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Abbondanza
Era da un anno che non andavo con Angel e l'attesa era diventata quasi insopportabile. Così appena scopro del suo ritorno in Italia, la contatto per poterla incontrare. E come già nelle altre volte precedenti è stata una scopata molto soddisfacente!
Dopo essermi rinfrescato un po' dal caldo esterno, la raggiungo nella camera del sesso, dove iniziamo a baciarci e strusciarci uno addosso all'altra. Poi si inginocchia e me lo succhia un po', mentre il le accarezzo il collo e la nuca.
Quando andiamo sul letto continuiamo a restare avvinghiati come piovre, poi, con sorriso e sguardo voglioso, mi chiede se vogliamo scopare, e chi sono io per non dirle di si? E così mi sale sopra.
Si capisce subito che sarà un consesso piuttosto passionale e scatenato. A un certo punto, senza aspettare che finisco, si alza, toglie il preservativo e riprende a succhiarmelo e a stimolarlo con le mani. Personalmente non sono convinto che riesca a ottenere qualcosa dopo la penetrazione, e glielo dico, ma lei, sicura di se prosegue.
Me lo succhia, mi lecca le palle, lo stimola con le mani sempre più forte, nel frattempo mi fa infilare le dita nella sua figa bagnata, le strizzo le tette. E' tutto un muoversi uno addosso all'altra. Alla fine arrivo, ma non tantissimo, come succede spesso in estate.
Lei si ricorda che l'ultima volta ero venuto di più, ma comunque è palpabile la sua soddisfazione, evidentemente perché è evidente la mia!
Mi ha promesso che la prossima volta sarà ancora diversa da questa, per cui non credo che farò passare così tanto tempo per tornare da lei!
Quando Giulia mi apre la porta accogliendomi nel suo appartamento, mi ritrovo una donna tra i 30 e i 40 affabile e compiacente.
Dopo esserci gustati un po', in piedi accanto al letto, ci sdraiamo. Iniziamo a baciarci e toccarci con più ardore: la mia lingua si gusta le sue labbra e i suoi capezzoli, e così fa anche lei prima di dedicarsi al cazzo e alle palle. E' un gran bel pompino, il suo, e il cazzo risponde diventando duro. Lei lo stimola anche con un fugace passaggio delle tette sopra la sua durezza, quindi mi bacia un'ultima volta, prende il preservativo, un'ultima succhiata e mi monta su, dandomi le spalle.
Fottiamo sempre più intensamente mentre le mie mani le accarezzano la schiena. Man mano che vado avanti a penetrarla, glielo infilo sempre più in profondità, mentre lei mi incita sempre più forte, sempre più forte, fino a che non arrivo all'orgasmo.
Una scopata intensa e piacevole che ritempra dal caldo torrido di questi giorni.
Incontenibili
Bia mi cavalca. Sono dentro di lei e non so dove mettere prima le mani: sulle tette, sul culo, sui fianchi. Tutte quelle curve lì, a disposizione, mentre la penetro.
C'ha messo un po' a farlo venire abbastanza duro da farmelo infilare tra le sue cosce, ma è stata brava e paziente, più di altre. Tra bocca e mano l'ha portato alle giuste dimensioni.
E poi mi è salita sopra.
Si tocca, sembra quasi in estasi mentre ci congiungiamo carnalmente. Le molle del letto scricchiolano. Le mie mani non sanno dove stare.
E poi l'estasi, quella vera, quella che pone fine alla scopata. Quella per cui sono andato da lei.
Nobiltà
Gabi è una formosa brasiliana dal sorriso caldo e accogliente. E' quasi un peccato passare dal bagno per rinfrescarsi un po', visto che sembra pronta a saltarmi addosso sin da subito.
In ogni caso, quando ritorno, dopo esserci baciati e accarezzati un po', andiamo sul letto dove lei un po' con le dita, un po' con la bocca lo stimola.
A un certo punto smette, si mette a quattro zampe e mi da la figa: io mi prendo il cazzo tra le dita di una mano mentre l'altra si infila nella sua fighetta. Vado avanti così per un po', poi lei riprende a succhiarlo, quindi si rimette a quattro zampe e ricomincio a infilarle le dita nella figa. Vado avanti così per qualche altro minuto, mentre la sua fighetta si va bagnando sempre più, fino a che non arrivo all'orgasmo.
