Cesare Pavese, uno di noi.
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Cesare Pavese, uno di noi.
Quello che concludo, in questo pugno di giorni, è che ci sono un modo giusto e un modo sbagliato di star male.
Oggi inizia la settimana peggiore dell'anno, per me. Di solito mi sento peggio. Quest'anno è come se avessi concluso ormai che è qualcosa che mi tocca oltrepassare. Oltrepassare questo pugno di giorni significa avvicinarsi di più all'autunno, e questo dà consolazione. Sbaglio e ti penso, e so che mi sto dirigendo a tutta velocità contro un muro che mi spaccherà denti e gengive, e naso, e fronte. Pazienza, sono sopravvissuta fin qui, sopravviverò anche fino al prossimo lunedì.
Ricordo l'anno in cui Hale-Bopp era visibile nei cieli italiani. Era il 1997 e io avevo 9 anni.
I cinque o sei gradini che portavano nella casa di nonna erano la seduta più comoda per poterla guardare, e dopo che il sole tramontava il marmo diventava addirittura fresco.
Papà era spesso in cantina a sistemare le canne per la pesca del giorno successivo, mamma beveva caffè con la nonna. Mio fratello aveva 3 anni e non so con cosa si occupasse in quei momenti.
Io stavo lì - ricordo - ad osservarne la coda luminosa, e mi sembrava una cosa tanto grande, tanto lontana, tanto magica. Forse nonna aveva già piantato l'acero giapponese nell'aiuola di fronte? O forse no. È un dettaglio che mi sfugge.
Rido, perché adesso non si tratta tanto di Hale-Bopp. È proprio quel ricordo che mi sembra tanto grande, tanto lontano, tanto magico. Io ancora non sapevo nemmeno a grandi linee cosa fosse la vita. Avevo già sofferto, in realtà, e forse già resistevo; ma era qualcosa di inconsapevole e sopito, e allora andava bene così.
La gattina è sana. Ti ho sognato, te l'ho scritto, come al solito hai detto le tue due frasi di merda che mi hanno fatto passare la voglia di chiacchierare. Fuori ci sono i giovedì d'estate. Io ho bevuto due spritz. Sono stufa. Fa caldo. Non c'è nulla che renda più mite questa tristezza, oggi. Solo il non pensare. Solo il non pensare. Solo il non pensare. Nemmeno mezza volta che io abbia pigiato i tasti giusti per scrivere.
Solo il non pensarti.
Cose successe ieri:
- Collega che mi dice "la nuova te è 💚", e io mi dico che la nuova me è la vecchia me che sta di merda ma cerca di non darlo a vedere. Quindi immagino di star gestendo la cosa.
- Ho come sempre appurato che mescolare birra e amaro per me è una pessima idea, nonostante questo io persisto e di conseguenza stamattina ho mal di testa.
- Dopo il colloquio di ieri c'è la possibilità che un'amica e collega mi affianchi, da ora in poi, nelle prese in carico. Questa cosa mi dà speranza, mi dà energia. No: non so cosa mi dà, ma è qualcosa di bello in ogni caso.
È all'alba di questo giovedì dai bordi strappati che sono riuscita a convincermi davvero di ciò che mi hanno detto, ovvero che il mio era soltanto un modo per dirti: "Ho bisogno di te, resta qui". Me ne sono convinta a tal punto che rifletto sulle brutte risposte che mi hai dato, sul tuo chiedermi scusa il giorno dopo, sul mio abbozzare a riguardo.
E forse non è solo il giovedì, forse anche io ho i bordi un po' strappati dal continuo attacca stacca dallo stesso sgualcitissimo albo illustrato. Di figurine me ne mancano una decina, ma non posso più inviare la richiesta e i soldi nella letterina alla Panini perché me le spediscano. Mamma vergava con infinita cura quei numeri, io osservavo la sua grafia e mi chiedevo se anche io - un giorno - sarei riuscita a scrivere così tanto bene, con così tanta grazia, ma poi finisce che di grazia nel mondo non ce n'è più, se ci pensi. Di sicuro non ce n'è per te, per i tuoi sforzi, per il culo tanto che ti fai per fare le cose per bene.
E com'è che io sei diventata tu? Com'è che ne parlo come dall'esterno, come di una storia che avevo letto in estate, davanti alla zanzariera della camera in piazza Caduti di Cefalonia, il numero non lo ricordo.
Com'è che sono arrivata così tanto lontana da me stessa?
Ci sono poche cose di cui ho la certezza assoluta:
- 7 è il numero migliore
- morning people >>> night owls, levatevi di torno e fatemi dormire, cristodiddio
- le persone che prediligono i gatti ai cani sono più affini a me
- il giovedì è chiaramente marrone
Elenco di cose faticose
1) Andare alla cena estiva dello studio per cui lavoro.
2) Avere a che fare con la rabbia che per la prima volta in quasi 38 anni di vita mi sto consentendo di provare e di chiamare con questo nome.
3) Mia madre.
