Mentre aspetto la mia brioche decido di accendere il cellulare.
Apro Instagram e nella home, per puro caso, mi imbatto in una sua foto.
Sono passati mesi dall’ultima volta che le ho parlato.
Ha i capelli più lunghi e la carnagione più scura, ma resta sempre lei.
Una lacrima calda mi sfugge e scende, fino a morire sulle labbra, bagnandole di sale.
Seduto di fianco a me, il mio ragazzo smette di bere il cappuccino e mi accarezza la guancia, le dita profumano di caffè.
I suoi occhi scuri implorano chiarimenti.
Gli mostro lo schermo luminoso; lui abbassa lo sguardo, corrucciandolo in un'espressione confusa, poi torna a incastrare i suoi occhi nei miei.
Riguardo la fotografia, per poi fissare un punto indefinito aldilà delle grandi vetrate del bar.
D'improvviso mi sento soffocare; lo spazio sembra ridursi, i rumori diventano ovattati e ogni persona mi provoca grande irritazione e dolore allo stesso tempo.
Vorrei uscire. Ho bisogno d'uscire.
Ci spostiamo fuori, in un tavolo con tante bustine di zucchero colorate e un mazzolino di fiori al centro.
Eppure, continuo a sentirmi come se stessi sprofondando in un baratro.
“Chi era, quella ragazza in foto?” Mi chiede lui, stringendomi forte le mani nelle sue, dandomi l'impressione di fonderle assieme.
“Lei era… era… era la mia migliore amica” ogni parola mi lascia in bocca l'amaro.
La mia voce strozzata, pronta a spezzarsi, é nascosta dal vocio altisonante e dalle risate squillanti dei clienti.
“Lei era la mia migliore amica” ripeto.
Nonostante tutte le ferite, continua ad essere questa frase associata al suo volto quella più profonda, impossibile da cicatrizzare.
É così difficile parlare senza scoppiare a piangere, trovare le parole per formare una frase… mi provoca uno sforzo immane “Lei era… era… era la canzone che speri sempre di ascoltare quando accendi la radio. Era la giusta dose di zucchero nel caffè. Era il mio “oggi potevo stare a casa ma sono venuta comunque a scuola solo per poter passare 10 minuti con lei”.“
Inghiotto un po’ di ossigeno "Lei era il libro giusto lasciato nella scaffalatura sbagliata… era la prima risata dopo ore di pianti, quel genere di risata che ti apre il cuore per riempirlo con pensieri come "ci sono ancora persone che ti amano esattamente così come sei”.“
Mi siedo meglio sulla sedia, prendo un fazzoletto e inizio a strapparlo in tanti piccoli pezzi.
"Lei era le chiamate di due ore la sera. Restavamo a chiacchierare fino a quando la voce non ci si impastava, il numero di sbadigli superava il numero di parole che riuscivamo a dire, e gli occhi non diventavano due fessure. Era gli abbracci la mattina, così stretti da darti la forza per affrontare tutta la giornata, coi rispettivi profumi che si mischiavano e le braccia che si intrecciavano.
Era i weekend passati in camera, con fuori la pioggia e il vento freddo che spogliava gli alberi, mentre dentro i film in streaming e la cioccolata calda fra le mani.
Era i 68 audio per parlare del ragazzo carino che aveva salutato, le ingiustizie dei professori e l'ansia per le verifiche.”
Mi sento come se mi stessi crepando in mille parti “era tutti i vestiti più buffi e ridicolo provati in camerino solo per scoppiare a ridere assieme. Era le parole sussurrate, gli sguardi d'intesa, le corse sulla sabbia bollente per gettarci in mare, le foto mosse .”
Mi sento così piccola, così piccola e fragile e stupida e rotta “Lei mi faceva sentire come se fossi importante. Come se le mie idee e le mie teorie, anche quelle più assurde e complicate, avessero un senso. Come se fossi abbastanza coraggiosa per affrontare ciascuna delle mie paure, e abbastanza forte per realizzare ogni mio sogno.”