Restiamo ancora un po' abbracciati sul letto, ad accarezzarci e poi, a un certo punto, mi chiede se voglio un massaggio. Accetto subito e mi lascio rilassare dal tocco delle sue mani.
Quando finisce mi rivesto, un ultimo bacio e poi via, ad affrontare nuovamente il caldo della città.
Sabrina è una gran bella puttana brasiliana che parla pochissimo l'italiano, ma sa comunque come farsi capire. Simpatica e affabile, apre le danze con un massaggio rilassante. Così rilassato, mi fa girare e inizia a lavorarsi il cazzo con le mani, mentre cerco con le mie di accarezzarle la pelle, le tette, di baciarla e leccarla, provando anche a saggiare le sue labbra, cosa che però non sembra voler concedere troppo.
Tra il relax del massaggio iniziale e il fatto di aver notato uno sguardo un po' distratto ogni tanto, non sono entrato esattamente nel mood giusto, e infatti lei mi dice qualcosa del tipo "Ci vuole più di mezz'ora per tirarlo su" e io concordo con il suo parere tecnico. E non avendo tutto il tempo che servirebbe, a quel punto mi chiede se voglio un altro massaggio, cosa anche questa che accetto, avendo gradito quello iniziale.
Alla fine è il massaggio che comunque mi fa andare via con sensazioni positive, nonostante il resto non sia andato esattamente come avrei voluto. Non credo, comunque, di voler tornare da lei nell'immediato futuro.
Una domenica di festa
Un giorno Emma, alla fine di un'altra travolgente scopata, mi disse che tra noi sarebbe dovuta finire presto. Aveva iniziato a frequentare un uomo e per la prima volta nella sua vita pensava che valesse la pena dedicarsi a lui e lui solo. Aveva così iniziato a tagliare con le scopate occasionali e con tutti i suoi amanti. Io ero l'ultimo.
Le dissi che mi stava bene smettere di vederla, che rispettavo la sua scelta. Lei mi baciò e mi disse che stava preparando una specie di festa d'addio speciale per noi due.
E così fu.
La domenica delle spezie
Era domenica, e andai da Emma forse più emozionato che mai sapendo che sarebbe stata l'ultima volta che l'avrei rivista. Ero vestito un po' più elegantemente del solito, con una camicia chiara e un pantalone scuro, e un mazzo di fiori in mano. Emma, invece, mi accolse con indosso una maglietta che a stento conteneva le sue tette e una mutandina. Per il resto era nuda!
Mi accolse con il suo solito, caldo sorriso. Prese i fiori dalle mie mani, mi fece accomodare nel soggiorno e poi, dovo aver sistemato i fiori in un vaso, si avvicinò a me languida e lasciva. Portò quindi una mano dietro i miei capelli e iniziò ad accarezzarla, dicendomi:
"Sei troppo vestito, per i miei gusti!"
E iniziò a baciarmi con la lingua, strappandomi la camicia (persi metà dei bottoni): scopammo una prima volta lì, sul pavimento del soggiorno. Fu una delle migliori scopate di quella domenica: quando ci alzammo dal pavimento, questo era bagnato per quanto sudore avevamo lasciato.
Andammo a fare una doccia, insieme, ma il cazzo era ancora leggermente eretto, così, mentre Emma cercava di aprire la porta della doccia, glielo infilai nella fica. Lei protestò, senza neanche troppa forza:
"Aspetta... un... minuto... che... apro... la... por..."
Non concluse la frase e io venni una seconda volta, mentre lei gemette gorgogliante di piacere.
Poi si girò, mi pompò il cazzo per non so quanto tempo e quindi si allontanò mentre stavo venendo, senza aspettare il fiotto caldo che stavo producendo: doveva aprire la porta della doccia e l'acqua calda. Quindi, entrata dentro, mi disse:
"E' ancora presto per pranzare!"
Il mio cazzo, a queste parole, riprese vita ed entrai. Emma iniziò ad accarezzarlo, a toccarlo, avvicinando le labbra senza veramente baciarlo, ma semplicemente sfiorandolo, lasciandogli la promessa di una pompa eccezionale, e poi allargò la fica e iniziai a chiavarla. Mi bloccò la faccia con le due mani e mi costrinse a guardarla negli occhi: erano determinati e c'era in essi una luce che ritrovai in molte delle donne con cui sono stato, qualcosa che mi diceva che in quel momento l'unica cosa di cui aveva bisogno era essere scopata sempre più forte.
