he wasn't even looking at me and he found me

Kiana Khansmith

shark vs the universe
YOU ARE THE REASON

oozey mess
"I'm Dorothy Gale from Kansas"
The Bowery Presents
No title available
Monterey Bay Aquarium
Misplaced Lens Cap
Xuebing Du

Game Changer & Make Some Noise
Noah Kahan

roma★
ojovivo
Mike Driver
The Stonewall Inn

No title available
Cosmic Funnies

if i look back, i am lost
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@dumbnhappy
My fellow glasses-wearing tumblrites, like if One Piece has destroyed your ability to fix your glasses normally
"My daughter is completely fine"
Your daughter:
I am a huge fan of retiring to my quarters
In this economy you'll be lucky to retire to your nickels
Just two loyal boyfriends carrying the shopping bags of their beloved other 🌝
(This illustration took way to long and I really started hating it halfway through but well…)
La Familia Gol.
i have a suggestion
come la vedi la questione del: Se ho una brutta sensazione riguardo una cosa, allora forse sotto qualcosa c'è? Sono combattuto tra "sono pippe mentali mie" e "nah, devo indagare."
Non so da quanto tempo questo messaggio stia facendo la muffa nella mia posta, ti chiedo scusa perché l’ho notato solo adesso.
Dunque, ti dirò, io faccio molto caso a questa sensazione, perché spesso è un campanello d’allarme che non suona a vuoto (davvero troppo spesso). È anche vero che - sempre parlando personalmente - tendo a pensare sempre al peggior scenario possibile, anche nei momenti di maggior serenità, perché purtroppo il mio cervello così ha imparato a tutelarmi.
Ora, non posso dirti con certezza di poter fare al 100% affidamento su tutti i tuoi campanelli d’allarme, perché altrimenti smetteresti di campare…ma posso consigliarti comunque di dare ascolto al tuo stesso fegato quando insiste molto su qualcosa che non lo convince. Si tratta pur sempre di un istinto di sopravvivenza primordiale che in origine doveva servirci letteralmente a rimanere in vita quando eravamo poco più che scimmie (non molto tempo fa).
Indaga, togliti ogni dubbio, ma concediti anche il beneficio dell’errore. Non c’è nulla di male nell’aver torto e, anzi, talvolta può essere anche un sollievo. È la prima volta che sei al mondo, pazienza se hai valutato male una situazione!
A chi appartiene il tuo tempo?
Mi pare imperativo oggi sviluppare strategie concrete per contrastare la frammentazione delle nostre capacità cognitive, degli individui e delle nostre democrazie, causata non solo dai social network, o dall’informazione, ma anche dalle diverse tecniche di ricerca del consenso, adottate da una politica prevalentemente orientata al breve termine.
Le crisi che si sono intensificate negli ultimi mesi impongono una riflessione approfondita sul nostro rapporto con il tempo e la storia, come affermato dal filosofo Yves Michaud.
A partire dall’esperienza individuale, sarebbe necessario riscoprire un rapporto sano e proattivo con il lungo termine. Come possiamo cogliere la realtà nella sua intera diversità, che si tratti di vita quotidiana, arte, politica o anche svago? Chi determina i nostri pensieri e le nostre immagini? In sostanza, chi detiene il vero controllo sul nostro tempo e sulla nostra agenda?
Queste domande sollevano un’ulteriore questione, di fondamentale importanza: come ci teniamo informati? Come suggerito di recente dal Philosophie magazine (29/4/2026, n.199), sarebbe auspicabile un “movimento per la liberazione dell’attenzione”.
In effetti, come possiamo riappropriarci del nostro tempo, della nostra capacità di attenzione e della possibilità di cogliere le diverse sfaccettature della realtà in cui viviamo?
Chi determina gli argomenti dei nostri discorsi? Chi definisce le questioni “importanti” di cui discutere? Chi stabilisce che i problemi rilevanti oggi siano alcuni e non altri? Chi determina cosa è accaduto, o cosa accade “veramente”? Chi decide quali notizie devono essere prioritarie?
Siamo davvero così ingenui da credere di essere noi a scegliere cosa è importante e su cosa concentrare la nostra attenzione? Chi determina quali sono i “fatti”? Chi stabilisce, in un mondo così vario, fluido e complesso come quello in cui viviamo oggi, quali sono le “notizie” da selezionare e pubblicare?
Conosciamo veramente il mondo in cui viviamo?
Siamo in grado di discernere le voci che meritano la nostra attenzione, di identificare i volti che attendono di emergere dall’ombra, o di comprendere appieno gli eventi che si verificano sul nostro pianeta?
Pertanto, a cosa ci riferiamo, con precisione, quando ci esprimiamo? Adattando al nostro contesto la provocazione di Jacques Lacan, “chi” parla realmente quando "io parlo"?
Chi detiene il controllo del mio tempo?
Source: A chi appartiene il tuo tempo?