Cosa affidereste a queste onde questa sera?
Il mare di notte ha un modo tutto suo di ascoltare. In questo silenzio, sotto la luce della luna, sembra quasi che le onde portino via ogni peso.
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@dolce-eternity
Cosa affidereste a queste onde questa sera?
Il mare di notte ha un modo tutto suo di ascoltare. In questo silenzio, sotto la luce della luna, sembra quasi che le onde portino via ogni peso.
Non amo parlare di me.
Le parole dette a voce si consumano, perdono precisione, diventano un rumore che non mi appartiene.
Preferisco che siano le mie creazioni a parlare al posto mio, servendomi di esse come di un filtro per ciò che custodisco troppo gelosamente nel silenzio.
Quando creo, lo faccio per un atto di igiene necessaria.
È il mio modo di tirare fuori le schegge, di spostare fuori da me quei pesi che, se lasciati dentro, finirebbero per soffocarmi.
Non è un’esposizione, è un’estrazione.
In ciò che produco ci sono solo accenni, ombre sottili.
Ma dentro quei frammenti ci sono pensieri, riflessioni e sogni che so bene non troveranno mai posto nella realtà.
Sono visioni destinate a rimanere sospese, ed è proprio in questa loro impossibilità che risiede la loro salvezza.
Il sollievo più grande è proprio questo: il momento in cui li lascio andare.
Trasferendoli su carta, o dandogli forma, smetto di esserne il custode oppresso.
Trasformo un desiderio irrealizzabile in un oggetto, un testo, un’immagine.
Una volta fuori, non pesano più.
Non sono più "mancanze" che mi interrogano o che mi tormentano; diventano semplici tracce di un percorso che ho scelto di non compiere.
Lasciarli uscire è il mio modo di fare pace con ciò che non sarà mai.
È finalmente, la libertà di non doverli più proteggere
.
Le sorprese più belle sono quelle che non vedi arrivare, quelle che non sapevi di desiderare, ma che appena scoperte senti di aver sempre aspettato.
Ti colgono alla sprovvista, fanno accelerare il battito e trasformano ogni emozione in poesia.
Non sono solo accadimenti: sono magie inaspettate che ti entrano dentro e fanno fiorire l'anima, rendendo straordinario l'ordinario.
In quegli istanti, il cuore si apre e tutto torna finalmente a brillare.
Non è solo pelle che incontra la pelle,
ma un disegno di ombre sulla parete,
un tracciato di dita che inventa la sete
mentre fuori si spengono, stanche, le stelle.
C’è un verbo segreto nel fondo del petto
che non usa parole, ma muscoli e fiato,
un ritmo preciso, ancestrale, sacro,
che trasforma in altare la sponda del letto.
La tua schiena è una mappa di linee correnti,
la mia bocca la segue senza fretta o timore,
mentre il tempo si arrende, perdendo le ore,
ci beviamo la pelle, l'attesa, il profumo,
tra il graffio dei sensi e il nodo dei denti.
Siamo due fiumi che invertono il corso,
un assedio di sguardi, di mani, di fumo,
in un bacio che ha il peso e la forza di un morso.
E poi naufragare, calpestando il confine,
dove il "tuo" e il "mio" diventano "noi",
fino a perdersi daccapo, se solo lo vuoi,
nella dolce anarchia della fine.
( foto fatte da me )
Due gemme fisse
nel vuoto di velluto.
L'occhio ignudo beve
l'arco terso,
l'abbraccio muto.
Luce fonde luce
poi la notte
in un punto solo,
torna sera.
Qui e ora:
il rumore dei passi sul cemento, la tazza fredda tra le mani, il peso esatto di questo respiro.
Questa è la terra, il confine di ciò che tocco.
È il perimetro in cui mi muovo, solido e a volte stretto.
Eppure, sottopelle, si muove l'altro mare.
Non è altrove, è dentro.
È la corda che vibra prima del suono.
Desidero la parte di me che non ha ancora una forma, il passo che non ho fatto, la luce che filtra dalle crepe che ancora cerco di nascondere. Desidero non l'oggetto, ma lo slancio.