Eravamo due macchine del sesso, in quel momento, fatte solo per chiavare e fottere. Eravamo così concentrati una nell'altro, a muoverci con così tanta intensità e forza che nessuno dei due si accorse che ero venuto e che il mio cazzo, nonostante lo sfregamento sulla sua fica, si stava afflosciando. A dire il vero non sono nemmeno sicuro di essere venuto una volta e basta: secondo Emma le sborrai dentro almeno due volte. In ogni caso era venuto il momento di riposarsi e mangiare qualcosa.
Pausa pranzo
Emma, così, andò in cucina, pregandomi di andare in terrazza, per evitare che le saltassi addosso. E così feci.
Mi rivestii e aspettai con calma, leggendo uno dei suoi libri. All'incirca un'ora dopo, mi venne a chiamare: il pranzo era pronto.
La conversazione non fu molto interessante: prima mi chiese qualcosa sul libro che stavo leggendo, poi iniziammo a parlare di sesso, delle scopate fatte e di come ci sarebbe piaciuto scopare nel pomeriggio, ma entrambi ci accorgemmo che in questo modo ci saremmo messi a chiavare sul tavolo, senza finire il pranzo, e allora restammo in silenzio.
Una volta finito, mi alzai dalla tavola e tornai in terrazza, senza nemmeno provare ad avvicinarmi: Emma non voleva lasciare nulla in disordine e, nonostante la lavastoviglie, decise che doveva lavare tutto lei.
L'attesa che in questo modo creò in entrambi fu tale da rendere ancora più travolgente quello che seguì: Emma venne direttamente in terrazza e si sedette sopra di me. Senza parlare iniziò ad accarezzarmi, e mentre io ricambiavo, mi tolse la camicia e mi sbottonò i pantaloni. Iniziò allora, senza togliersi la mutanda, a massaggiarmi il cazzo con la fica e dopo un quarto d'ora io ero esploso e la sua mutandina era bagnata all'inverosimile. Quindi si abbassò sul mio stronzo e prese a succhiarlo.
Quando ritornò ben duro, si sollevò, si tolse maglietta e mutandine e ripresi a penetrarla. Saliva e scendeva, le tette ballavano davanti alla mia faccia, mentre ogni tanto mi si appoggiava sopra: il contatto con la sua pelle, con i suoi seni rotondi e grandi mi eccitava ancora di più, mentre lei si muoveva intorno al mio cazzo in modo da far durare la trombata il più possibile. Scopammo altre due volte, oltre quella, prima di provare a fare una nuova pausa per la cena.
A letto senza cena!
In effetti non mangiammo per nulla: a mia parziale discolpa devo ammettere che ci provai a stare lontano da lei, ma rimasi sono una decina di minuti in terrazza e poi tornai in cucina. Qui mi avvicinai Emma e la afferrai per i fianchi appoggiando il mio cazzo eretto al suo culo e intanto leccandole il collo.
Emma protestò un po':
"Vai via! Sto cucinando! Non vorrai digiunare!"
Mordicchiandole il lobo dell'orecchio destro, le dissi:
"Non ho nessuna intenzione di digiunare: quello che voglio è una patata... cruda!"
Detto questo feci scivolare la mano destra lungo i fianchi e dentro la mutandina per toccarle la figa, infilandole dentro le dita e iniziare ad allargarla, prepararla ad accogliere il mio cazzo impaziente.
Emma, allora, si girò. Penso che per un attimo ebbe la tentazione di allontanarmi, ma alla fine avvicinò le sue labbra alle mie.
Le nostre lingue si attorcigliarono una nell'altra riempiendo le bocche come due contorsionisti. Poi iniziai a sciogliere l'abbraccio e la stesi sul tavolo, le allargai le gambe, e dopo aver leggermente spostato le mutandine, iniziai a chiavarla.
Dentro e fuori, dentro e fuori, dentro e fuori, sempre più forte fino a riempirle la fica dei miei umori. Poi Emma scese dal tavolo, si inginocchiò, e iniziò a leccarmi le palle e il cazzo, fino a che non tornò di nuovo eretto. A quel punto alzò lo sguardo e vidi nei suoi occhi un desiderio profondo, inesauribile di sesso. La abbassai schiena a terra e ricominciai a trombarla lì, sul pavimento: la penetrai per non so quanto tempo, cambiando ogni tanto posizione, più o meno senza tregua, a volte con dolcezza, altre aumentando il ritmo. Le guardavo le tette, e la fica e a volte la faccia, per capire se le stava piacendo oppure no: mi sorrideva, ogni tanto, ma il più delle volte aveva la faccia di quando la fottevo bene. Venni tre volte prima di stancarmi abbastanza da dirle "Basta!", mentre lei non so quante. E nonostante questo ne voleva ancora.
