Il mio primo istinto fu quello di infilare il cazzo dentro i lei. Emma, invece, mi prese la testa e mi spinse verso la sua figa.
"Leccala..." mi disse. E così feci.
Iniziai a leccarla un po' timido, un po' come si lecca il pelo dell'acqua quando ci si abbassa verso una bacinella troppo piena per essere sollevata senza che tutto il liquido esca fuori. Man mano che procedevo, Emma mi guidò, sussurrandomi dove indugiare di più. Imparai, così, con la pratica, come è fatta la figa di una donna, un millimetro alla volta, indugiando a volte e altre leccando con più vigore. Alla fine fu così che feci venire per la prima volta una donna: con la lingua.
Emma, a quel punto, mi sollevo il viso, mi sorrise e mi fece entrare dentro di lei.
La mia erezione, anche se era un po' diminuita, era ancora abbastanza dura de non necessitare di un nuovo ripasso nella bocca di Emma. Con il suo aiuto lo infilai nella sua figa, sentendolo aderire perfettamente dentro di lei.
Iniziai a spingere di fretta, quasi con la paura di non volermi dimostrare imbranato o inesperto, cosa che in realtà ero, ma Emma mi rallentò, sussurrandomi "Piano... piano... rallenta...".
Rallentai il ritmo e lei mi prese il volto in mano e mi spinse verso di lei. Ci baciammo con la lingua mentre continuavo a montarla: il sudore iniziava a colare dalla fronte di entrambi, mescolandosi proprio come ci stavamo mescolando noi in quel momento.
Non so se fu baciarla o se fu proprio l'atto di entrare e uscire da lei, ma sentivo il cazzo diventare ancora più duro di quando era nella sua bocca. E più diventava duro, più sentivo qualcosa che dalle mie palle cercava di farsi strada attraverso il cazzo, come se volesse uscire.
Le nostre bocche si staccarono mentre io la montavo sempre più forte. Ci guardavamo negli occhi, in quei momenti, e nonostante questo riuscivo a notare il sudore che le colava lungo il petto, che imperlava la sua pelle, che scivolava lungo le curve dei suoi seni e lungo i fianchi, e giù giù fino alla figa... E poi, dopo non so quanto tempo, finalmente quel qualcosa uscì e la mia sborra la riempì tutta.
Anche lei, in quel momento, ebbe un rantolo di piacere, ma non ho mai saputo se quel suo secondo orgasmo fosse stato sincero oppure no: non gliel'ho mai chiesto. Una parte di me non vuole nemmeno saperlo per non rovinare il bel ricordo che fu quella prima volta con una donna.
Uscii e mi sdraiai accanto a lei, sul pavimento della sua terrazza. Emma si voltò subito verso di me, mi infilò la lingua in bocca, mi abbracciò. Restammo così, vicini, abbracciati, mentre i nostri sudori continuavano a mescolarsi e il nostro respiro ritornava regolare. Quindi mi baciò un'altra volta, questa volta solo sulle labbra, e mi disse:
"Sei stato bravo, considerato che era la tua prima volta!"
Mezz'ora più tardi eravamo entrambi rivestiti, dentro casa. Mi diede di nuovo qualcosa da bere (un bicchiere d'acqua, se non ricordo male) e poi mi baciò di nuovo, sempre e solo sulle labbra.
"La prossima volta, però, scopiamo con il preservativo. Ora vai, prima di far preoccupare tua madre!"
Devo dire che, nonostante il buon proposito, i preservativi non li usammo così spesso: ci facevamo prendere abbastanza in fretta dalla passione, dal desiderio di buttarci addosso. Per esempio la seconda volta che lo facemmo, eravamo appiccicati uno all'altra già dentro l'ascensore. Emma trovò anche piuttosto complicato aprire la porta, visto che premevo contro il suo culo il cazzo, che iniziava a essere bello duro: rischiammo di scopare sul pavimento con la porta aperta, ma per fortuna Emma si rivelò più accorta di me!
Non andammo, però, sul terrazzo, ma nella sua camera da letto: lì fu lei a salirmi sopra e montarmi come un'amazzone indiavolata. Mi morse i capezzoli e il lobo di un orecchio ridendo e godendo continuamente.
Un'altra volta, invece, in cui proprio non riuscivo a trattenermi, la scopai direttamente sulla porta di casa sua, senza che riuscisse ad aprirla. Usciti dall'ascensore, infatti, avevo già il cazzo fuori dai pantaloni, così la spinsi contro la porta, le scostai la gonna e glielo infilai dentro. Come sempre Emma non portava la mutandina quando ci vedevamo, così potei iniziare a montarla lì, in piedi, con impazienza.
Le strappai letteralmente la maglietta mentre la fottevo, e la porta tremò sotto i miei colpi, continuando a trombarla fino a che il cazzo non si liberò al suo interno: Emma mi sorrise, mi baciò, quindi prese le chiavi dalla tasca della gonna, e senza dire una parola, entrammo dentro.
Scopammo altre due volte, quel pomeriggio, e fu la prima volta che mi resi realmente conto dell'esplosiva carica sessuale di Emma: non ti stancavi mai di scoparla e scoparla e scoparla, tanto che quella sera, nel chiuso della mia stanza, mi masturbai almeno altre due volte pensando alla sua figa e alle sue tette.
Ogni tanto, visto che spesso capitava di fottere sul terrazzo e quindi di sudare abbondantemente, scopavamo una seconda volta sotto la doccia. Mentre l'acqua ci cadeva addosso, Emma, con grande esperienza, mi succhiava il pene fino a farmi esplodere e continuava la pompa anche dopo, per diversi minuti, tanto che l'acqua diventava fredda, proprio per non farlo afflosciare. E poi si girava e io iniziavo a montarla da dietro, leccandole la schiena e toccandole le tette. La baciavo sul collo e la leccavo lungo la colonna vertebrale, mentre l'acqua della doccia ci avvolgeva, e il cazzo entrava e usciva, mai pronto a esplodere realmente, fino a che non venivo dentro di lei.
Nonostante tutto il sesso che faceva con me, Emma trovava il tempo anche di andare con altri uomini: mi spiegò che era sempre stata così, e che proprio per questa sua promiscuità un paio di relazioni serie erano finite perché i suoi ragazzi non accettavano questo aspetto della sua personalità.
A posteriori mi sembra che furono proprio queste sue confessioni a rendere più semplice il distacco da lei, anche perché, prendendo il suo esempio, anche io mi concedevo qualche scopata ogni tanto con ragazze della scuola, che non erano, o non sembravano all'altezza di Emma. In ogni caso sceglievo sempre quelle che la ricordavano, non tanto come fisico, ma come filosofia di vita libertina.
La nostra relazione durò, alla fine, per quasi cinque mesi, intensi e pieni di scopate. E si concluse con un'intera giornata dedicata al sesso.