4) Io quando sfrutto cose che non dovrei sfruttare quando ho bisogno di attenzioni, salvo poi rendermene conto e starmi sul cazzo.
5) L'estate.
6) Pensare prima di parlare, restare in equilibrio, respirare.
7) Non poter scopare con l'unica persona con cui ho voglia di scopare.
Credo che a fare mezza cosa (davvero solo mezza) diversa ogni giorno, si possa sperimentare un'infinita varietà di accadimenti.
Ora, per esempio, ho un'ecchimosi a forma di cuore sul cosciotto. Un cuore nero.
Ma io me lo faccio tatuare, cazzo. Guarda come mi sta bene. Dovevo cadere prima dalla bici.
A volte le cose si ridimensionano nel corso di una notte. Ci si scopre poco motivate a lottare. Poco motivate a chiedere, insistere, fare.
Io sono quella macchia lì, quella che resta. Quella che resta anche dopo, nonostante tutto.
Ci sono cose circolari nella vita: iniziano e ritornano indietro. Non si può fare altro se non osservare il loro loop.
A tratti mi sento giusta, a tratti quella che si maltratta. Alle volte la più forte, altre quella che incolla i pezzi alla bell'e meglio, cercando di non mostrare che si sta sgretolando.
Un po', in certi brevi momenti, mi voglio anche bene.
:)
Quando ero piccola e frequentavo le elementari, di sabato mio padre veniva a prendere me e la mia migliore amica di allora, Anna, in macchina. Ci aspettava sempre e tendenzialmente nello stesso posto e ci preparava sempre e tendenzialmente la stessa sorpresa; nei portaoggetti delle portiere posteriori della nostra Opel Astra blu, infatti, infilava dolcetti che aveva acquistato durante i suoi girovagare mattutini nei bar di fiducia. Poteva cambiare la tipologia di dolce, forse (un Twix anziché un Lion, o un Bounty ad esempio), ma non mancava mai di farcene trovare almeno un paio a testa. Non so quando questa cosa si sia interrotta. Forse in terza elementare, quando ci siamo trasferiti proprio accanto alla scuola e non è più stato necessario tornare a casa in auto.
Il punto che voglio approfondire è questo: sono stata abituata a cose routinarie, sempre simili a loro stesse. La ripetitività è qualcosa che acquieta i miei sensi, normalizza i ritmi, rende almeno apparentemente prevedibile l'inaspettato. Quando qualcosa arriva a turbare il flusso delle cose, io mi destabilizzo.
Quando qualcosa mi sfiora ogni tanto, ma non decide di restare, non decide di tenermi - come dicevo in un paio di post fa - (e per tenermi non intendo dire scegliermi, intendo solo dire "tenermi"), mi sta facendo deliberatamente del male. Ho provato ad interagire, ultimamente, ma non mi sento più in grado di fare nè dire cose importanti, profonde, sensate. Non trovo più la motivazione sufficiente, perché sento che si tratta solo di cumuli - cazzo no: sono fottutissime montagne - di energie sprecate.
Sono caduta dalla bici. Fino a qualche mese fa ti avrei scritto, ridendo della mia goffaggine. Tu mi avresti chiesto quanto male mi ero fatta, assicurandoti che ci mettessi sopra del ghiaccio.
Ora mi restano solo le botte. Botte e qualche lacrimuccia che ricaccio indietro tirando un po' su col naso. Di botta ne esce una in un punto diverso del corpo ogni 10 minuti.
È ok? Sì, presumo di sì.
Sì, ho il ghiaccio a disposizione.
Oggi mi è stato chiesto cosa implica per me la chiusura di questo rapporto, e io ho parlato di quanto per me coincida con la perdita di un punto di riferimento per restare ancorata al suolo. Come un palloncino, ho detto: un palloncino a cui si tagli il filo e si metta a volare per aria, incontrollato.
Allora mi è stato fatto notare che il palloncino va stretto nelle mani, è difficile pensare che venga tagliato. Tendenzialmente il palloncino ha bisogno di essere tenuto, e di non essere mollato, per non volare via.
Martina: lei forse ha tanto bisogno di essere tenuta, allora, non crede?
MA DI CHE CAZZO STIAMO PARLANDO?
DI CHE COSA?
Jeremy Allen White è un fico pazzesco. Ciao.
Cosa sto facendo in questi giorni? Sto badando a una gatta di un mese e mezzo trovata sottopeso che collega ha recuperato da un posto dove non l'avrebbero portata nemmeno dal vet, le avrebbero rifilato un antiparassitario sul crapino e l'avrebbero condannata a dormire in un pollaio sfitto a 50 gradi per poi utilizzarla come cacciatrice di topi una volta raggiunta l'età adeguata.
Bello eh. Bello, però collega è in Spagna per un viaggetto regalatole dalle amiche per il suo compleanno, mentre io sono 3 giorni che mi sveglio all'alba per fare la spola tra casa mia e lo studio dove questa gattina viene tenuta, per un minimo di 4 volte al dí. Ad ora sono brilla a tirarle i topini e a giocare col nastrino blu.
Ps: sì ovviamente è bellissima