Anche io, a dire il vero, però non ce la facevo veramente: la stavo fottendo da quella mattina, così concludemmo lì, con lei che mi fece un pompino finale, mentre io ero troppo stanco per protestare per quest'ultima cosa.
Alla fine mi rivestii alla meglio, cercando di tenere un po' chiusa la camicia che aveva perso buona parte dei suoi bottoni. Emma mi guardava ancora felice per quella bella giornata, e anche io le sorrisi soddisfatto.
Mi disse che questa giornata avrebbe lasciato un buon ricordo, in lei, ma pensava che la scelta di non vederci più fosse quella giusta: con me in giro non sarebbe mai riuscita a costruire il sogno che stava accarezzando da un po' di tempo.
Rispettavo la sua scelta, e d'altra parte sapevo che avrei avuto molte altre donne e ragazze a disposizione nel mio futuro, per cui non mi pesava troppo dover interrompere questo rapporto così fisico tra noi.
Così ci baciammo un'ultima volta sulla sua porta, pensando che quella sarebbe stata l'ultima volta che ci saremmo visti.
Ma ci sbagliavamo entrambi.
L'attesa per il ritorno di Lola è stata lunga. Non che nei mesi passati dall'ultima volta non sia mai tornata in città, ma lo ha fatto per periodi troppo brevi perché riuscissi a organizzarmi per tornare da lei.
Poi finalmente, con l'ennesimo nome diverso, torna e questa volta resta per abbastanza tempo da poter andare a godere del suo corpo così voluttuoso, delle sue labbra carnose, delle sue mani esperte.
Torno a sentire le sue tette sul petto mentre limoniamo, torno a sentire le sue dita che mi toccano il cazzo mentre la stringo a me, torno a vederla inginocchiarsi per succhiarmelo.
E' duro, pericolosamente vicino al culmine quando ci spostiamo sul letto. Riprende a succhiarlo, ma non dura molto: se ne accorge anche lei quanto è vicino, così infila il preservativo, si mette un po' di crema sulla figa e mi sale sopra.
All'inizio lascio fare soprattutto a lei, il salire e scendere sopra il cazzo, mentre le stringo il culo, ma mi sento sempre più duro e prendo le redini della cavalcata, inizio a fotterla sempre più forte, sempre più intensamente. Smetto di strizzarle le tette e la afferro sui fianchi per farla aderire meglio a me mentre arrivo a sborrare.
E' una sborrata lunga e copiosa, come non mi succedeva da tempo: come Julia, anche Lola ha un tasso di percentuale prossimo alla perfezione sia nella capacità di farmelo diventare duro, sia nella quantità di sborra che mi fa produrre.
Spero che resti in giro per abbastanza tempo da tornare da lei ancora e ancora!
Qualcuno ha bisogno della tettarella?
Anche se non con la stessa regolarità che ho con Lola, o Milana, o, da quest'anno, con Luz, anche Candy ormai è diventata una presenza fissa: sto andando da lei una o due volte l'anno, spesso proprio in estate, come avvenuto anche quest'anno.
Ed è stato un incontro piacevole come sempre, in cui il tempo è volato via troppo velocemente, ma al tempo stesso in cui ci siamo dedicati uno all'altra per più di quel che è sembrato.
Come sempre è un piacere chiacchierare con lei: non è una donna banale, ma al tempo stesso appare semplice e sincera nelle piccole cose, come per esempio mettersi una coperta mentre l'aria condizionata andava per abbassare un po' la temperatura, giusto il tempo di farmi dimenticare il caldo della città.
E quando finalmente ho iniziato a sentire freddo, ha spento il condizionatore e si è avvinghiata a me, trasmettendomi il suo calore. E abbiamo iniziato a scambiarci baci e carezze.
Poi, come l'ultima volta, siamo andati di 69: mentre lei me lo succhiava, a volte si drizzava per lavorarselo con le dita, io ero concentrato sulla sua figa. Le allargavo le natiche per inserire meglio la lingua, a volte le passavo le mani sulla schiena, o sull'addome per salire fino alle sue tette sode e con i capezzoli duri.