Mi tremano le labbra. Tutto è sfocato. Ogni parola ha il sapore di sale. I capelli si sono appiccicati alle mie guance calde. “Lei era quel genere di persona che ti fa sentire amata. Che ti fa sentire come se anche tu potessi essere la costante nella vita di qualcuno. Il "qualunque cosa accada, io continuo a scegliere te”, il “tu non sei come gli altri. Nel mio cuore, per te, ci sarà sempre un posto”. “
Stringo forte fra le dita tutti i pezzetti di fazzoletto che ho strappato "Come fai a dimenticare qualcuno che ti ha dato così tanto da ricordare? Che ti ha fatto sentire come nessun altro prima ti aveva mai fatto sentire? Io certe emozioni non so cancellarle. Certe frasi non so dimenticarle.”
Premo una mano sul mio petto “Tutte le cose che abbiamo fatto assieme sono incastrate qui, e non immagini quanto male mi fanno”.
“E… e adesso chi é lei?” Chiede lui, con la voce che é un sussurro.
“Ora… ora lei è quella ragazza che quando mi incrocia per strada, cambia direzione e abbassa lo sguardo. È quella che non chiede più di me a nessuno. É quella che lascia sempre il sedile di fianco al mio vuoto, sul bus. È la notifica di whatshapp che non accende più lo schermo ”
Quando si sta male, respirare é davvero complicato. “É quella che ha smesso di frequentare i nostri posti. Quella con un sorriso più luminoso quando sta con gli atri. Quella che nel gruppo saluta tutti, eccetto me. Quella che non pronuncia mai il mio nome. ”
Mi sento scossa da tremiti davvero forti. Ho paura di sciogliermi nel mio dolore.
“Lo sai, tutti vogliamo lasciare un'impronta di noi stessi nella vita degli altri. Tutti vogliamo influenzare la vita di chi amiamo. Tutti vogliamo imprimergli un ricordo indelebile. Una sensazione che provano solo con noi, e nessun altro” continuo, il mio sguardo vaga verso il cielo, lo stesso che guardavamo assieme, che fotografavamo assieme.
“E fa male. No. Distrugge. Distrugge sapere che ha cancellato il mio numero. Che non ha più alcuna foto di noi… che semplicemente mi ha spazzato via dalla sua vita come se fossi polvere.”
Lui mi abbraccia forte ed io mi perdo fra le sue braccia, fra il suo profumo e il torpore del suo corpo. “Io vorrei… vorrei solo…. vorrei solo che quando gli altri le chiedono di me, lei non abbassasse lo sguardo e cambiasse argomento. Vorrei solo che dicesse "era la mia migliore amica” con in bocca lo stesso sapore di lacrime e amaro che ho io.“
Non mi accorgo che davanti a me é arrivata la brioche, ma so già che non la mangerò in quanto il mio stomaco si é attorcigliato.
Lui continua ad inghiottire i miei occhi nei suoi "Vedi, è per questo che sono diventata così fredda e apatica, che stringo nel mio petto tutte le mie emozioni, senza lasciarne trapelare alcuna… non vorrei che altri mi demolissero allo stesso modo che ha fatto lei”.
Un sorriso gli vela le labbra e gli addolcisce l'espressione “Non devi; solo perché qualcuno ti ha spezzato, anche se quel qualcuno era davvero importante per te, non significa che lo faranno tutti.”
Mi incornicia il volto bollente di lacrime con le sue mani fresche, e con un sussurro riesco a dire “Dicono che se dai amore alle persone, indietro ti tornerà solo amore. Non é vero. A me indietro sono tornati solo lividi, cicatrici, rimpianti e sensi di colpa. Sono stata solo ferita. Illusa. Presa in giro. Sostituita.”
Lui scuote la testa. Avvicina il suo volto al mio, tanto da far sfiorare la punta dei nostri nasi “L'amore che dai a qualcuno non deve per forza tornare indietro da quel qualcuno. A volte può tornarti indietro da qualcun altro. ”
Adesso, a sfiorarsi sono le nostre labbra.
Chiudo gli occhi, per concentrarmi solo sulle sue parole, sul suo respiro che asciuga le mie guance, sulle sue dita allacciate alle mie “io ti amo, e credimi; sono convinto che quando dai troppo amore a qualcuno, fino a polverizzarti, arriverà sempre qualcun altro che ti amerà così tanto da ricostruire ogni particella di te, da riempire ogni tua crepa…. se solo tu glielo permetterai.
Devi trovare il coraggio di non chiuderti in te stessa per finirti di distruggere da sola”
-Alessia Alpi, scritta da me.
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