La realtà custodisce l'ombra; il desiderio disegna il fuoco.
Nessuna frattura, nessuna fuga.
Sono il punto di intersezione.
Sono l'equazione che si risolve solo nel silenzio.
Ma allora, cosa sto aspettando.
Quale parte di me sta guardando l'altra.
Se il vuoto chiama, o se sono io che sto finalmente ascoltando.
Forse non c'è nulla da chiedere.
Forse sono già dove dovevo essere.
Spesso mi si dice " stare con te e' faticoso "
Puo' essere... Ma come tutti , anch'io ho le mie priorità e le mie responsabilità a cui devo dare spazio, a volte molto spazio... Un' amicizia , un qualsiasi tipo di rapporto per me significa anche farsi bastare il tempo che si ha, sostenendosi a vicenda, capirsi e comprendersi...Ognuno di noi ha i propri ritmi , cosa da fare e in questo momento della mia vita ho delle cose importanti di cui devo occuparmi, e questo non significa non tenere alle persone a cui sono legata, che voglio bene ma semplicemente decidere di gestire la mia vita, in una maniera che ritengo piu' giusto per me...Mi dispiace che molti la vivono così pesantemente , ora mi domando : Cosa vi fa sentire esattamente questa fatica?"... Io ci sono sempre , ma non posso annularmi solo perche ' non sto con voi sempre...
Fuori il cielo è un muro di gesso, la pioggia scrive parole sul vetro.
Ho le dita sospese sul legno scuro, cerco un accordo che sia meno duro.
Ogni tasto bianco è un ricordo che sbiadisce, ogni tasto nero è un dolore che fiorisce.
Traduco in note questo vuoto nel petto, mentre il mondo fuori sembra perfetto nella sua tempesta.
E suono la mia tristezza sui tasti d'avorio, questa malinconia è il mio solo territorio.
La pioggia accompagna col suo ritmo lento, mentre io do una voce a quello che sento.
Un'eco profonda, un brivido scuro, un pianto di note contro questo muro.
Le stringhe d'acciaio vibrano piano, come le vene di questa mia mano.
C'è un accordo minore che non vuole guarire, che racconta tutto ciò che non so dire.
L'acqua riga le strade e cancella i colori, mentre la mia musica cura i dolori interiori.
Un respiro sospeso tra il sol e il do, tutto il passato che non scorderò.
Senti le gocce? Cadono a tempo, col mio rimpianto, col mio tormento.
Il pianoforte è l'unico che sa ascoltare questa tempesta che non vuole passare.
E suono la mia tristezza sui tasti d'avorio, questa malinconia è il mio solo territorio.
La pioggia accompagna col suo ritmo lento, mentre io do una voce a quello che sento.
Un'eco profonda, un brivido scuro, un pianto di note contro questo muro.
Vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora, che si deve appartenere a qualcuno, perché questa è la sola maniera di poter essere felici. Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai, in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire, perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa.
(Colazione da Tiffany )
Una persona che non dico il nome , ha voluto fare il fenomeno ,pensava che io ero una perfetta stupida , che non mi sarei accorta di nulla ...invece...
Non e' farina del suo sacco. per fare le sue la presunzione di conoscermi , sicuramente per darsi un tono da "psicologo profondo" e creare un dramma romantico dal nulla...
ha letteralmente copiato e incollato (adattandolo al femminile) uno dei monologhi più famosi della storia del cinema! È la scena finale di Colazione da Tiffany (Breakfast at Tiffany's), ed è il discorso che il protagonista, Paul (George Peppard), fa a Holly (Audrey Hepburn) sotto la pioggia, dentro un taxi.
Gli ho semplicemente risposto :
“Bellissimo monologo. Però io preferisco Audrey Hepburn nei panni di Holly, le riusciva meglio ma
la prossima volta che vuoi analizzarmi, prova con una citazione meno famosa di Colazione da Tiffany.”
perche' avere la presunzione di sapere com'e' una persona ? inutile fare brutte figure , passate oltre...