Leccandola ho sentito la sua figa diventare sempre più umida, mentre il cazzo era sempre più vicino al suo culmine. Che puntualmente arriva, attraversandomi il corpo, fino alla testa, in un istante di piacere intenso, nonostante le poche gocce di sborra.
Ho l'impressione che saremmo stati a letto ancora un altro po', nudi, uno accanto all'altra, ma doveva uscire a breve, per cui alla fine mi sono preparato e dopo un ultimo bacio sulla porta, lei nuda io vestito, sono andato via, pensando se riuscirò ad andare da lei una seconda volta anche quest'anno.
Quando arrivo da Vanessa, mi fa aspettare più del previsto, cosa che inizia a farmi sospettare di non aver fatto la scelta giusta. E anche vederla un po' distratta mentre mi preparo per lei mi fa temere il peggio.
Tutto, però, cambia quando ci mettiamo sul letto: si trasforma in un piccolo diavoletto, mi bacia, mi lecca sul petto, me lo succhia con passione.
E quando poi diventa abbastanza duro, infila il preservativo e mi sale sopra: è una bella cavalcata, con le mani che si spostano dalle tette al culo e viceversa. Vado avanti così, godendomi il momento, il suo corpo, la sua pelle liscia, fino a che non arrivo all'orgasmo, un momento in qualche modo ancora più delizioso visti i miei timori iniziali!
Ormai Luz sta diventando una presenza fissa dei miei giri puttaneschi, soprattutto dopo la fantastica leccata di figa di cui vi raccontavo tempo addietro. Ed è proprio con il desiderio di leccarla nuovamente che torno da lei.
Bastano due parole per ricordarle di quella volta, e così lei sorride, si sdraia, apre le gambe e me la fa leccare anche questa volta. E anche questa volta arriva, senza alcun dubbio!
Ovviamente vuole ricambiare: lo prende tra le dita e quasi senza dir nulla di esplicito mi ritrovo sopra di lei a baciarla e leccarla mentre muovo il cazzo dentro la sua mano, messa a cilindro, proprio come successo con Barbara.
Alla fine arrivo all'orgasmo: non produco molta sborra, ma ha poca importanza. E lei è contenta, mi dice che così è un po' come farlo senza. E chi sono io per contraddirla?
Sono diversi giorni che questa puttanella russa mi fa girare la testa. Così alla fine non resisto e prendo appuntamento per andare con Natali.
Giovane e, dal vivo, proprio come me la aspetto, ha due tette morbide e due labbra che ci sanno fare. Anche lei alterna la bocca alla mano e alla fine fa un buon lavoro, tanto che non riesco a trattenermi nemmeno con lei: come ho scritto un po' di giorni fa, in questo periodo va così. L'importante è, alla fine, non pentirsi della scelta, e con Natali non è stato così!
Strizzale!
Alena Croft
Erano quattro anni che non andavo con Barbara. Questa volta c'è una piccola difficoltà: mi chiede di fare silenzio. La cosa, di per sé, non è un gran peso.
Comunque, quando andiamo a letto, dopo essersi fatta toccare un po', inizia a succhiarmi il cazzo. A un certo punto, però, si interrompe, e il più in fretta possibile ci spostiamo sul divanetto all'ingresso, dove arriva un po' più d'aria.
A quel punto mi si piazza sopra e inizia a succhiarlo con sempre più impegno. Mentre lo succhia sento le sue tette morbide sulle gambe. A un certo punto le chiedo, sussurrando, si scopare. Tra la voce bassa e la concentrazione nel suo compito, continua a succhiarlo. Io lo sento diventare sempre più duro e le chiedo una seconda volta di scopare, anche in questo caso senza successo. Quando ormai mi sento vicino al punto di non ritorno, le chiedo una terza volta di scopare, e ancora una volta senza successo.
E subito dopo vengo.
Lei subito dopo, così concentrata, toglie il preservativo, lo getta via e lo stimola con le mani. A quel punto le faccio cenno di fermarsi e le dico che non deve preoccuparsi, che sono arrivato.
Mi spiace che per il limite dei sussurri non abbia potuto metterglielo tra le cosce, come successo nel nostro primo incontro, ma alla fine mi ha fatto piacere ritrovare la morbidezza del suo corpo addosso!