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Alex Howitt 1940
The German classics of the nineteenth and twentieth centuries, 1913
Iranian anatomical painting probably used for teaching purposes, 19th century
Graham Keen: Alberto Giacometti meets Francis Bacon and Lucian Freud (1965)
Feliks Jabłczyński, Detail of Death and Psyche, 1908
»the missing part« by anatol knotek
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La Decanatura – Elkin Calderón y Diego Piñeros
''So bene che per uno scrittore le proprie debolezze rappresentano il punto di massima forza. Tuttavia penso che utilizzare la debolezza, così com'è, come elemento di forza sia un modo per ingannare se stessi. Dare credito al proprio fallimento è per un essere umano, da tutti i punti di vista, una forma di insolenza. E ancor di più lo è imporlo agli altri!''
Y.M.
Judi Dench as Ophelia at a rehearsal of ‘Hamlet’ at the Old Vic, London, 1957. Photograph by Bob Haswell.
Alexander Courtman - Fin and Jan
JÓN Magazine
Goya, The Witches' Kitchen, 1798
“Bad Conscience” at Metro Pictures Matthew Watson. Courtesy of the Artist and Joe Sheftel, New York.
Mathu Andersen and Zaldy, 1991 by Jesse Frohman
So che si può vivere
non esistendo,
emersi da una quinta, da un fondale,
da un fuori che non c’è se mai nessuno
l’ha veduto.
So che si può esistere
non vivendo,
con radici strappate da ogni vento
se anche non muove foglia e non un soffio increspa
l’acqua su cui s’affaccia il tuo salone.
So che non c’è magia
di filtro o d’infusione
che possano spiegare come di te s’azzuffino
dita e capelli, come il tuo riso esploda
nel suo ringraziamento
al minuscolo dio a cui ti affidi,
d’ora in ora diverso, e ne diffidi.
So che mai ti sei posta
il come – il dove – il perché,
pigramente rassegnata al non importa,
al non so quando o quanto, assorta in un oscuro
germinale di larve e arborescenze.
So che quello che afferri,
oggetto o mano, penna o portacenere,
brucia e non se n’accorge,
né te n’avvedi tu animale innocente
inconsapevole
di essere un perno e uno sfacelo, un’ombra
e una sostanza, un raggio che si oscura.
So che si può vivere
nel fuochetto di paglia dell’emulazione
senza che dalla tua fronte dispaia il segno timbrato
da Chi volle tu fossi…e se ne pentì.
Ora,
uscita sul terrazzo, annaffi i fiori, scuoti
lo scheletro dell’albero di Natale,
ti accompagna in sordina il mangianastri,
torni indietro, allo specchio ti dispiaci,
ti getti a terra, con lo straccio scrosti
dal pavimento le orme degli intrusi.
Erano tanti e il più impresentabile
di tutti perché gli altri almeno parlano,
io, a bocca chiusa.
Eugenio Montale, Satura, 1971
Narcissus, by Roberto Ferri [2017]
Das freie Zeichnen - 1925 - via University of Heidelberg