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@edizionelimitatadime
Void cat but space, with moon for eyes~
“Invece io che vorrei scrutarti mentre dormi e prendermi gli abbracci tuoi fino all’asfissia.”
— En?gma. (via edizionelimitatadime)
Solitudine.
Sono sola. Stanca. Triste. Arrabbiata, e questa rabbia per il mondo mi fa venire la nausea. Non ho nessuno con cui parlare. Non riesco più a sopportare questa solitudine opprimente. L’ennesima sera da solitaria, l’ennesima cena saltata a causa delle fitte allo stomaco.
Apro Whatsapp. Inutile: nessun messaggio. Nessuno che si ricorda di me = normalità assoluta. Spengo tutto, mi nascondo tra le coperte del mio letto e affondo la faccia nel cuscino. Quel cuscino si è stufato di asciugar lacrime. Cerco di non pensare più a niente e di addormentarmi, essendo da sola in casa, senza niente da leggere o da fare, dormire è l’ultima delle possibilità per calmarmi.
No… a dir la verità non è l’ultima possibilità: la lametta delle emergenze. Questa è un’emergenza, di sopravvivenza. Non ho mai avuto il coraggio di usarla, ho sempre creduto di non aver mai bisogno di questi metodi. Ora, però, sono al limite della sopportazione. Dopo avermi usata, umiliata, delusa, se ne sono andati tutti. Nessuno vuole salvarmi da me stessa. Nessuno vuole perdere due minuti ad ascoltarmi.
Prendo la lametta dal nascondiglio, facendomi forza per compiere quel gesto. All’improvviso ho la vista appannata, le lacrime corrono sulle mie guance, le mani cominciano a tremare. No… non ce la posso fare.
Salto giù dal letto, cammino per casa mentre continuo a singhiozzare. Che ho fatto di male per essere stata abbandonata così? Anch’io ho dei sentimenti e delle emozioni! Non sono un involucro vuoto insensibile!
Toc toc. Chi può essere? Ancora con le guance rigate e gli occhi gonfi, guardo dallo spioncino e vedo lei, colei che ha cercato di salvarmi, ma alla fine anche lei ha preferito tenersi alla larga da me. Bussa di nuovo.
“Sto aprendo”, dico con voce rauca. Apro e nello stesso istante lei, Giulia, mi salta al collo abbracciandomi talmente forte da togliermi il fiato. Passano diversi minuti prima che ci sciogliamo da quell’abbraccio e noto che anche lei ha gli occhi lucidi.
“Che ti sta succedendo, Lia? Stai scomparendo, non ti vedo più in giro e non rispondi più ai messaggi”, mi dice finalmente Giulia. “Beh, diciamo che ho passato momenti migliori. Succede che sia molto stanca, triste, incavolata nera, e chi ne ha più ne metta. Piuttosto, che ci fai tu qui?”, replico io.
“Mi manchi. E so che hai bisogno di qualcuno. Guardati, hai gli occhi come due mari, lo sguardo spento, e continui a tremare. Vieni, siediti e parla”.
“No, Giulia. Perché dovrei? In fondo sei tu che mi hai abbandonata per chi sa quale motivo, e ora dovrei fidarmi e crederti di nuovo? Chi me lo dice che non te ne andrai di nuovo?”. Nonostante queste parole, sento che di lei posso fidarmi ancora. In fondo non mi ha mai abbandonata. È la persona più presente in ogni momento: mi è stata vicina quando i miei stavano divorziando, ha vissuto a casa mia con me per due settimane quando mia sorella se n’è andata, è stata di fianco a me quando ero sotto il palco a vedere il mio idolo.
“Lo so. Sono stata una stronza ad allontanarmi, ma ora ci sono. Lo so che ora mi vorresti mandare a fanculo in tutte le lingue del mondo, ma ricordati che io ti voglio bene. E… cosa stavi per fare?”, mi chiede mentre entra in camera e vede luccicare la lametta sul comodino. “Stavo, ma non ho il coraggio. Non ti preoccupare”.
“Non mi devo preoccupare?! Tu stai così male da dover ricorrere a certi ‘rimedi’, che non hanno effetti, invece di cercarmi e parlare con me! Oddio non ci posso credere!”, si lascia cadere sul letto e si prende la testa nelle mani, sospirando. “Come ho fatto a non accorgermi di come stavi?! Perché me ne sono andata?! Guai a te se ci pensi un’altra volta a questa cosa!”. Dice questo e urla contro sé stessa, e piange. Lacrime di pentimento, di tristezza, per i sensi di colpa per i miei occhi pieni di dolore. Prende la lametta, apre la finestra e la getta nel freddo della sera, senza smettere di piangere.
Sono scossa, senza forze, la sua visita mi ha sorpresa. “Perché stai piangendo? Perché sei venuta qui? Non devi vedermi in questo stato, faccio pena”, cerco di dire con voce ferma.
Alza lo sguardo e mi abbozza un sorriso. “No, non fai pena. Sei solo stanca di dover combattere da sola, di nuovo, contro quei pensieri che ti tormentano. Ma non aver paura, io sono qui adesso e ti aiuterò. Tu hai bisogno di me e io ho bisogno di te. Questi giorni senza te mi hanno fatto capire quanto io ti voglia bene… e della grande cazzata che ho fatto a lasciarti sola. Piango perché non mi sarei mai perdonata quello che stavi per farti, per causa mia. Lia, fidati se ti dico che quella cosa non ti aiuta, anzi ti fa stare peggio. Secondo te, io sto meglio se guardo quei tagli che mi invadono le braccia e gambe? Magari stai bene quei due secondi in cui ti tagli, poi ti sale quel senso di tristezza, di delusione di te stessa, di rabbia, e vorresti scomparire dalla faccia della terra…”.
