Qui Nel silenzio Mi sciolgo. Come alito contro il vento Come freddo in un abbraccio Spero, fortemente E intanto sogno. - @dimmicomeandarevia

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@dimmicomeandarevia
Qui Nel silenzio Mi sciolgo. Come alito contro il vento Come freddo in un abbraccio Spero, fortemente E intanto sogno. - @dimmicomeandarevia
Buonanotte all'uomo stanco, che rammenta i profumi dei caffè spensierati. Buonanotte ai battiti veloci dei cuori innamorati di desideri non raggiunti. Buonanotte alla sera d'autunno ai suoi colori che scivolano per terra; ai suoi sogni, che fanno rumore come ossa di corpi attorcigliati. Buonanotte ai sorrisi nascosti, quelli timidi sinceri, quelli senza paura di farsi del male. Buonanotte, dico, buonanotte al vento e ai pensieri di una mamma lontana dal suo gambo, dal suo stelo, alle speranze cucite in uno sguardo, ai baci teneri della nostalgia, che lasciano il segno, un ricordo, sotto pelle, sotto il cuore.
«Il nostro amico viveva nella città come un adolescente: e fino all’ultimo visse così. Le sue giornate erano, come quelle degli adolescenti, lunghissime, e piene di tempo: sapeva trovare spazio per studiare e per scrivere, per guadagnarsi la vita e per oziare sulle strade che amava. Non volle, per molti anni, sottomettersi a un orario d’ufficio, accettare una professione definita; ma quando acconsentì a sedere a un tavolo d’ufficio, divenne un impiegato meticoloso e un lavoratore infaticabile. Era, qualche volta, molto triste: ma noi pensammo, per lungo tempo, che sarebbe guarito da quella tristezza, quando si fosse deciso a diventare adulto: perché ci pareva , la sua, una tristezza come di ragazzo, la malinconia voluttuosa e svagata del ragazzo che ancora non ha toccato la terra e si muove nel mondo arido e solitario dei sogni. Qualche volta, la sera, ci veniva a trovare: sedeva pallido, con la sua sciarpetta al collo, e si attorcigliava i capelli o sgualciva un foglio di carta; non pronunciava, in tutta la sera, una sola parola; non rispondeva a nessuna delle nostre domande. Infine, di scatto, agguantava il cappotto e se ne andava. Aveva un modo avaro e cauto di dare la mano nel salutare, poche dita concesse e ritolte; aveva un modo schivo e parsimonioso di trarre il tabacco dalla borsa e riempirsi la pipa. Se eravamo lontani da lui, non ci scriveva, né rispondeva alle nostre lettere, o rispondeva con poche frasi recise e agghiaccianti; perché, diceva, non sapeva voler bene agli amici quando erano lontani, non voleva soffrire della loro assenza, e subito li inceneriva nel proprio pensiero. Non ebbe mai una moglie, né dei figli, né una casa sua. Abitava presso una sorella sposata, che gli voleva bene; ma usava in famiglia i suoi soliti modi ruvidi, e si comportava come un ragazzo o come un forestiero. Si era creato, con gli anni, un sistema di pensieri e di principi così aggrovigliato e inesorabile, da vietargli l’attuazione della realtà più semplice: e quanto più proibita e impossibile si faceva quella semplice realtà, tanto più profondo in lui diventava il desiderio di conquistarla, aggrovigliandosi e ramificando come una vegetazione tortuosa e soffocante. Aveva, negli ultimi anni, un viso solcato e scavato, devastato da travagliati pensieri: ma conservò fino all’ultimo, nella figura, la gentilezza di un adolescente. È morto d’estate. La nostra città, d’estate, è deserta e sembra molto grande, chiara e sonora come una piazza; il cielo è limpido ma non luminoso, di un pallore latteo; il fiume scorre piatto come una strada, senza spirare umidità, né frescura. Non c’era nessuno di noi. Scelse, per morire, un giorno qualunque di quel torrido agosto; e scelse la stanza d’un albergo nei pressi della stazione: volendo morire, nella città che gli apparteneva, come un forestiero. Aveva immaginato la sua morte in una poesia antica, di molti e molti anni prima: Non sarà necessario lasciare il letto. Solo l’alba entrerà nella stanza vuota. Basterà la finestra a vestire ogni cosa D’un chiarore tranquillo, quasi una luce. Poserà un’ombra scarna sul volto supino. I ricordi saranno dei grumi d’ombra Appiattati così come vecchia brace Nel camino: Il ricordo sarà la vampa Che ancor ieri mordeva negli occhi spenti.
Natalia Ginzburg, “Ritratto d’un amico” (via adolescentechemente)
Date someone you can have rough sex and deep conversations with whether it be at 2 am or 2 pm.
(via bl-ossomed)
Si resta sempre un po’ intrappolati nelle cose non vissute.
M. Bisotti. (via sorrisidisperati)
Chiunque abusi d'arte ha qualcosa da raccontare, e qualcos'altro da cui fugge.
Subhi. (via subhitayeb)
Sei condannato ad essere te stesso. La calligrafia. Il modo di camminare. Il motivo decorativo delle porcellane che scegli. Sei sempre tu che ti tradisci. Ogni cosa che fai rivela la tua mano. Ogni cosa è un autoritratto. Ogni cosa è un diario.
Chuck Palahniuk. (via sorrisidisperati)
Ho l'impressione di fare finta, di fare finta su tutto. A me manca qualcosa.
La vita di Adele (via showme-yourheart)
E alla fine, siamo solo umani, ubriachi dell’idea che l’amore, solo l’amore, possa guarire il nostro tormento.
Francis Scott Fitzgerald (via stringerci)
Sono come un claustrofobico su un sottomarino che affonda. Ecco come va, grazie per averlo chiesto. Ma non lo dissi mai. Io non chiedo aiuto.
Stephen King. (via sorrisidisperati)
I am not happy. I am not unhappy. I am frozen somewhere in the middle that is so much worse. I am nowhere. Nothing is happening and I am getting more and more sad.
Aprirsi a qualcuno significa abbattere i muri che hai costruito per tutta la vita.
Grey’s anatomy. (via sorrisidisperati)
Uno si alza al mattino, fa quel che deve fare e poi la sera va a dormire. E lì i casi sono due: o è in pace con se stesso, e dorme, o non è in pace con se stesso e allora non dorme. Capisci?
Alessandro Baricco. (via sorrisidisperati)
Non riesco a farti capire. Non riesco a far capire a nessuno cosa mi stia succedendo. Non riesco a spiegarlo nemmeno a me stesso.
Franz Kafka. (via sorrisidisperati)