Si torna sempre da dove si è partiti
Sono passati anni dall’ultima volta che ho scritto qualcosa di decente per puro piacere.
Ci ho calato sopra giorni, minuti, chili, rughe e macigni di vita e quando riguardo indietro, ai giorni in cui avevo gli occhi pieni di storie brillanti che rendevano il panorama un po’ meno grigio, mi sento come se avvertissi il vuoto di una cara amica che all’improvviso ha fatto la valigia con qualche calzino spaiato e mi ha detto “ehi, io parto. A mai più rivederci!”
Ma dove vai?
“Ma non lo so, non starmi addosso che ho bisogno del mio spazio”.
E così il baluardo di letteratura che luccicava opaco nella mia mente è scomparso, fuggito ad onorare i Balzac e i Proust, come una fidanzata arrivista che se ne scappa con l’amico che hai sempre invidiato, come se fosse difficile lasciarti per uno che è più bravo, più intelligente e più ricco di te.
Ma è sempre così con le cose belle, intelligenti e ricche: se sei mediocre è il caso che le ricopri di attenzioni, impegno e dolcezze, altrimenti fuggono via per sempre.
Un giorno ti passa per la testa di tradire la letteratura per gli aperitivi e lei, bum, ti abbandona senza nemmeno lasciarti un biglietto.
D’altronde come biasimarla.
Insomma, ci ho messo sopra pietre di studio sterile, infinità cosmiche di tempo, amori spezzati con un grissino e lunghi giorni dedicati al nulla o a qualcosa che fosse effimero come una lucciola inconcludente che vola solo di giorno.
Ad oggi sono svuotata, svuotata di qualcosa che faceva star bene, qualcosa da difendere, qualcosa che faceva sentire qualcuno.
Uno a caso, ma qualcuno che aveva qualcosa a cui dedicare tempo, sogni e passione.
A volte è solo questo che cambia la nostra visione del mondo, la passione per qualcosa, la voglia di portare avanti un piccolo spazio di futuro su cui sai che un giorno alloggeranno i tuoi giganti, mentre tu da lillipuziano ti fai scivolare il tempo tra le dita.
Eppure a volte la vita batte troppo forte o troppo piano per poter continuare a prendersi cura dei sogni e delle farneticazioni. A volte servono gli occhi aperti e la bocca piena di aggettivi esclamativi, e di parole come eccellenza e qualità per asservire il nostro tempo, il nostro sogno, il nostro futuro a prodotti di vendita, come se stessimo elencando senza poesia un’incantesimo di guarigione a tutto.
Siamo diventati arrivisti del mercato globale, accompagnatrici da pay off e copywriting, buoni ad asservirsi al problema-soluzione e diete miracolose. Fagocitanti di creatività sterile per conversioni prima e dopo in soli tre mesi e abs e chiappe di marmo e creme che ti fanno tornare indietro nel tempo. Bulimici di Notizie incredibli, clicca qui, anoressici di testi senza spazi, che l’occhio si deve riposare e l’utente è stupido, non capisce questa parola.
E ci chiediamo cosa ne farebbe proust di un massimo di 140 caratteri.















