Ogni giorno, da ormai qualche anno, appena scendo di casa osservo attentamente le persone per cercare di indovinare come andrà la mia giornata.
Oggi per esempio, nel tragitto casa lavoro, ho visto il più alto numero di barbe brutte degli ultimi tempi. E per il resto della giornata non ho fatto altro che guardare la barba a tutti. Ragione per cui è ufficialmente la giornata delle barbe brutte. Ma capitano anche le giornate degli occhi blu, quelle degli sguardi molesti, della gente che ride senza motivo, dei maleducati, dei socievoli, delle ragazze troppo belle che mi fanno sentire una cozza, dei ragazzi troppo belli che mi fanno sentire una cozza, soprattutto se accompagnati da ragazze troppo belle.
Ma quella di cui voglio parlarvi oggi, è la giornata delle scelte sbagliate. Le giornate delle scelte sbagliate sono quelle che odio di più. Le odio perché sono spietate. Le giornate delle scelte sbagliate non lasciano scampo. Qualunque cosa tu scelga di fare, nonostante i buoni propositi e il tempo impiegato a scegliere, sarà sempre, inevitabilmente e irreversibilmente una scelta sbagliata.
Io che nella vita ho seri problemi di organizzazione, ho constatato che più cerco di fare le cose per bene, più le mie giornate diventano sbagliate.
E’ il caso di un bel giorno in cui mi sveglio di buon umore, e decido di andare in palestra alle dieci di mattina per un corso di body combat, seguito da un’oretta di cyclette. Non c’è dubbio: ottimo proposito, ottima organizzazione. Poi torno a casa, faccio una bella doccia e schiaccio un pisolino per non essere troppo stanca per il concerto previsto la sera stessa. Mi sveglio due ore prima dell’appuntamento, in modo da avere il tempo di scegliere con calma come vestirmi. Ho tanta voglia di mettere quel vestito blu ricamato che tanto mi piaceva, e che ho tanto usato l’anno scorso. Lo indosso e mi rendo conto che l’estate scorsa non era cosi’ corto. Oppure l’estate scorsa ero un po’ meno pudica. Niente, cambio di programma. Ma ora che mi metto? Tutto il resto è da lavare. Tranne il vestito a pois.
Bello il vestito a pois, ma un po’ troppo elegantino. E un vestito elegantino richiede un trucco adeguato, delle belle scarpe alte e, soprattutto, un atteggiamento convinto. Nonostante un po’ di dubbi sull’ultimo accessorio, mi dico che ho tutto il tempo di prepararmi, e comincio a truccarmi. E’ estate, oso un bel rossetto rosso e via.
Il concerto è in un posto troppo difficile da raggiungere da casa mia. Non ho nessuna voglia di cambiare mille metro, percio’ mi dico che invece dei mille cambi, prendero’ la prima metro fino alla stazione più vicina al concerto, e poi mi faro’ una bella passeggiata di una ventina di minuti. Ho tutto il tempo.
Quindi mi organizzo per la camminata: tra tacchi e zeppe meglio le zeppe, ci si cammina più velocemente; la borsa che uso di solito è troppo pesante, meglio prendere una borsa piccola; l’ombrello non entra nella borsa piccola, meglio guardare il meteo; che bello non pioverà, posso andare tranquilla.
Faccio un rapido trasloco da una borsa all’altra e mi accorgo che è ora di partire. Perfetto. Scendo di casa e mi dirigo alla metro. Ma prima metto un trench nero, non si sa mai, magari farà freddo.
Arrivo alla metro, che è meravigliosamente già pronta al binario e semivuota, quindi mi siedo comodamente e cerco il telefono. Che naturalmente, nel rapido trasloco da una borsa a un’altra, avevo dimenticato a casa.
Cambio borsa. Prima scelta sbagliata della mia giornata delle scelte sbagliate.
Prendo la metro nella direzione opposta, ritorno a casa, prendo il telefono dalla borsa troppo pesante e torno in metro. Ovviamente dicendo addio alla puntualità.
Riprendo la metro, che ovviamente ora è strapiena di gente, arrivo alla mia fermata e comincio la mia passeggiata. Va tutto bene finché non inizia a piovere. Perfetto, per fortuna ho guardato il meteo.
Fiducia nelle previsioni meteo. Seconda scelta sbagliata della mia giornata delle scelte sbagliate.
Il locale si trova sul bordo della Senna, e camminarci con le zeppe è proprio una cosa impossibile, comincio a rimpiangere i tacchi. E subito dopo la mia tenuta da body combat.
Scarpe alte. Terza scelta sbagliata della mia giornata delle scelte sbagliate.
Bestemmiando silenziosamente arrivo, e il caro amico che mi attendeva all’entrata del locale, mi dice che sembra che stia andando a un colloquio di lavoro e che mi vede a disagio. Perfetto, l’atteggiamento convinto che avrebbe dovuto essere l’accessorio principale del mio vestito a pois me lo sono ufficialmente perso per strada. E i cari amici non tardano a farti notare certi dettagli.
Poi al concerto succede che c’è questa ragazza che danza in mezzo alla pista. Ha un caschetto nero e una gonna lunga pieghettata, un po’ trasparente. Non riesco a non guardarla, e soprattutto non riesco a non pensare che sembra una medusa.
Poi penso che se lei fosse come me probabilmente se ne starebbe seduta da qualche parte a scrivere un post sul suo blog dal titolo “Medusamente me ne andai”. E invece è in pole-position sulla pista da ballo.
Se io fossi come lei starei danzando un romantico polpo d’amor insieme ad un romantico polpo come me. E invece me ne sto in polposition ai margini del locale, con i miei pois, i miei dolori da body combat, e la mia collezione di scelte sbagliate.