finita, avrei solo voluto fosse finita in modo diverso.
Ho sempre detto di non essere romantica. Ho sempre detto di odiare i fiori, i cioccolatini a San Valentino, le canzoni dedicate a me, camminare mano nella mano sulla spiaggia e tutte quelle sciocchezze da adolescenti innamorati.
Ho sempre detto che non era da me, che quella non ero io, che preferivo vedere un film o andare subito ai fatti.
La verità è che ne sono sempre stata spaventata.
Spaventata che nessuno avrebbe mai fatto quelle cose per me.
Ero certa che sarebbe stato così, quindi mi sono imposta di non desiderarle, di arrivare quasi ad odiarle.
Ho deciso che io non ero il tipo.
Poi sei arrivato tu.
E te l’ho detto, che non ero romantica, che odiavo quei gesti sciocchi e inutili.
Te l’ho detto, e tu hai capito.
E al primo mese ho trovato un bigliettino con scritto che mi amavi.
E al secondo mese mi sono vista arrivare a casa un mazzo di fiori.
E per il mio compleanno mi hai scritto una lettera, una di quelle d’amore piena di cose troppo grandi da dire, piena di quelle cose che si possono solo scrivere.
E mi hai portato al mare, al tramonto; e mi hai stretto di fronte ai nostri amici; e mi hai baciato sotto le stelle; e mi hai regalato quel pupazzo con gli occhi grandi che tanto volevo.
Hai presente quando incontri qualcuno davvero bello... poi ci parli un po' e cinque minuti dopo ti stai già annoiando a morte? Di altri, quando li incontri la prima volta, pensi "si, ok, niente male". Poi li conosci meglio... ed è come se il loro viso diventasse lo specchio di ciò che sono. Come se ci fosse scritta la loro personalità. E all'improvviso diventano qualcosa di bellissimo. Rory è l'uomo più bello che abbia mai visto.
Vivere da sola mi sta facendo scoprire me stessa in modi che non avrei mai scoperto altrimenti.
Mi sta facendo scoprire che, sì, piango tanto e mi butto giù facilmente - ma poi riesco sempre a trovare un modo per farcela.
Mi sta facendo scoprire che ho bisogno degli altri - dello sconosciuto per strada che mi da indicazioni, di mia mamma che mi dice "sono orgogliosa di te, sei forte, ce la puoi fare", della mia coinquilina che mi fa ridere e mi insegna come avviare la lavatrice. Di lui. Tanto. Di lui, tantissimo.
E sto scoprendo che va bene così, che essere forti significa anche chiedere aiuto.
Vivere da sola mi ha reso orgogliosa di me stessa. Ora so che - incredibilmente - non sono così disorganizzata come pensavo; che riesco a fare il bucato, e la spesa, e cucinarmi anche robe sane (!!!); che ho tanto senso dell'orientamento e in qualche modo riesco a non perdermi a Londra; che, nonostante la mia costante pigrizia, sono capace di rimboccarmi le mani e facerla.
Ho scoperto anche quanto sia importante la famiglia e avere persone che ti incoraggiano e ti chiedano come stai?. E potrei anche non avere un obbiettivo preciso, ora come ora, potrei anche non sapere che voglio farne della mia vita, ma so per certo che voglio rederli orgogliosi, i miei loro.
E ho paura, sì.
Paura di aver fatto le scelte sbagliate, che quando capirò finalmente il mio obbiettivo sarà troppo tardi.
Ho paura che il mondo non mi aspetti.
Ho paura di tutto.
Ma ora so che in qualche modo, non so come, ma in qualche modo, ce la farò.
E se per caso non dovessi farcela, non importa.
Perché ho qualcuno, a casa, laggiù, lontano lontano da qua, che mi aspetta. Per darmi un abbraccio, un bacio, una risata, un "sono comunque orgogliosa di te, amore".