Ti vorrei telefonare e ti vorrei chiedere come stai perché io non sopporto questa cosa che non posso sapere come stai.
Ti vorrei telefonare e ti vorrei chiedere se pensi mai di tornare.
“Pensi mai di tornare?” ti vorrei chiedere questo.
Ti vorrei telefonare e senza dire nemmeno “pronto” ti vorrei dire che sono io, sono ancora io, e che tu, a non essere più tu, ci hai messo troppo poco. Avresti dovuto avvertirmi. Avresti dovuto concedermi più tempo. Mi sarei preparata. Mi sarei fatta bella. Mi sarei finta forte.
Ti vorrei telefonare perché mi è tornata in mente quella volta in cui eravamo al mare e mi hai regalato tutti i braccialetti portafortuna colorati. Uno per l’amore, uno per i soldi, uno per la salute, uno per la famiglia. «Non ti deve mancare niente» dicesti. Ora hai cambiato idea?
Te lo volevo chiedere, ma magari stai dormendo. Magari stai lavando i piatti.
Come sono ottimista!
Magari le stai toccando le gambe. Magari la stai immaginando. Forse l’hai vista qualche mese fa, proprio mentre eri con me. Forse non era nemmeno tanto bella.
L’importante era che non mi assomigliasse. E non mi assomigliava, vero?
Era elegante? Aveva un bel sorriso o un sorriso così e così, di quelli che a metà si nascondono perché si vergognano?
Io vorrei che dopo di me ti innamorassi di una con un sorriso bello. Ti vorrei telefonare e ti vorrei dire anche questo, ma prima ti vorrei chiedere di nuovo se pensi mai di tornare.
Magari la prima volta hai risposto d’impulso, magari l’imbarazzo. “Pensi mai di tornare?” E se mi dovessi per caso dire di sì mi sa che la cosa di quelle col sorriso bello non te la dico.