Le sue parole aleggiano ancora nell’aria quando io le chiedo: “Ma perché ti preoccupi tanto per me? Ce la farò ad uscirne, prima o poi. Non devi star male per un disastro. Anch’io ti voglio bene e… sì, mi manchi pure tu. Però non voglio coinvolgerti in tutto questo, non sentirti obbligata a volerlo fare. Non mi importa perché te n’eri andata, l’importante è che sei qui adesso. Ma, ti prego, smettila di piangere adesso. Non devi stare male per uno schifo…”. Piango anch’io, adesso, e crollo di fianco a lei sul letto. Rimaniamo lì così, a singhiozzare, fino a quando lei mi guarda e mi prende per le spalle. “Tu adesso devi prendere in mano la tua vita e affrontare tutto. Non sei sola, ci son io qua con te. Prendi in mano la tua vita e inizia a vivere! La forza ce l’hai. Non fare cazzate, non te lo perdonerei mai. Ti sto avvisando. Ti fai soltanto del male, e basta. E, dopo, uscirne, è impossibile. E smettila di pensare che sei uno schifo, perché non sarei qua dopo sei anni e mezzo, se facessi davvero schifo. Ricordatelo sempre”.
Mi abbraccia di nuovo e mi sussurra: “Tu sei la mia migliore amica e non starò qui a guardarti mentre ti distruggi con le tue mani. Supereremo questa cosa insieme e torneremo più forti di prima. Non sei e non sarai sola finché avrò fiato nei polmoni”.
Mi lascio avvolgere da quella persona fantastica e le sussurro anch’io: “E io ti prometto che non mi lascerò mai più prendere dai problemi e non mi vedrai mai più in questo stato. Ti voglio bene, e grazie di esserci stata anche questa volta”.
E così, strette in quell’abbraccio, tra mille lacrime, capii che avevo trovato la mia ancora.
“Io e te contro il mondo”.
SCRITTA DA ME.
Sei bravissima, mi raccomando STAY STRONG
“Perché è davvero perverso l'amore. Quando c'è, parli con una sola persona di tutte le altre. Quando entra in crisi, parli con tutte le altre di una sola persona. L'unica con cui, a parlare, non riesci più.”
— Per dieci minuti - Chiara Gamberale
“stanotte scriverò il mio manifesto si tratta di me perso senza un nesso, di un me perso e ormai dimesso”
— En?gma
“Voglio un abbraccio al gusto di ‘non ti lascio’”
— On Tumblr.
“Al prossimo che mi chiede ‘Come stai?’ gli ficco le cuffiette nelle orecchie e gli apro il mio tumblr da leggere.”
— #parer (via edizionelimitatadime)
“E cercar di lasciare andare le cose che ci stanno facendo più male che bene.”
Immagino che un giorno tocchera’ a me spogliarti. Slegare i tuoi capelli e lasciare che si poggino con audacia sulla tua schiena. Cosi’ dal nulla. Tra la leggerezza delle mie mani che sbottona il secondo bottone della tua camicia bianca e i tuoi sospiri sempre piu’ a rilento. Immagino che tocchera’ a me fermare il tempo e baciarti la fronte e poi il polso sinistro prima di togliere i bottoni. Cosi’ solo per farti attendere un momento. Prima che io possa sfiorare la forma delle tue labbra con le dita. E allungare le tue braccia per sfilare via la camicia e lasciarla cadere come neve al suolo. Cosi’ tocchera’ a me guardarti negli occhi e per un momento lasciare al silenzio che divide le nostre labbra lo spazio necessario per scandire in altri modi il tempo. Immagino che il silenzio sara’ spezzato in due dallo schiocco del distacco delle nostre labbra ma non prima di un lieve morso. E immagino che ti spostero’ con cautela i capelli dietro l'orecchio destro, prima di affondare le labbra sul tuo collo e lasciarti andare ovunque tu voglia per un momento. Cosi’ per poi riprendere la tua vita e poggiarla alla mia. In una danza lenta ma costante. E poi dopo tanta lentezza verra’ il momento dove le mie dita percorreranno la tua pelle. Tra il centro delle tue emozioni e il centro del mondo. Ma non prima di aver lasciato qualcosa che sappia di eternita’ sulla tua costola sinistra. E immagino che tocchera’ prenderti con mostruosa gentilezza per mano e farti entrare in vasca e porgerti un bicchiere di vino. Lasciare che il tuo rossetto rimanga impresso sul bordo e poi ripoggiarlo lontano. E con audacia accarezzare la tua pelle. Mentre il tuo sguardo scruta dentro i miei occhi e il tuo corpo si abbandona alla lentezza delle mie mani. Finché non mi tirerai a te e mi lascerai senza fiato. Un bel giorno dopo tanto patire. Ricorderai d'avermi atteso tanto e avrai negli occhi un rapido sospiro.
- Italo Calvino, Lezioni Americane.
a roadtrip where we are driving through the mountains. we’re taking turns showing each other our favorite songs, and stopping for coffee every few hours.
therapy
When you’re not in the mood to WAAARRARAGARBL